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Home»A tavola»Leggere l’etichetta: quando “scaduto” non significa immangiabile
A tavola

Leggere l’etichetta: quando “scaduto” non significa immangiabile

Tessa GelisioDi Tessa Gelisio19 Ottobre 20153 min lettura
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Le date di scadenza e i famosi “preferibilmente entro” spesso vengono presi troppo alla lettera e per questo sprechiamo tonnellate di cibo ancora mangiabile

Tessa_gelisio_scadenza

Attenzione alle etichette: la data di scadenza e la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il…” non sono la stessa cosa. Nel primo caso la data è il limite ultimo entro il quale l’alimento risulta commestibile mentre nel secondo caso la targhetta indica la data oltre la quale l’alimento comincia a perdere le proprie caratteristiche organolettiche ma è ancora mangiabile (per un po’). Molti alimenti ancora mangiabili vengono gettati via senza un vero perché. In ogni caso, per la maggior parte degli alimenti, ci si può sempre affidare al naso e agli occhi, i nostri migliori consiglieri.

Ecco come comportarci con il cibo che ha superato la data di scadenza in etichetta:

– Per quanto riguarda il cibo fresco dalla pasta fresca, allo yogurt, al formaggio fresco, al latte… E’ meglio rispettare la data di scadenza. Anche se per il latte ci si può fidare di naso e gusto: un paio di giorni dopo la scadenza rimane bevibile, almeno fino a che non si inacidisce. Stesso discorso per lo yogurt che può reggere fino a una settimana dopo la data scritta sulla confezione. Per le uova si può chiudere un occhio su un 3-4 giorni di ritardo sul consumo. Poi si può sempre usare il trucco della nonna: messo in acqua l’uovo “andato a male” galleggia.

–La frutta e la verdura la si guarda e si annusa, anche quella imbustata come l’insalata, indipendentemente dalla data di scadenza.

– Il cibo che da indicazioni può essere conservato fuori dal frigo può durare mesi se non anni rimanendo commestibile e con buone proprietà organolettiche. Lo scatolame può resistere anche un paio di mesi una volta scaduta la data segnalata con la formula “consumarsi preferibilmente entro”.

– L’olio,  prima di diventare rancido può impiegare anche più di un anno durante il quale perde progressivamente le proprie caratteristiche di gusto, odore e colore ma rimane utilizzabile.

Ecco un articolo del Fatto alimentare in cui vengono riprodotte belle tabelle con i margini di tempo entro i quali è possibile consumare i prodotti dopo la loro data di scadenza.

In generale, insomma, non precipitiamoci a gettare i prodotti scaduti nella pattumiera, diamo loro una chance e vedrete quanta roba avremo evitato di sprecare. Attenzione però: le date di scadenza vanno sempre tenute in considerazione! Nessuno ci garantisce al 100% che i prodotti durante il loro cammino dall’inscatolamento alla nostra tavola non abbia passato periodi più o meno lunghi in condizioni non adatte alla conservazione e quindi potrebbero non essere più consumabili non solo dopo la data sull’etichetta, ma magari persino prima!

E’ per questo che oltre a leggere le etichette dobbiamo sempre fidarci di naso, occhi e lingua ancor prima delle etichette.

 

 

 

 

 

 

 

 

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