
Per quasi vent’anni, uno scenario di riscaldamento globale ha dominato il dibattito sul clima: prevedeva temperature alle stelle, fallimenti dei raccolti su scala mondiale e persino eventi di estinzione di massa. Si chiamava RCP8.5, era il modello “peggiore dei casi” adottato dall’IPCC, il principale organismo scientifico dell’ONU sul clima, ed è stato usato come base per migliaia di studi, per titoli allarmistici sui giornali e per giustificare politiche energetiche in mezzo mondo. Ora quel modello è stato ufficialmente abbandonato perché ritenuto implausibile. E Donald Trump non si è lasciato sfuggire l’occasione.
Su Truth Social, il presidente ha scritto che per quindici anni i democratici hanno promesso la fine del pianeta, e che il principale comitato climatico dell’ONU ha ammesso che le proprie proiezioni erano sbagliate. Ha poi accusato l’attivismo climatico di essere uno strumento politico usato per spaventare i cittadini, giustificare politiche energetiche dannose e convogliare miliardi di dollari in programmi di ricerca che definisce fasulli. La sua amministrazione, ha aggiunto, si baserà sempre su verità, scienza e fatti.

A decretare la fine di RCP8.5 è stato un gruppo di ricercatori che scrivono sulla rivista Geoscientific Model Development, pubblicazione peer-reviewed dell’Unione Europea di Geoscienze: secondo loro, quel modello non descrive più un futuro possibile. Lo scenario, che riguardava le emissioni future di CO2, assumeva che il consumo globale di carbone sarebbe cresciuto fino a superare le riserve totali del pianeta, un’ipotesi che si è rivelata fisicamente impossibile: il costo delle energie rinnovabili è crollato, le politiche climatiche si sono diffuse e le emissioni reali non seguono più quella traiettoria catastrofica.
Tuttavia, abbandonare lo scenario più estremo non significa che il cambiamento climatico sia un’invenzione. La situazione resta preoccupante e gli stessi ricercatori avvertono che anche le proiezioni moderate non vanno sottovalutate. È proprio su questo terreno che il dibattito politico rischia di incastrarsi: quando a settembre 2025, davanti all’Assemblea generale dell’ONU, Trump aveva già definito il cambiamento climatico come “la più grande truffa mai perpetrata“, Hillary Clinton aveva risposto chiamando quelle parole “disinformazione pura“. Lo scontro, insomma, rischia di oscurare quello che conta davvero. Il clima continua a cambiare, ma i modelli, anche se più moderati, descrivono un futuro che comunque richiede attenzione. La scienza si corregge, ma non si ferma.