Punto di vista

Microplastiche: i posti dove sono state trovate, effetti su ecosistemi e salute

Microplastiche

L’allarme microplastiche è ormai globale, non vi è regione del globo dove questi piccoli e pericolosi frammenti plastici non siano stati rinvenuti. Chi mi segue con costanza, sa quanto mi stia a cuore la prevenzione dell’inquinamento da plastica, anche con piccole azioni quotidiane – dalla scelta delle confezioni per gli alimenti fino al bucato in lavatrice – che possono fare la differenza per l’ambiente. Eppure, quando si parla di microplastiche sono poche le armi che rimangono a nostra disposizione, poiché non solo non le notiamo data la loro ridottissima dimensione, ma nemmeno ci accorgiamo di produrle.

Ma cosa si intende davvero per microplastiche, dove sono state rinvenute e, soprattutto, quali sono i loro possibili effetti sugli ecosistemi e la salute? Di seguito ho cercato di raccogliere per voi le informazioni più aggiornate su un problema ormai diventato di strettissima attualità.

Microplastiche: cosa sono

Microplastica

Quello delle microplastiche è un problema balzato su tutti i media internazionali in tempi relativamente recenti: negli ultimi anni, è molto probabile che a tutti sia capitato di sentirne parlare almeno una volta. Eppure si tratta di una questione che ha origini ben più remote, ovvero dalla stessa invenzione della plastica.

Con il termine microplastica ci si riferisce infatti a piccoli frammenti – delle vere e proprie microparticelle – di materiale plastico. In genere, si considerano all’interno di questo gruppo dei pezzi di plastica di dimensione anche minore al millimetro, tanto che spesso sono addirittura micrometriche e, quindi, non riconoscibili dall’occhio umano.

Tali particelle possono essere suddivise in due grandi gruppi:

  • Microplastiche primarie, ovvero frammenti di plastica rilasciati nell’ambiente già a dimensioni piccolissime. È il caso, ad esempio, delle fibre sintetiche che si staccano dagli abiti durante il lavaggio, delle microsfere incluse in scrub e detersivi, del glitter e molto altro ancora;
  • Microplastiche secondarie: sono particelle che si separano da pezzi di plastica più grandi, per effetto dell’usura o dell’azione degli agenti atmosferici. Si possono quindi staccare da bottiglie di plastica abbandonate, tappi, confezioni di polistirolo, sacchetti per la spesa, lenze e reti da pesca, scocche di dispositivi elettronici e tanto altro.

Date le loro dimensioni infinitesimali, è davvero difficile rendersi conto della loro presenza. Tanto che non ci accorgiamo di spargerne grandi quantità nell’ambiente, con le nostre comuni attività quotidiane.

Microplastiche, dove sono state trovate

Plastica in Antartide

Poiché molto leggere e volatili, le microplastiche possono essere facilmente trasportate dal vento oppure dai corsi d’acqua, percorrendo così anche migliaia di chilometri dai luoghi in cui sono state effettivamente generate. Tanto che, secondo diversi studi, sarebbero addirittura ubiquitarie: non vi sarebbe infatti nessun luogo della Terra privo di questi frammenti, nemmeno i disabitati Poli.

Per aiutarvi a comprendere quanto enorme sia questo problema, è sufficiente sottolineare come le microplastiche siano presenti anche in luoghi che, almeno nell’immaginario comune, vengono considerati praticamente incontaminati, privi d’inquinamento:

  • Monte Everest: anche sulla vetta del monte più alto del Pianeta vi sono grandi quantità di microplastiche. Una recente spedizione ha rinvenuto vari esemplari di frammenti tessili, ma anche di microparticelle dovute a gomma, bottiglie di plastica e flaconi. Nella maggior parte dei casi si tratta di particelle dovute all’abbigliamento tecnico o ai rifiuti abbandonati dagli scalatori, ma una porzione importante arriva da luoghi remoti, trasportata dal vento;
  • Fossa delle Marianne: plastica e microplastica hanno raggiunto anche il punto più profondo dell’Oceano Pacifico, a 11 km sotto il livello del mare. Durante una spedizione per studiare le specie animali presenti a queste profondità, un gruppo di ricercatori ha rinvenuto piccoli oggetti di plastica probabilmente trascinati dalle correnti;
  • Antartide: chi l’avrebbe mai detto che le microplastiche potessero raggiungere anche l’Antartide, uno dei luoghi più inospitali del globo per l’uomo? Non solo sono presenti frammenti plastici, ma hanno già raggiunto le profondità dei ghiacci: ce ne sono 96 tipi diversi, tra frammenti di bottiglie e confezioni, nylon e altre fibre tessili;
  • Groenlandia: la grande distesa ghiacciata della Groenlandia conserva ben 13 microgrammi di microplastiche per ogni millilitro di acqua ghiacciata. E, nella maggior parte dei casi, si tratta di frammenti originati da pneumatici;
  • Artico: caso ancora più esemplare quello dell’Artico, il nostro Polo Nord, dove addirittura la concentrazione di microplastica è talmente elevata che vi sono delle vere e proprie “piogge plastiche” sulla calotta. L’origine? Le fibre tessili da bucato, perlopiù europee, trasportate dalle correnti.

