Calabrone asiatico: l’ultima delle bioinvasioni
Punto di vista

Calabrone asiatico: l’ultima delle bioinvasioni

Calabroni giganti sterminatori di api, cimici che attaccano frutteti e vigneti fino al famosissimo punteruolo rosso, il micidiale parassita delle palme. Ecco i 5 insetti più pericolosi degli ultimi anni

Fonte: Apicoltura Ilari

Sono centinaia le specie aliene e invasive, che sono arrivate da noi negli ultimi anni o che si apprestano ad arrivare, portando gravi danni all’agricoltura, alla biodiversità e alla nostra salute: le più pericolose, quelle invasive, sono soprattutto insetti.

L’ultima arrivata in Europa, e da qualche tempo anche in Italia (arrivata nel 2012 e diffusa in Liguria e in alcune zone del Piemonte e della Toscana) è la vespa velutina o calabrone asiatico, che sta mettendo a dura prova la vita delle api. Originario del Sud-Est asiatico, il calabrone asiatico (da non confondere con la vespa Mandarina, un altro sterminatore di api non ancora arrivato in Europa) si caratterizza per una lunghezza di circa 30 millimetri, un corpo mediamente tozzo e dal colore bruno, molto simile a quello dei calabroni europei, ma può essere facilmente riconosciuto grazie alle sue zampe gialle. L’arrivo in Occidente della Vespa Velutina ha destato preoccupazione per la natura invasiva. Questi calabroni attaccano infatti le api, le quali sono i più importanti impollinatori in natura, di cui sono spietati predatori, capaci di distruggere intere colonie e gli stessi alveari. Basti pensare che un singolo esemplare può arrivare a catturare e smembrare un’ape ogni 10 secondi. Le api sono così spaventate dalla loro presenza che spesso smettono di uscire dall’alveare, compromettendo l’impollinazione e lo stesso futuro della colonia. La pericolosità per l’uomo è invece più contenuta e, nonostante un carattere più aggressivo, gli effetti della puntura sono molto simili a quelli del calabrone europeo. Il veleno può però provocare gravi reazioni in soggetti allergici oppure ipersensibili. E come accade sempre in questi casi, anche i calabroni asiatici potrebbero essersi diffusi negli Stati Uniti e poi in Europa dopo aver preso un ‘passaggio’ su un cargo internazionale di vasi cinesi.

Il fenomeno dell’invasione non è nuovo, ma adesso a causa del clima sempre più tropicalizzato dovuto al surriscaldamento e a una globalizzazione che favorisce un interscambio di merci spesso prive di adeguati controlli, l’arrivo di specie invasive, soprattutto di invertebrati, è un problema serio, con un numero in costante crescita e senza alcun segno di miglioramento.

Infatti negli anni, sono state tante le bioinvasioni aliene che hanno messo a repentaglio la salute delle piante e dell’uomo.

Ricordate il punteruolo rosso, il micidiale parassita delle palme? Il coleottero curculionide è originario anch’esso dell’Asia meridionale ed è salito agli onori della cronaca italiana intorno al 2005 quando devastò milioni esemplari di palme molto diffusi nei giardini pubblici e nelle abitazioni private. L’insetto comparve per la prima volta in Europa e precisamente in Spagna nel 1994, probabilmente a causa dell’importazione di palme adulte infette dall’Egitto. Dal 2005 fece la sua comparsa dapprima in Toscana e poi quasi contemporaneamente in Liguria e Sicilia per poi diffondersi rapidamente in tutta la penisola. E fu proprio in questo periodo che le palme presenti sul territorio italiano conobbero la peggiore minaccia della loro storia plurisecolare, soprattutto se si pensa che nella sola Sicilia sono stati già persi oltre 30.000 esemplari. I danni causati dalle larve sono visibili solo in una fase avanzata dell’infestazione, quando queste arrivano a danneggiare la gemma centrale, in seguito la chioma perde la sua simmetria verticale fino a quando la palma collassa del tutto.

