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Home»Provato per voi»Blush famosi: tanti ingredienti da evitare
Provato per voi

Blush famosi: tanti ingredienti da evitare

Adriano MarianiDi Adriano Mariani15 Marzo 2017Aggiornato:27 Marzo 20174 min lettura
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Siliconi, petrolati e altre sostanze da bollino rosso

3.fard in commercio - FullSizeRender

Sapete cosa significa il termine inglese “blush”? “Arrossire”. Ecco perché si chiama così il prodotto di make-up, conosciuto soprattutto come fard, utilizzato per dare colore alle guance e mascherare un viso troppo pallido: due spennellate ed ecco un bel colorito sano! Indispensabile dopo l’applicazione di fondotinta e cipria, non manca mai nei beauty-case.

Se però è importante scegliere la tonalità giusta, o la texture che preferiamo tra compatto, polvere libera e crema, non lo è da meno dare un occhio alla composizione: eviteremo così prodotti ricchi di ingredienti occlusivi, come siliconi e petrolati, o altre sostanze che non fanno certo bene alla pelle.

Ho dato uno sguardo ai prodotti più famosi, dal supermercato, alla profumeria, alla farmacia; da quelli economici a quelli decisamente più cari. Indovinate un po’ cosa ci ho trovato?

 

KIKO – Shade fusion trio blush (€ 8,95 / 6 g)

kiko

Famosissimo marchio, probabilmente anche per i prezzi bassi. Il fard viene presentato come “dermatologicamente testato” e “senza parabeni”.
Parabeni no, ma una sfilza di siliconi, solventi di sintesi, un emolliente anche lui sintetico e allergizzante (Isononyl isononanoate) e coloranti, ovviamente, di sintesi.
Come far cadere nell’inganno…

 

DEBORAH – Fard naturale (€ 9,90 / 6 g)

deborah

Restiamo nella grande distribuzione e a prezzi convenienti, con questo prodotto che già nella definizione attira tutti gli amanti del make-up naturale. In più, parlano di oligoelementi minerali…
Quello che salta all’occhio nell’inci sono i vari siliconi, i molti parabeni (ben 4), e il BHT, conservante sintetico già bandito in molti Paesi per la sua tossicità.
Ecofurbi?

 

BIONIKE – Defence color pretty touch (€ 16,00 / 5 g)

bionike

Andiamo in farmacia, con questo marchio pensato per tutti gli allergici al nichel. Senza glutine (che come abbiamo visto è più che altro una trovata commerciale), senza conservanti…
In compenso troviamo anche qui siliconi, solventi di sintesi, pentaerythrityl tetraisostearate (una sostanza sintetica che viene utilizzata per dare consistenza), filmanti di sintesi, un emolliente (diisostearyl malate) anche lui sintetico e coloranti sempre di sintesi.
Ecco perché dico sempre di fare attenzione anche in farmacia…

 

CLINIQUE – Blushing blush (€ 33,00 / 6 g)

clinique

Restiamo in tema di prodotti pubblicizzati per pelle sensibile: senza profumo e provato contro le allergie.
Già al secondo posto dell’inci ci sono siliconi, seguiti da altri filmanti di sintesi, tetrasodium EDTA (sequestrante di metalli pesanti) e chlorphenesin, un conservante sintetico potenzialmente irritante. E ovviamente, coloranti di sintesi.
Sale il prezzo ma le composizioni non cambiano…

 

BENEFIT – Benetint (€ 33,50 / 12,5 ml)

benefit

Ecco ora uno dei marchi preferiti delle amanti del make-up.
Nell’inci ci sono non poche sostanze da bollino rosso: polysorbate-20, un emulsionante sintetico di derivazione petrolifera, phenoxyethanol, carmine (un colorante ottenuto tritando insetti!), parabeni, tetrasodium EDTA, allergeni del profumo e BHT.
No grazie!

 

DIOR – Diorskin rosy glow (€ 44,90 / 7,5 g)

dior

E infine concludiamo con un marchio da profumeria, di quelli decisamente meno economici. Cambierà qualcosa?
Nell’effetto non lo so, ma in quanto a sostanze da evitare non direi: filmanti di sintesi, siliconi, solventi di sintesi e BHT, oltre a vari coloranti sempre sintetici.
In certi casi la differenza non la fa il prezzo.

 

Il mio consiglio? Preferire come sempre i prodotti naturali, meglio ancora eco-bio, che non fanno male alla pelle e in quanto a resa non hanno nulla da invidiare a quelli tradizionali.

Presto vi preparerò una lista dei miei preferiti e che utilizzo anche sul set!

 

N.B.: Le mie considerazioni sugli ingredienti le ho fatte alla luce di studi scientifici, opinioni di esperti di cui mi fido, fonti come il Biodizionario o i regolamenti delle certificazioni eco-biologiche.

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