Punto di vista

Cambiamenti climatici, parla l’Onu: “Energie verdi per evitare la catastrofe”

Cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici non sono più solo un’ipotesi lontana e, senza una politica che investa sempre più sulle energie verdi, poco potrà essere fatto per “evitare la catastrofe”. È questo il preoccupante parere espresso dall’ONU, all’indomani della pubblicazione del report “Stato del clima globale 2021”, redatto dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO). Nonostante la pandemia, che aveva fatto pensare a qualcuno un rallentamento nell’inquinamento e nell’emissione di gas serra, anche per il 2021 sono molti i parametri che destano preoccupazione. Ma cosa possiamo davvero fare, sin da oggi, per evitare il più buio di pronostici?

Dal buco dell’ozono ai danni nella criosfera, dalle emissioni di anidride carbonica alla perdita degli ecosistemi: il Pianeta sta male e non stiamo facendo molto per salvarlo. Ecco i punti più critici identificati dal report.

Un quadro allarmante sui cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici

Il report “Stato del clima globale 2021”, rilasciato pochi giorni fa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale, è stato realizzato raccogliendo i dati climatici di 191 nazioni appartenenti all’ONU. Le rilevazioni sono state poi confrontate con altri dati, come quelli provenienti dai satelliti Copernicus, e si è così potuto fotografare lo stato di salute della Terra nell’ultimo anno.

Una fotografia drammatica, con quattro indicatori che non solo mostrano come i cambiamenti climatici siano già in atto, ma anche come stiano diventando sempre più aggressivi.

Aumento delle temperature

Aumento delle temperature

Anche il 2021 si è rivelato un anno particolarmente caldo, uno dei più caldi di sempre, così come sta accadendo regolarmente dal 2015 a oggi. La colonnina di mercurio supera di 1.11 gradi i valori di riferimento dell’epoca preindustriale e questo innalzamento non sembra avere battute di arresto: lo scorso luglio, ad esempio, nella Death Valley californiana si sono raggiunti i 55 gradi. Nella nostra Sicilia, invece, alcune zone hanno sfiorato i 49 nello stesso periodo. E pensare che la scorsa estate la Niña, il fenomeno delle correnti che porta a un rapido raffreddamento delle temperature dell’Oceano Pacifico, non ha avuto effetto nel limitare la crescita delle temperature: poche settimane più fresche non sono state in grado di invertire il trend annuale.

Nel corso del 2021, inoltre, si è assistito a un fenomeno decisamente preoccupante: non solo si sono innalzate le temperature al suolo, ma anche a livello oceanico fino a 2.000 metri di profondità.

Emissione di gas serra

Anidride carbonica

Di pari passo con l’aumento delle temperature, vi è l’emissione di gas serra e climalteranti. Ad esempio, nel corso del 2021 i livelli di anidride carbonica in atmosfera hanno raggiunto le 413.2 parti per milione (ppm) a livello globale. Si tratta praticamente del 150% in più rispetto ai livelli pre-industriali, ben oltre alla soglia record dei 400 ppm registrata nel 2016 e praticamente pari al torrido Pliocene, quando gran parte dello Stivale era sommerso dalle acque.

Livello dei mari e acidificazione degli oceani

Onu, livello dei mari

Il 2021 non ha rappresentato un freno al problema dell’innalzamento del livello dei mari, dovuto perlopiù alla perdita di grandi porzioni di ghiaccio artico e antartico date le temperature record. Basti pensare che, tra il 2013 e proprio il 2021, i mari si sono innalzati di ben 4.5 millimetri.

La crescita dell’anidride carbonica immessa in atmosfera, invece, influisce sul fenomeno dell’acidificazione degli oceani. Le grandi distese oceaniche assorbono fino al 25% di tutta la CO2 prodotta, questo comporta un’acidificazione delle acque – ovvero l’abbassamento del PH – e quindi una minaccia per numerose specie marine, sia vegetali che animali. Non a caso, il fenomeno dello sbiancamento della barriera corallina si è fatto molto insistente lo scorso anno, in particolare lungo le coste australiane. Gli esperti del WMO spiegano come livelli tanto bassi di PH non si verificavano da ben 26 millenni.

