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Home»Green lifestyle»Il lato oscuro dell’ammorbidente
Green lifestyle

Il lato oscuro dell’ammorbidente

Il lato oscuro dell'ammorbidente: i problemi ambientali dovuti a questo diffuso prodotto per il bucato e le alternative più sostenibili.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio2 Agosto 2023Aggiornato:2 Agosto 20232 commenti4 min lettura
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Potremmo mai rinunciare all’ammorbidente? Si tratta di uno dei prodotti più amati: è infatti difficile resistere al pensiero di un bucato morbido e profumato. E aggiungerlo al nostro lavaggio ha anche una certa utilità per l’ambiente, perché limita il distacco di microplastiche dagli indumenti sintetici e permette ai capi di durare di più. Eppure, anche nella scelta dell’ammorbidente dobbiamo prestare attenzione: molte delle soluzioni presenti sulla grande distribuzione, purtroppo, contengono degli ingredienti altamente inquinanti.

A cosa dobbiamo prestare attenzione quando leggiamo le etichette e, soprattutto, quali valide alternative possiamo scegliere per il nostro bucato?

Come funziona e a cosa serve l’ammorbidente

Ammorbidente

Come funziona l’ammorbidente e, soprattutto, serve davvero aggiungerlo ai nostri cicli in lavatrice? È questa la domanda che tutti prima o poi ci siamo chiesti, nell’ipotizzare di abbandonare questo additivo per i nostri panni.

Gli ammorbidenti commerciali sono sostanzialmente prodotti a base di tensioattivi cationici, ovvero delle sostanze altamente idratanti che avvolgono le fibre dei tessuti rendendole più lisce e, di conseguenza, più morbide al tatto. Un tempo la maggior parte di questi prodotti conteneva tensioattivi cationici sintetici altamente inquinanti, soprattutto dannosi per gli habitat marini. Oggi sempre più aziende si stanno invece orientando verso tensioattivi di origine naturale e biodegradabili, anche se bisogna comunque prestare grande attenzione alle etichette.Ma serve davvero utilizzare l’ammorbidente? Oltre al bucato morbido,

questo prodotto limita la produzione di microplastiche quando si lavano i capi sintetici, una scelta quindi utile all’ambiente. Così come il fatto che allungi la vita dei capi …Per contro, quando sono presenti sostanze inquinanti – e non solo i tensioattivi non biodegradabili, ma anche solventi, profumi, schiumogeni e molto altro ancora – si rischia di contaminare gli ambienti. Sia quelli acquatici, tramite gli scarichi, che quelli domestici. Sembra infatti che queste sostanze non sempre vengano efficacemente trattenute dagli impianti di depurazione, andando così a contaminare le acque con sostanze spesso di derivazione petrolchimica. Ancora, gli ammorbidenti sono tra i prodotti da bucato maggiormente ritenuti responsabili di reazioni allergiche e problematiche della pelle.

Ammorbidenti: a quali ingredienti prestare attenzione

In un’ottica di scelte d’acquisto più consapevoli, sia per l’ambiente che per la nostra salute, a quali ingredienti dovremmo prestare attenzione prima di acquistare un ammorbidente? Per alcune sostanze gli studi e le verifiche sono ancora in corso, ma di molte sappiamo già abbastanza per catalogarle buone o cattive, quindi dobbiamo leggere l’INCI, l’elenco ingredienti. Non sempre i detergenti domestici riportano sulla confezione l’elenco in dettaglio degli ingredienti, come invece avviene per l’INCI dei cosmetici. Tuttavia, spesso i produttori offrono la lista completa sul loro sito ufficiale.

