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Home»EcoNews»Rifugiati ambientali: chi sono le vittime dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento
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Rifugiati ambientali: chi sono le vittime dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento

Tessa GelisioDi Tessa Gelisio15 Giugno 20214 min lettura
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Come ogni anno il 20 giugno si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, appuntamento annuale sancito dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla condizione di quasi 80 milioni di rifugiati, richiedenti asilo e sfollati nel mondo che, costretti a fuggire da guerre e persecuzioni e disastri ambientali dovuti anche ai cambiamenti climatici e all’inquinamento. 

Il termine “rifugiati ambientali” è una delle tante definizioni che vengono utilizzate per descrivere le persone che si spostano a causa dei cambiamenti nell’ambiente che li circonda, e in tutti questi anni di attivismo ambientale ne ho incontrati davvero tanti, ognuno con la sua storia personale. La relazione tra l’ambiente e il movimento umano è complessa, e per questo motivo esistono diverse frasi e definizioni, “Rifugiati ambientali” è solo una di queste.

Rifugiati Ambientali
pic by UNCHCR

Rifugiati ambientali, piuttosto che climatici

La definizione suggerisce che la causa dello spostamento delle persone sia causata in generale dall’ambiente piuttosto che dal cambiamento climatico, si tratta di persone che si spostano per ragioni ambientali come eruzioni vulcaniche, erosione del suolo o cicloni, che potrebbero non essere necessariamente collegate ai cambiamenti climatici. 

Ma una definizione non esclude l’altra, perché di rifugiati ambientali parliamo anche quando intere popolazioni emigrano a causa dello scioglimento dei ghiacciai dovuti all’emergenza climatica o a fattori politici dovuti ad esempio al controllo dell’acqua come accade in molti paesi .

Nessuna definizione ufficiale

Eppure il termine “rifugiati ambientali” non ha alcun tipo di riconoscimento ufficiale, ne avevamo già parlato qui. Nessuna delle agenzie internazionali che lavorano con migranti e rifugiati conferisce alla frase uno status ufficiale e questo  fa rabbrividire.

Il fatto che la frase contenga la parola rifugiati è spesso interpretato come un’indicazione che i rifugiati ambientali beneficiano o potrebbero beneficiare della protezione della Convenzione sui rifugiati. Sfortunatamente questo non è così, si tratta di persone che non godono di alcuna tutela e sono abbandonate a se stessi e agli eventi.

La Convenzione sui rifugiati del 1951 stabilisce una serie di ragioni molto circostanziate che possono essere la causa dello spostamento di qualcuno e le forze ambientali non sono tra queste. Quindi, sebbene la frase possa essere evocativa o utile nella comunicazione, non significa che i “rifugiati ambientali” abbiano gli stessi diritti degli altri rifugiati. 

La scelta di non dare un nome a questo status quo pare sia dovuta al non volere ridimensionare l’impatto e la rilevanza dei rifugiati di guerra. Tuttavia, per esempio, il cambiamento climatico ha giocato un ruolo importante nell’accendere il conflitto in Siria, dove il susseguirsi di siccità tra il 2006 e il 2011 ha spinto un milione e mezzo di persone, prive di cibo, acqua o lavoro, a spostarsi verso le città, generando un problema politico.

Inoltre, la maggior parte delle persone che si spostano a causa di problematiche ambientali, di solito, lo fa all’interno del suo paese. Una parte fondamentale della definizione di rifugiato però, è che è fuggito dal proprio paese. 

rifugiati ambientali

Quanti saranno i rifugiati ambientali nel mondo?

A causa quindi della difficoltà nel definire chi è un rifugiato ambientale, è anche molto difficile dire quanti siano.

Le statistiche solitamente citate, stime di “rifugiati climatici” piuttosto che di “rifugiati ambientali”, non contano per esempio,  i flussi migratori che avvengono all’interno dello stesso paese.

Il “Global Risk Report 2017” del World Economic Forum pone al primo posto il rischio del global warming, stimando che nel 2015 sia stato la causa della migrazione di oltre 60 milioni di persone. Le previsioni entro il 2050 sono davvero allarmanti, vari studiosi parlano di 250 milioni di rifugiati ambientali entro quella data. 

Qual è il nostro ruolo in questa storia? Possiamo agire da attori protagonisti e non solo da spettatori passivi all’ascolto di queste storie drammatiche. In che modo? Innanzitutto, aiutando l’ambiente a non degradarsi ulteriormente, assumendo un atteggiamento ecologico e rispettoso nei confronti del pianeta. In secondo luogo, familiarizzando con l’idea che gli spostamenti di intere popolazioni accadono sin dall’origine del mondo e questi flussi migratori devono essere gestiti con umanità e solidarietà, non con razzismo e indifferenza. 

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