Buco nell’ozono e criosfera

Criosfera

In molti pensavano che il buco dell’ozono si fosse definitivamente richiuso, a causa di un annuncio fuorviante rimbalzato qualche anno fa su tutto i media internazionali. In realtà, il buco nell’ozono si apre e si chiude regolarmente, a seconda delle stagioni: è presente d’estate e tende a scomparire in inverno.

Il problema è che, nella stagione in cui lo strato d’ozono è sempre più rarefatto, si assiste non solo a una maggiore estensione del buco, ma anche a una sempre più ritardata chiusura. Nel 2021 l’estensione ha raggiunto i 24.8 chilometri quadrati, più di continenti come l’Africa.

Non va meglio per quanto riguarda la criosfera, ovvero lo strato di ghiaccio a livello mondiale, con un ritmo di scioglimento preoccupante. Se si confronta il 2021 all’anno precedente, questo processo ha subito un blando rallentamento, ma i dati rimangono allarmanti. In media, i ghiacciai hanno perso 33,5 metri di ghiaccio rispetto al 1950, un fenomeno che ha subito un’impennata a partire dal 1980 e che ha visto dal 2013 un’ulteriore accelerazione.

Il ruolo dell’energia nei cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici ed energia

Purtroppo i danni dei cambiamenti climatici sono già visibili. L’Asia è il continente che nel corso del 2021 è stato più colpito, con inondazioni che solo in Cina hanno provocato 17.7 miliardi di dollari di danni. Nel frattempo, la siccità diffusa ha reso più difficoltosa l’agricoltura, con danni pari a 75 miliardi di dollari solo negli Stati Uniti. Ciò comporta sempre più carenza di beni alimentari di prima necessità, con carestie che colpiranno nel breve periodo oltre 500 milioni di persone residenti in Africa e 400 in Asia. Ma che fare per frenare questo processo?

L’ONU ritiene che uno dei fronti più urgenti d’azione sia rappresentato dall’energia, la cui produzione oggi rappresenta una delle più grandi fonti di immissione di gas climalteranti in atmosfera. “Il clima sta cambiando davanti ai nostri occhi” – spiega Petteri Taalas, segretario generale della WMO. “È solo questione di tempo prima che un altro anno diventi il più caldo mai registrato”.

Antonio Guterres, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha sottolineato come sia innanzitutto necessario porre fine al sistema di incentivi alle fonti fossili che, oltre a essere inquinanti, bruciano 11 miliardi di dollari al minuto. Fondi che potrebbero essere invece investiti in tecnologie verdi. Per poter rimanere all’interno degli 1.5 gradi massimi di aumento della temperatura rispetto al periodo preindustriale, bisogna quindi ripensare innanzitutto al modo con cui si produce e si consuma l’energia. “Le energie rinnovabili sono l’unica soluzione per raggiungere una vera sicurezza energetica” – spiega – “e per garantire prezzi stabili dell’energia e posti di lavoro sostenibili. La transizione verso le energie verdi può inoltre essere un fattore di promozione di pace nel Ventunesimo secolo”.

D’altronde, investire sull’energia verde e sull’elettrificazione globale – dai trasporti ai sistemi di riscaldamento, passando per i processi industriali – significa dire addio definitivamente a carbone e petrolio, oggi responsabili direttamente e indirettamente della quantità maggiore di emissioni climalteranti. Allo stesso tempo bisognerà investire su sistemi di allerta precoce per le catastrofi naturali, sulla riforestazione, sul consumo sostenibile di risorse sia nell’agricoltura che nell’allevamento, nonché in nuove tecnologie come quella per lo stoccaggio dei gas serra. Ci resta quindi molto da fare e, se non ci impegniamo sin da subito, quella a cui andremo incontro sarà una vera e propria “catastrofe climatica”.

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