
“Stiro facile”, “senza ferro”, “easy care”: da qualche anno a questa parte, queste sigle dominano sulle etichette di vestiti e biancheria per la casa, soprattutto se provenienti dalla fast fashion. Promettono indumenti impeccabili senza il ferro da stiro, ma questa comodità nasconde una minaccia chimica: la formaldeide. Il composto, utilizzato per prevenire la formazione di pieghe sui tessuto, è da tempo noto sia come interferente endocrino che come cancerogeno, così come da classificazione dell’IARC. E utilizzando questi capi, si rischia di assumerlo involontariamente.
Cosa sono i tessuti “stiro facile”

A discapito delle credenze comuni, non si tratta di un’innovazione recente: sin dagli anni ‘20 del secolo scorso, sono infatti stati venduti indumenti pretrattati con formaldeide e derivati, per impedire alle fibre di scivolare, mantenendo il capo sempre morbido e liscio.
Un problema non da poco, se si considera che la formaldeide non solo sia dannosa per la salute, ma anche altamente inquinante: la produzione di questi tessuti richiede infatti grandi quantità di acqua e comporta – soprattutto nei Paesi della fast fashion, come Cina, India e Bangladesh – lo scarico nei corsi idrici di grandi quantità di sostanze chimiche.
Formaldeide nei tessuti: un problema reale

Quello della contaminazione dei tessuti con la formaldeide è un problema che non dovrebbe essere sottovalutato. Nonostante le rigide regolamentazioni occidentali – l’Europa, ad esempio, prevede limiti di 75 mg/kg – la produzione asiatica spesso riesce a superare i controlli.
Ad esempio, un’analisi condotta dal GAO statunitense su 180 capi d’abbigliamento e biancheria da letto “stiro facile”, ha evidenziato la presenza di formaldeide in pressoché tutti i campioni, con oltre il 5,5% degli articoli che superata i più stringenti limiti internazionali, come quello europeo. Fra gli indumenti più colpiti le camicie di cotone di produzione cinese, con picchi fino a 206 ppm della sostanza chimica.
Risultati analoghi anche per una ricerca condotta in Spagna, su 120 capi d’abbigliamento, inclusi indumenti per donne incinte, neonati e bambini. Il 20% dei campioni presentava formaldeide, con picchi soprattutto per la biancheria per la casa o l’intimo femminile. E per quanto i valori fossero nei limiti europei, vi è il rischio di contaminazione multipla indossando più indumenti diversi contemporaneamente.
Ancora, Greenpeace ha analizzato i vestiti proposti da grandi catene cinesi del fast-fashion online, rilevando livelli preoccupanti non solo di formaldeide, ma anche di PFAS, metalli pesanti e altri inquinanti.
Un problema di salute e ambientale

La formaldeide rappresenta una delle sostanze più pericolose e inquinanti oggi esistenti. Appartenente al gruppo dei COV, è considerata un inquinante perenne: può rimanere sia nel pulviscolo che sulle superfici a tempo indefinito.
Per l’uomo, la contaminazione avviene soprattutto con l’inalazione e il contatto diretto, determinando:
- dermatiti allergiche e irritative;
- disturbi respiratori e aumento del rischio tumorale;
- problemi ormonali, in qualità di interferente endocrino.
A livello ambientale, proprio per la sua stabilità e durata, la formaldeide finisce frequentemente nei corsi d’acqua, alternando la biodiversità e, soprattutto, entrando nella catena alimentare.
Come evitare indumenti con formaldeide

Per evitare di acquistare indumenti contaminati, la soluzione più semplice è non solo evitare tessuti trattati con resine “no stiro” – di solito, si tratta di capi realizzati in fibre sintetiche – ma soprattutto rinunciare alle gratificazioni del marketing, con l’illusione di non dover stirare. Meglio scegliere comuni capi non trattati, in particolare se realizzati con fibre naturali certificate.
Ancora, prima di indossare i vestiti di fresco acquisto, è meglio procedere con un lavaggio profondo, per rimuovere eventuali residui pericolosi.
In definitiva, per stirare facilmente si rischia di danneggiare sia la salute che l’ambiente: meglio, allora, un piccolo sacrificio con il ferro da stiro.