In linea generale, bisognerebbe prestare attenzione a:

  • Tensioattivi non biodegradabili: vengono spesso indicati semplicemente come “tensioattivi”, accompagnati dalla percentuale presente nel prodotto. Di norma, tra il 5 e il 15%;
  • Conservanti: si tratta di sostanze chimiche che mantengono a lungo il prodotto, evitando il suo decadimento nel tempo. Molti di questi sono sia inquinanti che poco salutari, meglio quindi prestare attenzione a ingredienti come Benzisothiazolinone e Methylisothiazoline, molto diffusi ma scarsamente biodegradabili;
  • Profumi: i deodoranti inseriti negli ammorbidenti potrebbero rappresentare la prima causa di reazioni allergiche e dermatiti, poiché si tratta di note sostanze allergizzanti. Purtroppo, spesso in etichetta sono indicati semplicemente come “Parfum”, perché sotto una certa quantità non è obbligatorio riportare la lista dettagliata.  Tuttavia se ne conoscono almeno una ventina allergizzanti: Alpha-isomethyl ionone, Amyl cinnamal, Amyl Cinnamyl alcohol,Anise alcohol, Benzyl alcohol, Benzyl benzoate, Benzyl cinnamate, Benzyl salicylate, Butylphenyl methylpropional, Cinnamal, Cinnamyl alcohol ,Citral, Citronellol, Coumarin, Eugenol, Evernia furfuracea, Evernia prunastri, Farnesol, Geraniol, Hexyl cinnamal, Hydroxyisohexyl 3-cyclohexene carboxaldehyde, Hydroxycitronellal,Isoeugenol, Limonene, Linalool, Methyl 2-octynoate;
  • Altre sostanze: tra solventi, coloranti, schiumogeni e antibatterici, gli ammorbidenti possono contenere davvero di tutto. Elencarli tutti è davvero impossibile ma, in caso di dubbi, il consiglio è quello di controllare il comodo EcoBiodizionario di Ecobiocontrol.

Alternative naturali all’ammorbidente

Ammorbidente e acido citrico

Fortunatamente, i prodotti ecobio certificati sono sempre più diffusi: ad esempio, quelli che ho già avuto modo di segnalarvi qui su Ecocentrica. Ancora, non dobbiamo dimenticarci che possiamo approfittare del fai da te e di alcune alternative naturali e biodegradabili per ammorbidire il nostro bucato, riducendo così il nostro impatto ambientale.

Fra le più conosciute vi sono certamente l’acido citrico e il percarbonato di sodio. Il primo non nasce come ammorbidente, ma è un provetto anticalcare: per effetto indiretto può ridurre il detersivo che rimane sui capi e quindi rendere più morbidi e longevi i tessuti. Il secondo è invece perfetto sia per la pulizia dei panni dallo sporco più incrostato che come “ammorbidente”, ma attenzione al suo effetto sbiancante sui colorati più delicati. E mai mischiare i due composti: poiché uno è acido e l’altro basico, annullerebbero la loro azione.

In definitiva, con un pizzico di attenzione in più, nella scelta dell’ammorbidente possiamo sia ridurre il nostro impatto ambientale che proteggere la nostra salute.

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2 commenti
  1. Milena su 16 Ottobre 2016 10:09

    Ciao Tessa, ho scoperto questo tuo bellissimo e interessante blog che incontra il mio interesse nel cercare uno stile di vita più sostenibile. Mi piace il modo in cui tratti gli argomenti, con poche utili informazioni. Il tema dell’ammorbidente e dei detergenti ecologici mi interessa molto ma una cosa, fra quelle che hai detto, mi lascia perplessa: sei sicura che il bicarbonato sciolto in acqua abbia la stessa funzione dell’acido citrico? Io ho trovato notizie contrarie!

    Rispondi
    • Tessa Gelisio su 22 Novembre 2016 14:04

      Non hanno in generale la stessa funzione, perché il bicarbonato di sodio è una sostanza basica mentre l’acido citrico è appunto acido. Ho scritto che entrambi possono sostituire l’ammorbidente, anche se per motivi diversi: il bicarbonato riduce l’elettricità dei tessuti che diventano quindi più morbidi, l’acido citrico scioglie il calcare, che indurisce i capi.
      Come ammorbidente è meglio l’acido citrico, ma visto che non è uno dei prodotti più economici, ho voluto dare delle alternative.

      Rispondi
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