Biodegradabile e compostabile: ecco le differenze | Ecocentrica
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Biodegradabile o compostabile: conosci la differenza?

Due definizioni riferite spesso agli imballaggi in plastica, considerate erroneamente sinonimi

Noi italiani non ce la caviamo male con la raccolta differenziata: l’edizione 2018 del Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA ha evidenziato che la percentuale è leggermente aumentata rispetto all’anno precedente; inoltre, le nuove direttive europee in termini di recupero di imballaggi hanno fissato come obiettivo il 65% entro il 2025, e noi ne ricicliamo già il 67,5%.

Eppure, questa è una di quelle attività che lascia sempre molti dubbi. Qualche tempo fa su Ecocentrica abbiamo parlato dei più comuni errori della raccolta differenziata, ma ho notato che ancora in molti fanno confusione tra i termini “biodegradabile” e “compostabile”, considerandoli sinonimi anche se ahimè non è così.

Per non incorrere più in errori di questo tipo, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza tra queste due definizioni.

CHE DIFFERENZA C’È TRA “BIODEGRADABILE” E “COMPOSTABILE”

Foto: www.foodweb.it

Un materiale è biodegradabile quando, ad opera di microorganismi come i batteri o degli agenti atmosferici, si scompone in molecole organiche semplici come acqua, anidride carbonica, metano. Quasi tutti i materiali si degradano, ma la differenza è quanto impiegano: questo processo può avere tempi brevi o anche molto lunghi. La plastica ad esempio impiega centinaia, se non migliaia di anni, inoltre è costituita da materie prime inquinanti come il petrolio che vengono rilasciate nell’ambiente.

Dal punto di vista legale le cose cambiano, perché la normativa europea (EN 13432 del 2002) ha stabilito dei parametri: un prodotto può essere definito biodegradabile se si dissolve del 90% entro 6 mesi.
Un materiale biodegradabile però non è necessariamente anche compostabile.

Un materiale compostabile, invece, non solo è biodegradabile, ma degradandosi si trasforma in compost, utilizzabile in agricoltura come fertilizzante naturale. Per essere tale, deve decomporsi almeno per il 90% entro 3 mesi.

 

IMPARARE A RICONOSCERLI

Foto: www.legambiente.it

I sacchetti biodegradabili e compostabili sono quelli che oggi troviamo nel reparto ortofrutta o quelli che acquistiamo alla cassa per trasportare la spesa. O almeno dovrebbero esserlo, altrimenti sono illegali!

Capire se sono conformi alla legge è semplice: devono riportare entrambe le definizioni, “Biodegradabile e compostabile”, fare riferimento alla norma europea (UNI EN 13432:2002) e avere almeno un simbolo di uno degli enti certificatori.

Diffidate da tutte le altre diciture, soprattutto quelle generiche come “amico della natura”, che non hanno nessun valore.

 

SACCHETTI BIODEGRADABILI E COMPOSTABILI, DOVE SI BUTTANO

Foto: pianetadelleidee.altervista.org

Il dubbio che coglie molte persone è: i sacchetti della spesa si possono utilizzare per la raccolta dell’organico? Dipende.

Il packaging compostabile si degrada in poche settimane, e può quindi essere trattato negli impianti di compostaggio insieme ai rifiuti organici per essere trasformati in fertilizzante; in questo caso la risposta è sì, i sacchetti di questo materiale possono tranquillamente essere buttati nel contenitore dell’umido.

Al contrario, la plastica, anche se biodegradabile, richiede tempi più lunghi per decomporsi rispetti ai rifiuti organici, e non possono quindi essere trattati insieme: in questo caso va comunque gettata nella raccolta della plastica.

Quindi, per poter essere conferiti nell’umido o utilizzati per raccogliere l’umido casalingo, i sacchetti devono essere non solo biodegradabili, ma anche compostabili.

 

Quando avete dubbi sul corretto conferimento di un rifiuto, non affidatevi al caso (rischiando anche una bella multa) né gettate tutto nell’indifferenziato per non sbagliare. Oltre alle indicazioni fornite dal Comune, anche la tecnologia oggi ci viene in aiuto: sono tantissime le applicazioni per smartphone che danno indicazioni sulla raccolta differenziata. Una che conosco bene è Junker, semplicissima da usare perché basta fotografare il codice a barre del rifiuto e, in base al luogo in cui ci troviamo, l’app ci dice in quale bidone destinarlo!

 

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