
Le conserve alimentari rappresentano un pilastro della cucina mediterranea: pratiche e comode, permettono di conservare i cibi a lungo e, soprattutto, di gustarli anche lontano dalle stagioni di produzione. Ma quando si decide acquistare una conserva, è meglio preferire i barattoli di vetro o le lattine? Per comprenderlo, è necessario valutare non solo l’impatto sulla salute – ovvero, il rischio di pericolose contaminazioni – ma anche quello a livello ambientale.
L’impatto sulla salute dei contenitori per conserve
Il primo elemento da prendere in considerazione è il possibile impatto sulla salute, derivante dall’utilizzo di contenitori in vetro oppure in alluminio. Da questo punto di vista, è necessario analizzare due fronti diversi: quello delle contaminazione dovute al materiale del barattolo, che potrebbe rilasciare sostanze dannose nei cibi, e la facilità con cui possono proliferare batteri pericolosi.
Il rischio del bisfenolo A

Il principale problema delle conserve moderne è dovuto al rischio di contaminazione da sostanze rilasciate dai contenitori, in particolare il bisfenolo A, cioè il BPA. Si tratta di un composto chimico impiegato per produrre rivestimenti plastici e resine, tuttavia pericoloso per la salute perché agisce come un potente interferente endocrino, alterando il metabolismo ormonale e il sistema immunitario.
Con il Regolamento UE 2024/3190, l’Unione Europea ha deciso di vietare l’utilizzo di bisfenolo A per il rivestimento delle confezioni a diretto contatto con gli alimenti. Sebbene il nuovo regolamento sia effettivo dal 20 gennaio 2025, questi contenitori a rischio contaminazione sono però ancora presenti sugli scaffali: i produttori hanno infatti un periodo di transizione per adeguarsi, entro luglio 2026 per i prodotti monouso ed entro gennaio 2028 per gli alimenti in scatola.
Di conseguenza, per i consumatori è ancora importante mantenere alta l’attenzione. In generale:
- il vetro è un materiale completamente inerte, cioè non rilascia alcuna sostanza che può contaminare i cibi e, per questa ragione, non richiede il ricorso ai BPA. Tuttavia, i tappi delle conserve potrebbero presentare dei rivestimenti plastici interni, potenzialmente contaminati con BPA. L’effettivo trasferimento ai cibi è ridotto, soprattutto se la confezione viene sempre mantenuta in posizione verticale, ma comunque possibile;
- le lattine invece prevedono spesso rivestimenti e resine interne, pensate per prevenire la corrosione dei metalli a contatto con i cibi, che possono frequentemente rilasciare bisfenolo.
Diversi studi scientifici dimostrano che, per le conserve in lattina, la contaminazione da bisfenolo è maggiormente elevata quando i cibi sono acidi e, soprattutto, quando le confezioni sono sottoposte a variazioni termiche significative.
Oltre ai BPA, non bisogna poi dimenticare che l’alluminio delle confezioni può trasferirsi agli alimenti – soprattutto se acidi, salati o portati a elevate temperature – contribuendo a superare la dose tollerabile quotidiana. Un eccesso di alluminio nel sangue può determinare sintomi come anemia, stanchezza cronica, tremori, disturbi muscolari, cefalea e, nei casi gravi, problemi cognitivi.
La minaccia nascosta delle microplastiche
Una minaccia nascosta è rappresentata dalle microplastiche, dei frammenti invisibili a occhio nudo che possono depositarsi nei tessuti umani, sempre con possibili effetti sul sistema endocrino. Da questo punto di vista, né le confezioni in vetro né quelle in alluminio ne sono esenti.
La fonte di rilascio principale è sempre rappresentata dai rivestimenti interni dei barattoli:
- per le lattine, si tratta dello strato plastico interno, che nel tempo può disgregarsi e contaminare i cibi con microplastiche. È inoltre necessario ricordare che questo rivestimento può essere anche trasparente e, quindi, non immediatamente riconoscibile a occhio nudo: anche le confezioni che sembrano al 100% alluminio, di conseguenza, potrebbero presentarlo;
- per il vetro, la contaminazione da microplastiche arriva dal tappo: uno studio condotto sulle acque in bottiglia, applicabile anche alle conserve e di cui vi ho parlato anche qui su Ecocentrica, evidenzia che i rivestimenti interni di nylon dei tappi rilasciano grandi quantità di microplastica.
Il pericolo delle proliferazioni batteriche e fungine

Nelle conserve, il pericolo di proliferazione batterica o fungina non deve essere mai sottovalutato: alcune possono essere anche letali, basti pensare alla tossina botulinica. La questione non è però relativa al materiale delle confezione, bensì alle modalità di produzione e conservazione degli alimenti.
Da questo punto di vista, vetro e lattine diventano rilevanti per permettere al consumatore di identificare cibi potenzialmente contaminati:
- le lattine metalliche forniscono segni più che evidenti di alterazione: l’eventuale proliferazione batterica genera infatti dei gas, che portano la lattina stessa a deformarsi, spesso con gonfiori anomali;
- il vetro tende invece a nascondere maggiormente la contaminazione, poiché non si modifica dal punto di vista strutturale, data la sua rigidità. Ancora, seppur in casi rarissimi, la proliferazione batterica può essere presente anche in assenza di “click clack” del tappo.
L’impatto sull’ambiente di vetro e lattine

Dal punto di vista ambientale, il confronto tra vetro e latta è invece decisamente più equilibrato e, fatto non meno importante, positivo: si tratta di materiali estremamente riciclabili, dal basso impatto ambientale, perfette alternative alla super-inquinante plastica.
In particolare, è utile sapere che:
- l’alluminio delle lattine può essere riciclato pressoché all’infinito, grazie anche a una filiera italiana particolarmente efficiente: circa il 70% di tutto l’alluminio prodotto è stato correttamente raccolto e riciclato nel corso del 2024;
- anche il vetro è riciclabile all’infinito, sebbene più pesante per il trasporto ed energivoro nei processi di riciclo. In Italia, è il materiale che viene maggiormente riciclato: più dell’80% nel corso del 2024.
Se si considera l’impatto in termini di Life Assessment Cycle (LCA), cioè dalla produzione fino allo smaltimento, vetro e latta sono sostanzialmente simili, con un’impronta carbonica solo leggermente in favore dell’alluminio. I dati “cradle-to-grave”, cioè dalla materia prima allo smaltimento, registrano infatti fino a 0,5 kg di CO2 equivalente emessa per l’alluminio e 0,8 per il vetro, per ogni litro di capienza dei contenitori.
In definitiva, sia il vetro che la latta rappresentano due alternative ad alta sostenibilità per le conserve: l’alluminio presenta un più alto rischio di contaminazione da sostanze plastiche, il vetro tende invece a nascondere maggiormente le proliferazioni batteriche.

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