
I processi di transizione ecologica in atto, e la sempre più pervasiva intelligenza artificiale, stanno profondamente modificando il mondo del lavoro. Ed è proprio per analizzare questi processi in atto, e fornire soluzione valide ai professionisti di domani, che io e Marco Gisotti abbiamo deciso di pubblicare, per Edizioni Ambiente, “Green Jobs: come transizione ecologica e intelligenza artificiale stanno cambiando il mondo dei lavoro”. Il quarto libro di una lunga serie che, dopo 15 anni di analisi e di evoluzione del mercato, arriva in un momento cruciale: quello della sostenibilità e dell’IA che già stanno trasformando i mestieri di oggi. Una bussola pratica per i giovani che scelgono il percorso di studi, per chi vuole riqualificarsi e per chi, semplicemente, non vuole restare indietro.
I due grandi trend che stanno modificando il mondo del lavoro

Dal 2009, quando io e Marco Gisotti abbiamo cominciato a parlare di Green Jobs, il mercato del lavoro è cambiato enormemente. Nei prossimi l’Italia avrà bisogno di 3,3-3,7 milioni di nuovi lavoratori: una quota crescente di queste opportunità riguarderà professioni già esistenti, che richiedono però delle competenze aggiornate, siano esse tecniche, digitali e ambientali.
Questo processo porta all’emersione di due grandi questioni, che richiedono un approccio non solo puntuale, ma anche il più possibile immediato:
- da un lato ci sono tanti giovani che, nonostante la disponibilità di nuove occupazioni, non riescono a trovare lavoro perché hanno seguito percorsi formativi che il mercato non chiede più;
- dall’altro, le imprese faticano a recuperare i profili giusti, con pochi lavoratori con competenze tecniche, scientifiche o manuali sufficientemente evolute per rispondere alle necessità delle aziende.
In questa situazione di stallo professionale, si inseriscono però due grandi trend che il mercato del lavoro sta già sperimentando:
- l’intelligenza artificiale, che riduce il valore delle attività professionali più automatizzabili e, spesso, il numero di persone necessario a svolgerle;
- la sostenibilità, che impone sia alle aziende che ai lavoratori competenze ambientali di elevato livello.
Tra formazione inefficace e lavori a rischio a causa dell’IA

Per affrontare le sfide che, nei prossimi anni, caratterizzeranno sempre più il mondo del lavoro, è indispensabile agire sia sul fronte della formazione che del miglioramento delle competenze professionali.
Partendo proprio dal versante formativo, molti percorsi di studio non sono più in grado di garantire le competenze che le aziende richiedono con insistenza. Mentre molti giovani puntano ancora su percorsi umanistici, le imprese rivalutano la formazione STEM e, soprattutto, gli istituti professionali: un tempo considerati una “seconda scelta”, oggi garantiscono le più alte possibilità di occupazione.
Oltre alle competenze di base – come la capacità di lavorare in gruppo, di risolvere problemi e acquisire autonomia – ai giovani è inoltre richiesto di specializzarsi su sostenibilità, ambiente e digitalizzazione.
Sul fronte professionale, bisogna invece sapersi adattare ai processi in corso, anche perché l’avanzare dell’intelligenza artificiale non eliminerà interi mestieri, ma colpirà quelli che possono essere facilmente automatizzabili, siano essi manuali o cognitivi. Ad esempio:
- l’immissione di dati;
- i servizi di segreteria;
- la contabilità standardizzata;
- il customer service ripetitivo;
- le tradizioni standard;
- le attività amministrative a basso valore aggiunto.
La sostenibilità aggiorna i lavori che già esistono

Oltre all’intelligenza artificiale, la necessità delle imprese di sposare processi sempre più sostenibili – anche per adattarsi alla transizione ecologica in atto e agli obiettivi normativi fissati per il 2030 – impone un ripensamento di molte professioni.
La maggior parte dei lavori che verrà toccata dalla sostenibilità non è nuova: si tratta di posizioni già esistenti, che richiedono però un profondo aggiornamento. Nuove competenze che non riguardano solo i lavori manuali, ma anche quelli d’ufficio. Ad esempio:
- il muratore e il professionista edile sono chiamati a confrontarsi con tecniche di isolamento avanzato, materiali performanti e criteri energetici;
- l’elettricista deve acquisire competenze su fotovoltaico, sistemi d’accumulo, domotica e reti intelligenti;
- il tecnico agricolo deve saper sfruttare sensoristica, dati e automazione;
- il manutentore è chiamato a lavorare su impianti sempre più digitalizzati.
In altre parole, le competenze green diventano trasversali e coinvolgono settori molto diversi, ben oltre alle professioni tradizionalmente considerate ambientali.
Tornano lavori manuali evoluti e professioni che ancora pochi sanno fare

In un simile scenario, e con un dibattito pubblico sul lavoro che si concentra solo sull’intelligenza artificiale, riemergono professioni molto concrete e manuali, ma sottoposte a un’alta evoluzione:
- installatori fotovoltaici;
- elettricisti evoluti;
- tecnici dell’efficienza energetica;
- operatori specializzati nei cantieri;
- specialisti del riciclo;
- tecnici ambientali;
- professionisti ESG;
- data analyst ambientali.
In più, vi sono tre professioni molto richieste, che tuttavia ancora in pochi sanno fare:
- cuochi e professionisti della ristorazione, formati specificatamente sulla riduzione degli sprechi, la gestione efficiente delle risorse e le nuove filiere alimentari;
- conduttori di mezzi pesanti e logistica, chiamati a specializzarsi sull’ottimizzazione dei percorsi, la riduzione dei consumi e l’evoluzione delle flotte;
- tecnici della salute, sempre più coinvolti nella gestione sostenibile di dispositivi, materiali e rifiuti sanitari complessi.
In definitiva, il lavoro del futuro sarà fatto di competenze ibride, tecniche, ambientali e grande capacità di adattamento: il mercato ha già cambiato direzione, il rischio è continuare a discutere di lavoro guardandolo dallo specchietto retrovisore.