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Home»EcoNews»Dietro quegli annunci di cuccioli di cane c’era un allevamento da incubo a Brusimpiano
EcoNews

Dietro quegli annunci di cuccioli di cane c’era un allevamento da incubo a Brusimpiano

Quaranta cuccioli salvati a Brusimpiano da un allevamento abusivo: vivevano tra rifiuti e feci, venduti online come cani di razza. Due donne denunciate.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino11 Maggio 20263 min lettura
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veterinari visitano cane Yorkshire
Pexels

La Guardia di Finanza di Varese, con il supporto del Dipartimento Veterinario di ATS Insubria, ha smantellato un allevamento abusivo di cani a Brusimpiano, sul lago Ceresio. Quaranta cuccioli sono stati trovati in condizioni igieniche gravissime e posti sotto sequestro. Due donne italiane sono state denunciate alla Procura della Repubblica di Varese per maltrattamento e abbandono di animali.

La struttura, completamente priva di autorizzazioni amministrative, ospitava in prevalenza esemplari delle razze yorkshire e maltese. Quando i militari sono entrati nel sito, hanno trovato una situazione gravissima: gli animali giacevano tra feci, urine e rifiuti accumulati, mostravano segni di dermatiti e infezioni auricolari, inoltre erano denutriti. In particolare, dieci cuccioli erano stipati all’interno di un’unica gabbia dalle dimensioni inadeguate a garantire condizioni minime di benessere.

Gli accertamenti successivi hanno chiarito che gli stessi esemplari venivano messi in vendita come cani di razza su piattaforme online e siti di annunci, nonostante fossero privi di microchip, vaccinazioni obbligatorie e pedigree ENCI. Un mercato illecito, questo, che si muove nell’ombra del web, sfruttando la fiducia degli utenti, convinti di acquistare un animale in regola, e l’assenza di controlli sulle inserzioni.  

I 40 cuccioli sequestrati sono stati trasferiti d’urgenza al Canile Sanitario di Cittiglio, dove hanno ricevuto le prime cure veterinarie necessarie. Grazie alla collaborazione delle Guardie Ecozoofile OIPA, gli animali sono stati poi affidati a privati cittadini che se ne stanno prendendo cura.

Pexels

Sul piano legale, le due donne ritenute responsabili dell’allevamento devono rispondere di reati previsti dall’articolo 544-ter del Codice Penale, che disciplina il maltrattamento di animali: chi sottopone un animale a sevizie, sofferenze o condizioni incompatibili con la sua natura rischia la reclusione da sei mesi a due anni oppure una multa compresa tra cinquemila e trentamila euro. Le pene possono aumentare della metà in caso di morte dell’animale.  

L’operazione rientra nell’attività ordinaria della Guardia di Finanza a tutela della legalità economico-finanziaria, con un’attenzione crescente al fenomeno dell’abusivismo commerciale nel settore degli animali da compagnia, un settore purtroppo fiorente, in cui la domanda elevata e i controlli difficili creano spazi favorevoli a chi opera fuori dalle regole. Il caso di Brusimpiano non è isolato: un episodio analogo si è verificato a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, dove a essere liberati e salvati sono stati cento barboncini.

La raccomandazione sempre valida nel caso si volessero prendere dei cani di razza è verificare che l’allevamento scelto sia una struttura certificata e che le documentazioni degli animali siano complete, così come trasparenti siano le loro condizioni di vita. Ma esiste anche un’altra possibilità, ugualmente importante: i canili pubblici e le strutture di recupero del territorio. Questi luoghi ospitano cani di ogni tipo, compresi gli esemplari di razza, in attesa di una seconda possibilità e di una famiglia pronta ad accoglierli.

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