Ma non è tutto: sapete, ad esempio, che ormai regolarmente il Gran Canyon statunitense è colpito da piogge di microplastica, trascinate dai venti e prodotte anche a migliaia di chilometri di distanza?

Effetti sull’ecosistema e sulla salute umana

Gravidanza

Proprio poiché ormai ubiquitarie, le microplastiche contaminano tutti gli ambienti. E potrebbero avere degli effetti preoccupanti sia sulla tenuta degli ecosistemi che sulla salute umana. Un rischio dovuto principalmente a due fenomeni:

  • La microplastica entra nella catena alimentare: a livello oceanico, i pesci ingoiano inavvertitamente dei frammenti di plastica, che si depositano nel loro organismo. Una volta pescati, questa microplastica contamina l’alimentazione umana. Ancora, poiché presenti in abbondanza nel terreno, i residui di plastica possono essere assorbiti da verdura e ortaggi coltivati;
  • La microplastica entra nelle vie respiratorie: poiché trasportate dal vento, ogni giorno respiriamo senza accorgercene grandi quantità di microplastica, che si accumula sul fondo dei polmoni.

Entrate a contatto con l’ambiente, le microplastiche possono alterare non solo l’alimentazione della fauna ittica, ma anche limitare lo sviluppo di specie vegetali marine, di alghe e plancton specializzati nella produzione di ossigeno, nonché danneggiare la barriera corallina.

Sono invece circa 74.000 le particelle di plastica che ogni singolo individuo respira o ingoia l’anno, pari a circa 5 grammi alla settimana. Ma sono davvero dannose per la salute? Al momento gli studi sono ancora in corso, ma sono già emersi elementi importanti:

  • Alcune sostanze chimiche contenute nella microplastica potrebbero alterare gli equilibri ormonali sia maschili che femminili;
  • I frammenti di plastica possono accumularsi nello stomaco e nell’intestino, alterandone le funzioni;
  • Le microparticelle plastiche potrebbero aumentare il rischio di patologie gravi, anche tumorali, soprattutto a carico dei polmoni;
  • La microplastica può superare la barriera della placenta nelle donne incinte, anche se non è chiaro se vi siano precise conseguenze per i futuri nascituri;
  • I frammenti di plastica possono fungere da veri e propri carrier di altre sostanze nocive, facilitando il loro ingresso nell’organismo. Esposte agli agenti esterni, possono trattenere componenti come i PCB (policlorobifenili) – dei componenti industriali probabilmente cancerogeni – e ne favoriscono l’assorbimento nel corpo con l’alimentazione e la respirazione.

Come difendersi?

Tessa Gelisio, bottiglia di plastica

Ma come possiamo difendere il Pianeta, e di conseguenza anche la nostra salute, da questa minaccia ormai ubiquitaria? Purtroppo, non possiamo agire retroattivamente: al momento non esistono tecnologie efficienti per raccogliere le microplastiche già presenti nell’ambiente, date le loro dimensioni microscopiche. Possiamo solo muoverci in prospettiva, impedendo la produzione di nuove unità:

  • Preferire abiti in fibre naturali anziché sintetiche, possibilmente utilizzando i sacchetti GuppyFriend;
  • Eliminare la plastica usa e getta, scegliendo bicchieri, stoviglie e confezioni in carta, cartone o fibra di bambù;
  • Usare solo bottiglie di vetro o borracce, rifiutando quelle di plastica;
  • Non acquistare prodotti dal packaging eccessivo e, per frutta e verdura, meglio scegliere quella sciolta anziché confezionata;
  • Installare pneumatici di altissima qualità sulle autovetture;
  • Evitare cosmetici non eco-bio;
  • Preferire dispositivi elettronici con scocca in metallo o vetro;
  • Smaltire correttamente mascherine, blister di farmaci e altri dispositivi medici.

Queste sono solo alcune delle azioni che possiamo mettere in pratica sin da oggi per ridurre la microplastica: può sembrare poco, ma per il Pianeta e la nostra salute farà la differenza!

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