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Home»EcoNews»Birdwatching in discarica, poi il caos sulla nave: così sarebbe partito l’incubo hantavirus
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Birdwatching in discarica, poi il caos sulla nave: così sarebbe partito l’incubo hantavirus

Un'escursione in una discarica di Ushuaia avrebbe scatenato il focolaio di hantavirus sulla nave Mv Hondius: il bilancio è di tre morti e otto contagiati.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Maggio 20263 min lettura
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Nave da crociera in mezzo al mare
Pexels

Il bilancio del focolaio di hantavirus scoppiato sulla Mv Hondius, durante una crociera scientifica partita da Ushuaia il 1° aprile dopo un viaggio tra l’Antartide e alcune isole isolate dell’Atlantico meridionale, è di tre morti, otto contagiati e una nave bloccata nell’Atlantico con a bordo passeggeri provenienti da 23 nazioni. Secondo le prime ricostruzioni delle autorità argentine, all’origine di tutto ciò ci sarebbe una scelta di turismo avventato: la coppia olandese di 69 anni avrebbe visitato una discarica nella città più meridionale del mondo durante un’escursione di birdwatching, entrando probabilmente in contatto con roditori portatori del ceppo andino del virus.

L’hantavirus delle Ande è una delle varianti più pericolose della famiglia. Non solo la sua mortalità può raggiungere il 50% dei casi, ma è anche, a differenza degli altri ceppi, l’unico capace di trasmettersi da uomo a uomo. Non serve il contatto coi roditori: tra persone a stretto contatto, basta la vicinanza con un infetto.

Pexels

Il ministero della Salute argentino ha ricostruito il percorso dei coniugi, marito e moglie deceduti rispettivamente l’11 aprile e il 26 aprile scorsi; arrivati in Argentina il 27 novembre 2025, i due hanno percorso in auto migliaia di chilometri attraverso Cile e Uruguay nel corso di quattro mesi, attraversando tra le altre la provincia di Neuquén, zona endemica del ceppo andino. Il 27 marzo sono rientrati in Argentina diretti verso Ushuaia, dove il 1° aprile si sono imbarcati sulla Hondius. Poco dopo, la coppia aveva iniziato a manifestare febbre alta, dolori muscolari, cefalea intensa, difficoltà respiratorie e cali di pressione. Una terza vittima, una donna tedesca, è morta il 2 maggio a bordo della nave.

Da quel momento il tracciamento dei contatti si è complicato in modo esponenziale. Il 24 aprile, prima che i decessi venissero ufficialmente registrati, 23 passeggeri avevano già lasciato la nave sull’isola di Sant’Elena per fare rientro nei rispettivi Paesi. Uno di loro è risultato positivo a Zurigo il 5 maggio. Un cittadino francese è stato identificato come caso contatto dopo aver condiviso un volo con un passeggero infetto. Anche un’assistente di volo della compagnia olandese KLM è stata sottoposta a test dopo aver operato su un volo con uno dei malati.

Ora la nave, con circa 150 persone ancora a bordo, è attesa a Tenerife domenica prossima, 10 maggio, per avviare i rimpatri coordinati dall’Unione europea. L’Organizzazione mondiale della sanità ha chiarito che non esistono pericoli di contagio paragonabili a quanto avvenuto durante il Covid; tuttavia, anche se il rischio per la popolazione generale rimane basso, i contagi sono sempre possibili, per questo il monitoraggio deve proseguire senza interruzioni. 

Al di là dell’emergenza sanitaria in corso, resta una questione altrettanto importante, ovvero i problemi legati al turismo d’avventura. Avvicinarsi a discariche e aree non bonificate in regioni endemiche non è mai un’attività senza rischi. Le discariche, come quelle presumibilmente visitate dalla coppia olandese, sono habitat dei roditori, portatori di gravi agenti patogeni. L’infezione può scaturire da un semplice contatto e diffondersi in modo non preventivabile; nessuna attività ricreativa, per quanto piacevole, vale il rischio di diventare il primo anello di una catena di contagi internazionale.

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