
È uno degli ingredienti più diffusi, e discussi, oggi presenti sul mercato: l’olio di palma è pressoché ovunque. Non solo nei prodotti alimentari, dove viene spesso sostituito ad altri oli vegetali per la sua economicità, ma anche in cosmetici, detergenti per il corpo e detersivi. Eppure, non è sempre semplice identificarlo in etichetta, anche perché spesso riportato con il suo nome scientifico o con sigle. Ma come fare, per essere certi che i prodotti che si acquistano non lo contengano?
Come può essere riportato l’olio di palma in etichetta

Sebbene le normative europee vigenti – in particolare, il Regolamento (UE) 1169/2011 – obblighino a specificare quali tipo di olio vegetale sia stato utilizzato negli alimenti, nel settore cosmetico, nei detergenti e in altri prodotti chimico-industriali, spesso per il consumatore non è facile identificare l’olio di palma in etichetta.
Questo perché l’ingrediente può essere riportato con le più svariate definizioni, alcune delle quali di difficile riconoscimento. Fra le più diffuse, vi rientrano:
- Elaeis guineensis, ovvero il nome scientifico della palma da olio. Questa definizione può essere utilizzata indifferentemente per gli alimenti o, più frequentemente, negli INCI dei prodotti cosmetici;
- olio di palmisto, ovvero l’olio estratto dal nocciolo del frutto della palma. È molto diffuso nei prodotti per l’igiene;
- acido palmitico o palmitato, ovvero dei derivati lipidici usati sia negli alimenti che nei cosmetici;
- sodium palmate e sodium palm kernelate, cioè le basi lavanti delle classiche saponette solide non ecobio, ricavate proprio dall’olio di palma;
- glicerina vegetale o glicerolo E422, che possono derivare dall’olio di palma quando la pianta d’origine non è esplicitata, come ad esempio glicerina da cocco o da oliva;
- sodium laureth sulfate e sodium lauryl solfate, cioè due tensioattivi schiumogeni molto utilizzati sia in bagnoschiuma e shampoo che nei detersivi per indumenti e superfici. Spesso la loro base di partenza è proprio l’olio di palma;
- alcol cetilico, cioè un emulsionante utilizzato per dar consistenza alle creme cosmetiche, frequentemente di derivazione dalla palma da olio;
- stearato e acido stearico, ovvero due grassi addensanti utilizzati sia nell’industria alimentare che in quella cosmetica, spesso legati alla raffinazione della palma da olio.
Olio di palma sostenibile: esiste davvero?

Poiché negli ultimi anni l’olio di palma è stato al centro di fitte polemiche per i danni ambientali dovuti alla sua coltivazione, i consumatori si stanno sempre più orientando su altre soluzioni. Non a caso, la dicitura “senza olio di palma” è diventata un forte driver di vendita, convincendo molti produttori a metterlo ben in evidenza sulle loro confezioni.
Allo scopo di continuare a utilizzare l’olio di palma, in virtù della sua economicità, l’industria ha risposto alle critiche dei consumatori introducendo varie certificazioni – come la RSPO, Roundtable on Sustainable Palm Oil – per evidenziare l’impiego di olio di palma sostenibile. Ma è davvero così o si tratta di greenwashing?
La realtà sul campo è molto dibattuta. Per quanto una piantagione gestita con criteri meno impattanti, o senza l’uso di lavoro minorile, sia certamente benvenuta – e spesso meno gravosa dal punto di vista ambientale rispetto ad altri oli vegetali – si tende a nascondere altri fattori.
Così come evidenziato da diversi studi scientifici, anche le piantagioni presentate come maggiormente etiche:
- sono comunque monocolture, spesso particolarmente estese, che riducono la biodiversità dei luoghi d’origine;
- derivano da precedenti disboscamenti. Anche se le aziende dichiarano di non aver disboscato oggi per le piantagioni di cui usufruiscono, nella gran parte dei casi si coltiva su suoli che sono stati deforestati pochi anni prima. In altre parole, si scarica semplicemente la responsabilità sui precedenti proprietari dei campi.
Sostituire una foresta millenaria e ricca di biodiversità – come quelle che stanno scomparendo in tutto il mondo a causa dell’olio di palma, si pensi all’Indonesia e alla Malesia – con una monocoltura ordinata, è un processo che difficilmente potrà essere definito ecologicamente sostenibile.
Quali oli preferire in etichetta a quelli di palma

Scegliere alternative valide all’olio di palma è fondamentale non solo per proteggere la biodiversità e le foreste, ma anche la propria salute. L’olio di palma è infatti costituito da circa il 50% di grassi saturi, che possono innalzare i livelli di colesterolo LDL e aumentare il rischio cardiovascolare, se consumati in eccesso.
Ma quali soluzioni preferire? È meglio scegliere prodotti che in etichetta riportano:
- olio extravergine di oliva, una vera eccellenza nutrizionale, grazie ai suoi grassi monoinsaturi alleati del cuore;
- olio di semi di girasole alto oleico, per i prodotti da forno, i biscotti e le fritture, per il suo buon punto di fumo e il medio profilo lipidico;
- olio di semi di lino, di canapa o zucca, poiché ricchi di omega 3 e tutti facilmente coltivabili anche in Europa, con un impatto minore rispetto ai Paesi del Sudest asiatico;
- olio di cocco, ma con cautela, perché sebbene sia più sostenibile può contenere più grassi dannosi rispetto a quello di palma;
- burro di Karitè, olio di mandorle o burro di cacao per la cosmesi.
Perché è importante non acquistare olio di palma

Bisogna sempre ricordare che il potere più grande del consumatore risiede nel carrello della spesa. Evitare l’olio di palma, anche se dichiarato “sostenibile”, significa smettere di finanziare un’industria che, per proliferare, deve giocoforza affidarsi alla sostituzione delle foreste originarie con estese monocolture.
Rinunciare a questo ingrediente aiuta a frenare il land grabbing, ovvero l’accaparramento delle terre che priva le popolazioni indigene e la biodiversità delle loro foreste, e contrasta il cambiamento climatico. Per far spazio alle piantagioni, spesso si incendiano diversi boschi o le torbiere, con il rilascio in atmosfera di enormi quantità di CO2 e di altri sottoprodotti della combustione.
In definitiva, l’olio di palma si può nascondere in etichetta con vari nomi: identificarlo correttamente è indispensabile per scelte d’acquisto più amiche del Pianeta.