Punto di vista

Stop Global Warming: chi inquina paga 

La petizione europea per tassare le emissioni di Co2

Se ne parla tanto, ma si fa ancora troppo poco per ridurre le emissioni di gas climalteranti. Le iniziative per contrastare i cambiamenti climatici non sono mancate negli anni, dalle più concrete fino alle manifestazioni più simboliche che hanno portato milioni di ragazzi a scendere nelle piazze di tutto il mondo durante il Friday for Future, per chiedere alla classe politica più impegno sulla questione ambientale. Una delle ultime proposte per la lotta ai cambiamenti climatici si chiama Carbon Pricing, ovvero l’introduzione di un prezzo minimo per le emissioni di CO2, in modo da scoraggiare il consumo di combustibili fossili e favorire il risparmio energetico e l’uso di fonti rinnovabili. Questa strategia è alla base della campagna Stop Global Warming, l’iniziativa di mobilitazione europea promossa da Marco Cappato, coordinatore politico dell’iniziativa e fondatore del movimento di cittadini europei sullo sviluppo sostenibile EUMANS e tanti esperti come Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde Europeo, per dare concretezza a ciò che scienziati ed economisti dicono da tempo. Marco e Monica, insieme a 5mila economisti e 27 premi Nobel, hanno lanciato una proposta concreta: ridurre le tasse sul lavoro facendo pagare le emissioni inquinanti, ovvero far pagare un prezzo per ogni tonnellata di Co2 emessa a chi inquina e il ricavato destinarlo ai lavoratori, con una riduzione delle tasse in busta paga. Si è calcolato che in questo modo l’Ue potrebbe ricavare un tesoretto di 180 miliardi di euro all’anno per ridurre la pressione fiscale sui lavoratori europei. “Da molti anni gli economisti sostengono l’importanza di usare le tasse per disincentivare le emissioni di Co2, spostandole dalle tasse sui lavoratori al consumo delle risorse ambientali. Un principio molto semplice e banale, con il quale sembrerebbe difficile non essere d’accordo”. – spiega Cappato. Stop global warming è inoltre l’unica iniziativa formale di raccolta firme per chiedere alla Commissione Europea di elaborare una proposta di legge per fermare il riscaldamento globale. Per arrivare a essere discussa al Parlamento europeo, la petizione dovrà raccogliere almeno un milione di firme entro il 21 gennaio. Un traguardo importante perché solo in questo modo l’Europa avrà l’obbligo formale e istituzionale di dare una risposta in merito. “In termini politici, più grande sarà il comitato più sarà possibile influire sulle decisioni”. (Per firmare la petizione vai su https://www.stopglobalwarming.eu/)

Vi ripropongo il video della mia chiacchierata con Marco Cappato E Monica Frassoni:

Stiamo vivendo una crisi ambientale senza precedenti con conseguenze davvero devastanti per il pianeta e per la nostra salute. Una delle problematiche principali sono proprio i cambiamenti climatici: quello che sappiamo è che dalla rivoluzione industriale ad oggi la temperatura media globale è aumentata di circa 1°C, che può sembrare poca cosa ma sta avendo delle ripercussioni molto importanti sul futuro dell’umanità. Gli scienziati infatti, hanno fissato a 1,5°C il limite entro il quale ancora è possibile contenere gli effetti del cambiamento climatico, oltre questo dato le conseguenze saranno davvero catastrofiche, con fenomeni purtroppo già in atto come lo scioglimento dei ghiacciai, l’innalzamento del livello dei mari, la desertificazione e la perdita di biodiversità. Ora più che mai dobbiamo mettere avviare una vera e propria rivoluzione verde per contenere i disastrosi effetti dei cambiamenti climatici e per farlo serve cambiare i nostri stili di vita e i sistemi produttivi. Mettendo un prezzo alle emissioni inquinanti avremo molta più consapevolezza della nostra impronta ecologica sul pianeta e saremo incentivati a inquinare meno. Questo già accade su molti prodotti, come le sigarette o l’alcool, super tassati per disincentivarne il consumo, perché altamente dannosi per la salute. Lo stesso principio dovrebbe valere per le fonti fossili o prodotti molto impattanti come la plastica, in modo da spingere i processi produttivi nella direzione di una maggiore sostenibilità e premiare imprenditori e consumatori che scelgono prodotti provenienti da una filiera sostenibile, oltre al meccanismo dell’economia e dei prezzi per accelerare la transizione ecologica e la riduzione delle emissioni di CO2. Abbiamo tutti gli strumenti per attivare questo processo rivoluzionario, oggi è possibile liberarsi del petrolio, del gas e di tutte quelle risorse finite che hanno creato questa situazione di pressione sul clima. Basta elettrificare le nostre abitazioni, scegliere energia da fonti rinnovabili, optare per una mobilità sostenibile, in sostanza ripensare ai nostri consumi. Il punto fondamentale è decidere che la strada da intraprendere è quella dell’efficienza energetica, delle energie rinnovabili e dell’economia circolare, ma per farlo bisogna investire economicamente e spostare la priorità della spesa pubblica, per creare meccanismi che incentivino i comportamenti virtuosi.

Tassare i prodotti più inquinanti non porterà a un aumento indiscriminato dei prezzi, ma ad aumentare saranno solo quei prodotti o processi produttivi più inquinanti, abbassando così il prezzo di quelli più green, attribuendo così il giusto valore economico a qualcosa, come la Co2, che oggi ha un prezzo troppo basso. “In Italia, ogni anno, 19 miliardi di euro di soldi pubblici vengono spesi in attività altamente dannosi per l’ambiente – spiega Monica Frassoni –. Non si tratta quindi di aggiungere nuove tasse, piuttosto di togliere il peso della tassazione dai settori virtuosi e spostarla sui settori che danneggiano il pianeta. Anche se ci sono stati dei tentativi di introdurre questa tassazione a livello nazionale è chiaro che ci vuole una dimensione almeno continentale. In molti casi l’Unione Europea ha agito da traino in materia ambientale, come sugli standard dell’alimentazione, quindi potrebbe essere un buon punto di partenza. Secondo la scienza abbiamo soltanto 10 anni per invertire il corso ancora crescente delle emissioni, è bene farlo in fretta e con più finanziamenti possibili”.

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2 Commenti

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    giulia lombardo
    25 Novembre 2020 at 12:51

    Se tutti iniziassimo a pensare quanto ogni singola azione può influire sull’inquinamento sarebbe un posto migliore, ora è vero che per lavoro passo le giornate davanti a pc e smartphone, ma appena posso ceco le mie soluzioni per inquinare meno anche in ufficio, pranzo da casa, bicchieri riutilizzabili o biodegradabile, shopping di vestiti solo se necessario, ma sono un continuo work in progress…

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      Tessa Gelisio
      25 Novembre 2020 at 12:57

      bravissima!!!

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