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Home»EcoNews»Allevamento abusivo a Pisa, salvati cento barboncini: ora il percorso verso una nuova vita
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Allevamento abusivo a Pisa, salvati cento barboncini: ora il percorso verso una nuova vita

A Castelfranco di Sotto, nel Pisano, la Guardia di Finanza ha sequestrato un allevamento abusivo: circa 100 barboncini in condizioni inumane.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino29 Aprile 20263 min lettura
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Persona che accarezza un cane in gabbia
FreePik

La Guardia di Finanza, su disposizione del giudice per le indagini preliminari ha posto sotto sequestro un allevamento abusivo e sovraffollato di cani a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa. I militari, con il supporto dei Carabinieri Forestali e dei funzionari del Servizio Veterinario dell’AUSL Toscana Centro, hanno messo in salvo circa cento barboncini detenuti in strutture fatiscenti e prive dei requisiti minimi di legge. La titolare dell’attività è stata denunciata sia per maltrattamento di animali che per abusi edilizi.

Secondo quanto rivelato dalle indagini, infatti, alcune strutture del canile erano state costruite senza alcun permesso edilizio, nonostante il parere contrario espresso dalla Regione Toscana sulle richieste di autorizzazione presentate nel tempo e precedenti provvedimenti amministrativi.

I cani, prevalentemente barboncini destinati alla vendita, a prezzi compresi tra 1.800 e 2.800 euro, erano stipati in spazi risicati; undici di loro, incluse cucciolate nate da pochi giorni, condividevano addirittura lo stesso spazio. Non solo: si trovavano in recinti costruiti con materiali deteriorati e privi di fissaggio stabile, circondati da oggetti pericolosi, come lamiere metalliche e reti con estremità sporgenti.

I veterinari dell’AUSL hanno riscontrato ferite serie su diversi animali, diretta conseguenza delle modalità di detenzione. Due cani di taglia grande, un pastore dell’Anatolia e un pastore del Caucaso, presentavano le orecchie amputate, altri esemplari mostravano lesioni e patologie riconducibili alla prolungata esposizione a condizioni igienico-sanitarie insufficienti.

Gli animali sono stati tutti sottoposti a una prima visita veterinaria, con successiva verifica dei microchip; gli esemplari trasportabili sono stati affidati all’Ente Nazionale Protezione Animali e alla Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente, che presenteranno istanza congiunta per l’affido definitivo sulla base della legge 82/2025 che ha inasprito le pene per il maltrattamento animale, introducendo, appunto, la possibilità di affidare gli animali sequestrati a enti e associazioni protezionistiche.

Ora, per tutti loro si apre un lungo percorso di recupero. Secondo quanto comunicato dall’ENPA, alcuni animali avranno bisogno di cure fisiche e di un lavoro di riabilitazione comportamentale. L’ente, poi, ha annunciato che seguirà l’evoluzione giudiziaria del caso e valuterà di costituirsi parte civile in un eventuale procedimento penale. La speranza è che possano trovare una famiglia che si prenda cura di loro.

Ragazza che abbraccia un barboncino
FreePik

Questo evento non rappresenta purtroppo un caso isolato. Negli ultimi tempi c’è stato un aumento significativo dei sequestri di cani di razza, in diverse operazioni condotte dalle forze dell’ordine in tutta Italia. In particolare, i barboncini figurano tra le razze più colpite, perché rientrano tra quelle più richieste dal mercato. La domanda, sempre altissima, di questi cani è uno dei nodi fondamentali della questione. Purtroppo, si tende a inseguire mode e tendenze sui social, alimentando di fatto un commercio che a volte si sviluppa nell’illegalità, a scapito del benessere degli animali.

Il consiglio in questi casi è sempre lo stesso: chi desidera un cane di razza dovrebbe rivolgersi esclusivamente ad allevamenti seri e certificati, dove i prezzi elevati degli animali rispecchiano in tutto e per tutto condizioni di vita dignitose e pratiche selettive etiche. In certi casi il risparmio non è mai una soluzione giusta, se per inseguirlo su gioca sulla pelle dei cani stessi, finanziando, anche inconsapevolmente, circuiti abusivi. C’è una strada, però, che sarebbe sempre da perseguire: andare nei canili pubblici e nelle strutture di recupero del territorio, dove i cani abbandonati, anche di razza, attendono proprietari amorevoli e sono alla ricerca di una seconda possibilità. Un modo per innescare un circolo virtuoso che garantisce agli animali il benessere che meritano.

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