
Sono ormai da anni considerate un simbolo del superfood globale: le bacche di Goji hanno conquistato il mondo, con le loro proprietà antiossidanti e di rinforzo al sistema immunitario. E le si trovano ormai in ogni formato, dal frutto disidratato a ingrediente principale di integratori, tè, tisane e snack salutisti. Peccato, però, che dietro all’immagine di queste gustose bacche rosse cinesi si nasconda ben altra realtà: l’alta richiesta ha portato a coltivazioni intensive che, oltre a danneggiare l’ambiente, impiegano enormi quantità di pesticidi. E così, anziché fare bene, questi frutti potrebbero contaminare l’organismo con sostanze ben poco salubri.
Lo zampino del marketing

Le bacche di Goji – ovvero il Lycium barbarum – sono ormai da tempo pubblicizzate per le loro proprietà utili all’organismo: poiché ricche di zeaxantina, polisaccaridi e vitamine, si ritiene rappresentino un forte antiossidante, utile soprattutto al sistema immunitario.
Eppure, per quanto le loro proprietà nutrizionali siano interessanti, gli studi scientifici non hanno dimostrato un effetto sull’organismo differente da quello dei classici frutti rossi, come mirtilli, more o fragole. Da dove arriva, di conseguenza, questa nozione delle bacche di Goji come superfood irrinunciabile?
La risposta è semplice: dal marketing. Negli ultimi anni, le caratteristiche di questo frutto sono state estremamente sovrastimate dalla comunicazione pubblicitaria, tanto che i produttori meno coscienziosi ne hanno addirittura esaltato mirabolanti capacità antitumorali, tuttavia non ancora confermate a livello scientifico. E così, con la comunicazione martellante – soprattutto sui social – la richiesta è aumentata in tutto il mondo.
Alti pesticidi nelle bacche di Goji

Circa l’85% delle bacche di Goji consumato nel mondo proviene dalla Cina, in particolare dalla regione dello Ningxia, dove vi sono delle estese coltivazioni intensive. Per via delle regolamentazioni locali, e la mancanza di controlli estesi, la produzione di questo frutto è sostenuta dall’eccessivo ricorso a pesticidi e fertilizzanti chimici: in questo modo, i ritmi di crescita vengono accelerati, così da assicurare la richiesta a livello mondiale.
Una volta giunte sui mercati occidentali, queste bacche dimostrano livelli elevati di contaminazione da pesticidi:
- uno studio condotto su 27 campioni di bacche di Goji essiccate ha rilevato pesticidi nel 70% dei prodotti. In particolare clorfenapir e clorotalonil, oltre ai limiti di legge, ma anche un campione che vedeva livelli elevati di ben 7 pesticidi diversi;
- il sistema europeo RASFF ha registrato decine di violazioni per bacche cinesi contaminate da carbofuran, un pericoloso pesticida vietato dal 2008 nel Vecchio Continente;
- una ricerca condotta in Germania, su 26 campioni di bacche essiccate, ha rilevato una media di 11 residui di pesticidi per campione, per un totale di 38 sostanze diverse rilevate.
Sebbene serviranno ulteriori analisi per capire gli effetti di queste sostanze sull’organismo, gli esperti hanno evidenziato la minaccia dall’esposizione continua a un cocktail nocivo di sostanze, che potrebbe avere effetti sull’apparato endocrino, conseguenze neurotossiche e, forse, anche specifici rischi cancerogeni a lungo termine.
I danni ambientali delle bacche di Goji

La zona dove le bacche di Goji vengono maggiormente coltivate, quella dello Ningxia, sta subendo danni ambientali importanti dovuti alla coltivazione intensiva. L’area è infatti tendenzialmente arida, mentre i frutti richiedono buone quantità d’acqua: per far fronte a questo problema, numerosi corsi fluviali sono stati deviati, proprio per garantire l’irrigazione intensiva dei campi.
Non è però tutto: l’irrigazione massiccia e il ricorso eccessivo a pesticidi e fertilizzanti ha accelerato il fenomeno di eutrofizzazione dell’acqua – con livelli troppo elevati di azoto e fosforo, che portano alla morte dei pesci e delle piante acquatiche – e a una preoccupante salinizzazione del suolo, che determina una minore fertilità. E così si innesta un circolo vizioso dove, per rispondere a un terreno sempre più sterile, si ricorre a quantità sempre maggiori di fertilizzanti.
Anche l’aria della zona è peggiorata: per migliorare l’aspetto delle bacche, e farne risaltare il colore rosso, le coltivazioni sono sottoposte a processi di fumigazione con zolfo. I gas rilasciati si accumulano in atmosfera, creando una vera e propria cappa d’inquinamento, con conseguenze sia sulla biodiversità che l’aumento di sindromi respiratorie fra i residenti.
Le alternative più sostenibili
Proprio perché le analisi di laboratorio hanno confermato che le bacche di Goji non presentano proprietà benefiche particolarmente differenti dai comuni frutti rossi, il loro consumo potrebbe non essere necessario. Ma, se proprio non se ne può fare a meno, meglio allora orientarsi su:
- frutti di produzione biologica certificata;
- filiere tracciate, meglio ancora se di produzione europea.
In ogni caso, è sempre consigliato lavare a fondo le bacche prima di consumarle, per eliminare almeno le tracce superficiali di pesticidi.
In definitiva, le bacche di Goji sembrano tutto, tranne che un superfood: proprietà non di spicco, enorme contaminazione da pesticidi e ingenti danni ambientali. È davvero necessario portarle in tavola?

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