Classifica dei luoghi rovinati dal turismo di massa | Ecocentrica
Punto di vista

10 luoghi del pianeta rovinati dal turismo di massa

Quando le folle di visitatori mettono a repentaglio paradisi naturali o siti storici

Viaggiare è bellissimo perché permette di scoprire civiltà, culture e le meraviglie create dalla natura; la scienza dice che fa bene alla salute e migliora le capacità mentali. Purtroppo fa molto meno bene all’ambiente: sono tanti i luoghi sparsi per il pianeta minacciati da orde di turisti, a volte milioni, che non sempre rispettano le buone norme del vivere civile.

Ne abbiamo avuto qualche esempio anche “a casa nostra”, con molti luoghi storici spesso presi di mira come la Fontana di Trevi a Roma o il Ponte di Rialto a Venezia; è un problema che accomuna tutte le mete molto gettonate dai viaggiatori. Ma non si tratta solo di vandalismo: il turismo di massa crea altri problemi come l’inquinamento o l’eccessiva urbanizzazione per ospitare i visitatori, che mettono in pericolo il delicato equilibrio di luoghi naturali o siti storici conservati per millenni quasi miracolosamente.

Il sito americano Mother Nature Network ha creato una lista, scegliendo 15 mete a rischio per via del turismo, alcuni dei luoghi più belli del mondo, molti inseriti tra i Patrimoni dell’Umanità da UNESCO; di queste io ne ho selezionate solo 10, quelle che secondo me sono in pericolo imminente e per cui bisognerebbe trovare una soluzione al più presto, prima che scompaiano.

1) MACHU PICCHU

Foto: www.turismo.it

La “città perduta degli Incas”, sulle Ande peruviane, risale almeno al 1440 e per quasi cinque secoli è rimasta segreta e soprattutto protetta. Da quanto è stata scoperta, riceve la visita di circa 1 milione di turisti ogni anno, che mettono in pericolo le antiche rovine; mio papà c’è stato Machu Picchu circa 50 anni fa, e mi ha raccontato che allora vendevano preziosi reperti come souvenir! È considerata una delle 7 meraviglie del mondo moderno, ma è anche nella lista dei Patrimoni dell’Umanità Unesco in pericolo.

2) GRANDE BARRIERA CORALLINA

Foto: siviaggia.it

Praticando sub, ho avuto modo di vedere barriere coralline in più punti: sono spettacolari, un mondo colorato popolato da tantissime specie animali e vegetali. Quella australiana è la più grande al mondo (è visibile anche dallo spazio!), fa parte dei Patrimoni Unesco, ma è tanto bella e grande quanto fragile: l’ecosistema è messo a dura prova dagli abusi dei turisti che staccano e rubano coralli nonostante il loro commercio sia vietato, inquinamento e cambiamenti climatici che con l’aumento della temperatura del mare causano lo sbiancamento dei coralli, ovvero la loro morte. Uno studio dello scorso anno affermava che le recenti ondate di caldo abbiano causato la morte di quasi il 30% della Grande barriera corallina australiana; se non si corre ai ripari, potrebbe scomparire del tutto entro il 2050.

3) TEOTIHUACAN

Foto: www.lonelyplanet.com

È il più grande sito archeologico precolombiano del Messico, una delle più importante testimonianze della loro civiltà che risale addirittura al 100 a.C.; anche questo uno dei Patrimoni Unesco, è una delle principali attrazioni turistiche della nazione, il che significa che milioni di persone calpestano le sue preziose rovine, che iniziano a sbriciolarsi. Il colmo poi è stata l’apertura, nel 2004, di un centro commerciale da parte di una famosa catena americana, proprio all’interno del parco: a nulla sono servite le proteste della popolazione locale. Addio panorama…

4) MASAI MARA

Foto: easygosafaris.com

La riserva nazionale di Masai Mara è uno dei più grandi parchi nazionali del Kenya, un luogo tra i più ricchi del pianeta di biodiversità, la cui presenza è sempre stata abbondante sia come numero di specie, sia di esemplari. Purtroppo, questi numeri sono rapidamente calati negli ultimi 30 anni, con alcune specie ridotte fino al 70%: i disboscamenti, per fare spazio a lodge e altre strutture ricettive per i turisti amanti dei safari, sono la causa principale e sta portando ad un’avanzata della desertificazione.

