
Scegliere un buon deodorante per l’estate non è mai operazione semplice. Negli ultimi anni, complice anche un marketing martellante, si sono diffusi i deodoranti arricchiti con sali di alluminio: una soluzione che promette di limitare la produzione del sudore e, di conseguenza, anche dei cattivi odori. L’arrivo di questi prodotti sul mercato è stato però accompagnato da diffuse preoccupazioni sulla salute, alcune fondate, altre invece derivanti da bufale rapidamente circolate sui social. E sorge quindi una legittima domanda: le paure sui sali d’alluminio sono giustificate? Per capirlo, ne ho parlato con il chimico Fabrizio Zago, fondatore di EcoBioControl.
Le proprietà antitraspiranti dei sali d’alluminio

Innanzitutto, è necessario comprendere perché i sali d’alluminio rappresentino un ingrediente sempre più diffuso nei deodoranti. In linea generale, sul mercato si possono trovare due principali categorie di prodotti:
- i deodoranti tradizionali, che contengono sostanze che limitano la proliferazione dei batteri cutanei responsabili del cattivo odore o, ancora, lo coprono con fragranze;
- i deodoranti a base di sali di alluminio, come l’Aluminum Chlorohydrate, che agiscono sui pori della pelle – restringendoli temporaneamente o coprendoli con una sorta di invisibile pellicola – per limitare la produzione del sudore.
Nel caso dei sali d’alluminio, in buona sostanza i condotti sudoripari nelle parti più critiche del corpo – come, ad esempio, le ascelle – vengono limitati o chiusi, di fatto bloccando la fuoriuscita dei fluidi fisiologici.
I problemi a livello topico dei sali d’alluminio

Quando si sceglie un deodorante a base di sali d’alluminio, la prima questione da affrontare è la limitazione dei fisiologici meccanismi della sudorazione. Bisogna infatti considerare che la produzione ha una duplice funzione:
- la termoregolazione dell’organismo che, appunto tramite la sudorazione, riesce a mantenere la propria temperatura sempre costante;
- l’eliminazione di tossine e altre sostanze degradate, che si sono accumulate nell’organismo.
Utilizzare un composto che va a modificare questo aspetto, impedendo ai fluidi corporei di fuoriuscire naturalmente, altera una funzione fondamentale dell’organismo. “L’organismo umano presenta alcuni aspetti assolutamente perfetti – spiega Zago. “Se ci sono i condotti sudoripari, ci sarà un motivo. E il motivo è che, attraverso il sudore, espelli tossine, espelli sostanze che si sono degradate per vari motivi, e che devono essere trasportate all’esterno”.
Quando l’organismo non può espellere il sudore, tende a riassorbirlo con la circolazione sanguigna, per poi filtrare le tossine nel rene, oppure a ridistribuirlo in altre parti del corpo. Nelle aree in cui i dotti sono stati indotti a chiudersi dall’alluminio, così come evidenzia la ricerca scientifica, si possono verificare irritazione cutanea locale ed eritemi, nonché un’alterazione del pH fisiologico della pelle.
Ci sono rischi di assorbimento sistemico dell’alluminio?

Mentre le problematiche a livello topico e cutanee sono reali, perché dimostrate dalla ricerca scientifica, diverso è il discorso su preoccupazioni ben più gravi. Complici anche i social network, negli anni si sono diffusi annunci allarmistici sui sali d’alluminio, associati alla possibilità di assorbimento sistemico o, ancora, all’aumento del rischio per alcune patologie tumorali. Ma è davvero così?
Gli studi condotti negli ultimi anni hanno smentito gran parte delle preoccupazioni più gravi, in particolare:
- l’assorbimento sistemico di alluminio per via cutanea è molto basso, quasi completamente assente se la cute è intatta. I problemi per la salute, come i danni neurologici, sono soprattutto dovuti all’esposizione professionale, come l’esposizione professionale nella metallurgia, oppure per preesistenti patologie renali;
- non vi sono evidenze scientifiche che i sali d’alluminio utilizzati a livello topico possano aumentare il rischio di patologie tumorali, come il cancro al seno. In particolare, la quantità effettiva di alluminio che può raggiungere la mammella è irrisoria – meno dello 0,012% – estremamente meno di quel che si assume per via alimentare.
Come scegliere il deodorante per l’estate?

Alla luce di queste evidenze, come scegliere il deodorante per l’estate? Assodato che bloccare la traspirazione non sia la strategia più efficace, soprattutto se di lungo periodo, le alternative non mancano.
Innanzitutto, Zago mette in evidenza le proprietà del bicarbonato, sempre più utilizzato come ingrediente nei deodoranti. Per quanto l’ascella abbia un pH di 5.5 e il bicarbonato ne determini la crescita, si viene a creare quello che lo stesso Zago definisce come “effetto salamoia”. A contatto con il sudore, si viene a creare una soluzione altamente salina, che blocca la proliferazione dei batteri responsabili del sudore.
In alternativa, è meglio optare per deodoranti classici – senza sali d’alluminio – che agiscono solo sui batteri superficiali per la pelle o, ancora, ricorrere a rimedi naturali noti per l’azione di contrasto agli stessi batteri, come il Tea Tree Oil oppure l’olio essenziale di salvia o rosmarino.
In definitiva, i deodoranti con sali d’alluminio non sembrano essere in grado di causare gravi patologie, ma alterano il rilascio del sudore, con potenziali irritazioni locali. Meglio allora scegliere soluzioni più rispettose della cute e dell’organismo.