Dall’Asia arriva anche la nuova bestia nera per gli agricoltori italiani, che dopo anni di battaglie a Xylella o punteruolo rosso, oggi combattono la complessa lotta contro la cimice asiatica che avrebbe già fatto 740 milioni di euro di danni, secondo la Coldiretti. La cimice marmorata, differente dalla comune cimice verde che conosciamo, è stata identificata in Emila Romagna intorno al 2012, dove ha iniziato a creare danni a frutteti e vigneti per circa 100 milioni di euro. E’ stata decretata molto pericolosa perché prolifica con il deposito delle uova almeno due volte all’anno, con 300-400 esemplari alla volta che rovinano i frutti rendendoli inutilizzabili. Come negli altri casi si presume sia “salita” accidentalmente a bordo di container e probabilmente arrivata dentro imballaggi e bagagli del traffico internazionale di merci.

Anche la Minatrice serpentina degli agrumi è originaria del Sud-Est asiatico ed è un lepidottero che attacca agrumi, principalmente i limoni. La presenza della minatrice è stata rilevata in Italia nell’autunno del 1994, a partire dalla Sardegna e, nel luglio del 1995, in Calabria e Sicilia. Si ipotizza che abbia attaccato gli agrumeti e tutte le specie di agrumi tra luglio e settembre di quell’anno, nell’arco di pochi mesi insomma. E’ molto insidiosa negli impianti giovani e il suo nome deriva dal fatto che scava delle gallerie nei tessuti delle foglie dei nuovi flussi vegetativi deformandole e riducendone quindi la funzionalità.

E infine, la regina delle specie aliene: la zanzara tigre. Originario dell’Asia Tropicale e Subtropicale, questo fastidioso insetto è giunto in Italia probabilmente attraverso l’importazione di copertoni usati dagli Stati Uniti attorno ai primi anni ’90. Da allora e nel giro di pochi anni, la zanzara tigre si è diffusa largamente nel nostro Paese, anche nelle isole Sardegna e Sicilia, arrivando a costituire, in alcuni frangenti, un serio motivo di preoccupazione sanitaria e ambientale. Agisce rapidamente ed è responsabile di punture pruriginose, molto spesso dolorose, oltre ad essere un potenziale vettore di diversi agenti patogeni virali, tra cui la febbre gialla.

Quasi tutti gli insetti sono arrivati dall’Asia in maniera accidentale grazie al commercio di piante, giardinaggio, scambio di prodotti e una volta giunti si sono moltiplicati, diventando milioni di individui difficili da fermare. Ma esiste un modo per prevenire e monitorare l’invasione delle specie aliene?

Esistono una serie di sistemi di prevenzione che potrebbero aiutare a contenere l’invasione, ma servono investimenti per potenziarli. Bisogna studiare i vettori di arrivo per poterli fermare, come ad esempio, l’acqua di zavorra delle navi dove viaggiano migliaia di specie, esiste una convenzione – non sempre applicata – che impone di trattare queste acque o svuotare in alto mare per ridurre rischi. Oppure giocare d’anticipo con metodi naturali e astuti come gli alberi “sentinella”: piante autoctone italiane, fatte crescere nei giardini botanici di altre zone del mondo, con lo scopo di osservare da quali organismi alieni potrebbero essere attaccate e in modo da poter studiare soluzioni e anti parassitari.

Ti potrebbe anche interessare

2 Commenti

  • Commenta
    Xisca
    16 Giugno 2020 at 18:06

    Mi permetto di correggervi, la vespa invasiva degli USA e quella Europea non è la stessa. Non so che fonti abbiate. La prima è mandarinia mentre la seconda è velutinia.

    https://ggheza.wordpress.com/2020/05/09/vespe-killer-ma-killer-di-cosa-esattamente/

    • Commenta
      Tessa Gelisio
      28 Giugno 2020 at 10:00

      Grazie mille della precisazione!

    Scrivi un commento