5) ANGKOR WAT

Foto: viaggianza.com

È un tempio all’interno del sito archeologico di Angkor, in Cambogia, la più grande attrazione del Paese. Un monumento millenario che dagli anni ’90 è cresciuto in popolarità, e il rapido sviluppo del turismo ha fatto sì che grandi strutture ricettive non venissero costruite proprio a regola d’arte, in barba al paesaggio; la scarsa qualità di fognature e sistemi idrici poi ha causato danni alle falde acquifere sotterranee, che si ripercuotono anche sulla stabilità del tempio.
Conoscendo alcuni Paesi del sud est asiatico non sono stupita: turismo di massa, inquinamento, cementificazione selvaggia sono tutte conseguenze di una globalizzazione troppo rapida.

6) MONTE EVEREST

Foto: www.mountlive.com

Il “tetto del mondo”: così viene chiamata la vetta più alta della Terra, con i suoi 8.848 metri. Un luogo sacro per nepalesi e tibetani, è la meta più ambita dagli scalatori di tutto il mondo, che però a quanto pare non sono capaci di rispettare un equilibrio naturale rimasto intatto per secoli. Gli oltre 700 alpinisti che ogni anno si recano su queste vette, lasciano dietro un cumulo di rifiuti non biodegradabili, tanto che i governi cinesi e nepalesi hanno dovuto organizzare delle spedizioni solo per il loro recupero: attrezzature per la scalata, tende, cartacce, confezioni degli alimenti, lattine, plastica, che costano al Monte Everest il nome di “discarica più alta del mondo”.

7) TAJ MAHAL

Foto: www.rinnovabili.it

Famoso mausoleo indiano, un’altra delle 7 meraviglie del mondo nella lista dei patrimoni Unesco. Costruito nel 1632 sulle acque del fiume Yamuna, attrae circa 1 milione di turisti l’anno, con il conseguente inquinamento dell’aria e soprattutto del fiume; le particelle di smog stanno danneggiando le preziose facciate in marmo, che da bianco sta diventando sempre più giallo. La proposta di limitare il numero di turisti per ora non ha avuto molto successo…

8) PHI PHI ISLAND

Foto: www.expedia.it

Queste isole costituiscono un piccolo arcipelago al largo delle coste al sud della Thailandia, sconosciute ai più fino al 2000, quando il film “The Beach” vi puntò addosso i riflettori e le fecero diventare una delle località turistiche più gettonate. Sono stata in Thailandia e già 25 anni fa l’impatto del turismo era molto forte. Negli ultimi anni, anche in queste isole le acque cristalline e le spiagge incontaminate hanno dovuto fare posto al flusso di visitatori che aumenta costantemente, e con loro la costruzione di villaggi e resort. La popolazione locale ancora non perdona la produzione cinematografica per i danni ambientali che hanno, seppur indirettamente, causato!

9) NGORONGORO

Foto: pixabay.com

È un luogo incantato, un cratere vulcanico di oltre 16 km di diametro (è il cratere intatto più grande al mondo) con all’interno l’omonima area di conservazione. Il cratere è l’habitat di tantissime specie animali: oltre 25.000 solo quelli di grossa taglia, tra cui la popolazione di leoni più numerosa di tutta l’Africa. Il rovescio della medaglia di questo paradiso della Tanzania? Sui bordi del cratere sono stati costruiti numerosi lodge per il turismo dei safari, che disturba gli animali, i quali vista la conformazione del luogo non hanno vie di fuga; per non parlare degli allevatori Masai, a cui sono state sottratte case e mandrie per scacciarli dalle loro terre.

10) COZUMEL

Foto: flycozumel.com

È un’isola dei Caraibi, anche questa un tempo un luogo in cui comandava solo la natura, tra spiagge bianche, barriera corallina e grotte sottomarine abitate da tartarughe e delfini. So come funziona il turismo ai Caraibi: quando un luogo “fa tendenza”, viene preso d’assalto e sfruttato fino al midollo. Quando Cozumel è diventata una delle aree più turistiche della zona, sono cominciati i guai tra inquinamento e sviluppo urbanistico; sono stati costruiti anche molti moli per favorire l’accesso alle navi da crociera, un altro danno per il reef tropicale. Il fascino dell’isola non è sicuramente più quello di una volta…

 

Viaggiare si può fare eccome, purché si faccia in modo rispettoso. Abbiamo il privilegio di poter osservare luoghi creati nei secoli o nei millenni da altre civiltà, oppure le bellezze naturali che sono lì da che mondo è mondo: non credete che avremmo il dovere di proteggerle per le generazioni future?

 

Foto copertina: www.lentepubblica.it

 

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