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Home»Punto di vista»Schiuma del mare sulla spiaggia? Ecco quando è davvero pericolosa
Punto di vista

Schiuma del mare sulla spiaggia? Ecco quando è davvero pericolosa

La schiuma del mare spesso deriva da fenomeni del tutto naturali, tuttavia può capitare che sia di origine chimica: ecco come riconoscerla.
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio11 Agosto 20264 min lettura
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Tessa Gelisio, schiuma del mare

Passeggiando lungo la spiaggia, soprattutto dopo una forte mareggiata o in giornate particolarmente ventose, è facile imbattersi in cumuli di schiuma che si depositano a riva. E spesso la prima reazione è d’allarme: si tratta di inquinamento? In realtà, la schiuma marina non è sempre sinonimo di degrado ambientale: per capire se si tratti di un fenomeno naturale, oppure di una contaminazione chimica, è perciò importante osservarla attentamente.

Cos’è la schiuma naturale del mare e come si forma

Schiuma del mare
Pexels

Quando di origine naturale, la schiuma del mare è un fenomeno transitorio e fisiologico, perlopiù dovuto dall’agitazione meccanica dell’acqua, ad esempio a causa delle onde o del vento. Così come evidenziato dalla ricerca scientifica, questo processo deriva dalla combinazione di due principali fattori:

  • il materiale organico in sospensione, come frammenti di alghe, plancton o altre piante marine, che disgregandosi rilascia proteine e lipidi. Questi fungono alla stregua di veri e propri tensioattivi naturali, alternando la naturale tensione superficiale dell’acqua;
  • l’azione meccanica della risacca, ovvero il frangersi delle onde si mescola con l’aria e le sostanze organiche presenti in superficie, formando una schiuma soffice e temporanea.

Quando la schiuma è di origine artificiale

Schiuma in spiaggia
Pexels

Purtroppo, sempre più di frequente la schiuma del mare non è naturale, ma deriva dalle attività umane, come il rilascio di sostanze chimiche di sintesi e scarti in acqua. In particolare, le rilevazioni sul campo hanno dimostrato una maggiore contaminazione da:

  • tensioattivi di derivazione domestica, come i residui di detersivi per il bucato, i prodotti per la pulizia della casa, bagnoschiuma e shampoo che finiscono nelle acque reflue;
  • saponi e scarichi industriali, ovvero scarti chimici provenienti dai processi produttivi, non adeguatamente trattati.

La contaminazione marina genera, tuttavia, un fenomeno più preoccupante rispetto alla schiuma: l’eutrofizzazione. Si tratta di un processo innescato dai fertilizzanti agricoli, che vengono dilavati dalle piogge nei campi e finiscono così in mare. Ciò determina:

  • un eccesso di nutrienti in acqua, in particolare azoto e fosforo, che determina una crescita anomala ed esplosiva delle alghe;
  • la decomposizione di questa biomassa, che genera mucillagini, nonché schiume estremamente dense e maleodoranti.

Come distinguere la schiuma naturale da quella chimica

Schiuma marina
Pexels

Ma come distinguere la schiuma naturale da quella chimica? Serve un buon spirito di osservazione e, soprattutto, prestare attenzione ad alcuni indicatori:

  • il colore, perché una schiuma naturale non è mai del tutto candida, ma tende al bianco sporco, a volte con sfumature verdastre o marroni. Quella chimica, al contrario, si presenta spesso con un bianco acceso e innaturale;
  • la persistenza, poiché la schiuma naturale tende a dissolversi facilmente, scontrandosi con le rocce o toccando la spiaggia. Quella dovuta all’inquinamento è invece duratura, persistente, vischiosa;
  • l’odore, con quella naturale caratterizzata da note vegetali o salmastre, simile al pesce o all’erba tagliata, mentre quella chimica ha spesso miasmi pungenti e, fatto non meno importante, può ricordare il detersivo o il petrolio;
  • l’iridescenza, cioè l’apparizione di riflessi arcobaleno – come per le bolle di sapone, per capirsi – che è un fenomeno esclusivamente dovuto alla contaminazione chimica.

Le conseguenze della schiuma chimica su salute e ambiente

Schiuma al tramonto
Pexels

Proprio poiché la schiuma artificiale è sempre più frequente sulle nostre spiagge, è indispensabile anche informarsi sui rischi, sia per l’ambiente che per la salute. Alcuni dei composti chimici presenti in mare, infatti, possono avere degli effetti tossici.

Partendo proprio dalla salute, per l’organismo umano il contatto o la vicinanza con la schiuma può determinare:

  • problemi all’apparato respiratorio, perché il movimento delle onde può sprigionare degli aerosol carichi di sostanze chimiche irritanti. L’inalazione può quindi infiammare le vie respiratorie, i bronchi e i polmoni, con sintomi spesso aggravati dalla presenza di tossine di alghe presenti nell’acqua;
  • disturbi cutanei, come irritazione, dermatiti e rash. Per questo, in presenza di schiuma anomala, è meglio rinunciare al bagno.

Gli effetti sull’ambiente non sono minori e, soprattutto, da sottovalutare:

  • l’ipossia, dovuta alla rapida crescita di alghe invasive, che consuma ossigeno, impedendo la naturale ossigenazione delle acque e soffocando l’habitat autoctono;
  • i danni alla flora e alla fauna, con soventi morie di animali marini – in particolare pesci – e la distruzione di vegetali fondamentali, come le praterie di Posidonia;
  • le alterazioni endocrine che determinano un anomalo sviluppo ormonale di molti animali, spesso limitandone le capacità riproduttive;
  • i rischi per l’avifauna, perché i tensioattivi chimici distruggono la naturale impermeabilità del piumaggio di molti uccelli marini, esponendoli sia al freddo che al rischio di annegamento.

In definitiva, la schiuma del mare non è un fenomeno che deve sempre allarmare: con una buona attenzione, e un pizzico di prudenza, è possibile distinguere tra la sua origine naturale e artificiale.

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