
Anche nella scelta di un prodotto tanto semplice quanto la carta assorbente per la casa, l’estetica prende il sopravvento su praticità e sicurezza. Capita infatti spesso che si acquistino esemplari rifiniti con stampe e disegni, si tratti di rappresentazioni floreali o eleganti greche, per rendere meno anonimo un prodotto che rimane in bella vista in cucina. Eppure, non bisogna sottovalutarne i rischi: quella stampa colorata non è infatti così innocua come si potrebbe pensare, perché può trasferire sostanze nocive ai cibi, a meno che non sia stata sottoposta a specifiche prove di cessione degli inchiostri.
La possibile migrazione degli inchiostri nei cibi

A discapito delle credenze comuni, gli inchiostri utilizzati nella carta casa non sono sempre progettati per garantire il contatto diretto con gli alimenti. Molti derivano dal petrolio e possono contenere composti dannosi come le ammine aromatiche primarie (PAA), potenzialmente cancerogene e mutagene.
Sebbene il Regolamento CE 1935/2004 e le linee guida EFSA impongano precisi limiti per gli inchiostri utilizzati sulla carta alimentare, alcuni studi hanno individuato quantità ben oltre al consentito in diversi esemplari commerciali. In particolare, la tossicità delle sostanze di sintesi si manifesta con un aumento:
- del rischio di cancro, in particolare alla vescica e al fegato;
- di effetti mutageni e genotossici, in particolare dalle PPA, che possono favorire alterazioni cellulari che, nel lungo periodo, evolvono in tumori;
- di disturbi del sistema endocrino, a causa degli ftalati, con conseguenze su fertilità, sviluppo riproduttivo, ipofisi e tiroide;
- di problemi neurologici e dello sviluppo, in particolare nei bambini;
- di allergie e dermatiti, spesso accompagnate da disturbi all’apparato digerente.
A questo va aggiunto che la carta da cucina – anche priva di inchiostri o, addirittura, da fibre riciclate – può contenere metalli pesanti come piombo, cadmio e cromo, a causa dei processi industriali di sbiancamento.
Bisogna quindi sempre preferire carte certificate, che riportino in etichetta specifiche indicazioni per l’utilizzo con gli alimenti e, meglio ancora, sottoposti a test visivi e quantitativi per la verifica dell’eventuale cessione del colore.
L’elevato impatto ambientale della carta colorata

Se i rischi per la salute non fossero sufficienti a sollevare più di un dubbio sulla carta casa colorata, bisogna sapere che a livello mondiale anche la produzione può essere inquinante, seppur esistano aziende virtuose che si avvalgono solo di cellulosa da foreste gestite in modo sostenibile e processi produttivi a ridotto o nullo rilascio di inquinanti chimici dannosi.
Gli studi LCA – ovvero sull’intero ciclo di vita – dimostrano che la carta colorata è decisamente più inquinante rispetto a quella priva di decori. Infatti:
- i processi di sbiancamento – con cloro o alternative ECF/TCF – possono produrre diossine e composti organici persistenti, che si accumulano negli ambienti marini;
- la maggior parte dei pigmenti non solo deriva dal petrolio, ma sono dannosi per la biodiversità acquatica;
- il consumo di acqua ed energia in produzione è oltre il doppio rispetto alle carte al naturale o, ancora, prive di stampe.
Ancora, indipendentemente si utilizzi carta colorata oppure bianca, se ricavata da polpa vergine può avere un impatto in termini di deforestazione. Per questo, quando si procede all’acquisto, bisogna verificare che provenga da foreste più sostenibili e certificate, come ad esempio FSC o PEFC.
Come riconoscere la carta casa potenzialmente pericolosa

In linea generale, la carta casa non dovrebbe essere utilizzata per avvolgere o conservare gli alimenti, salvo quando diversamente indicato: il suo utilizzo primario è infatti per la pulizia delle superfici, grazie alla sua capacità assorbente. Eppure, nonostante questa indicazione d’uso, è molto diffusa l’abitudine di impiegarla per avvolgere frutta, pane, prodotti da forno, fritto o altri cibi, ad esempio per il trasporto in borsa o il consumo in ufficio.
Per legge, queste carte devono riportare la dicitura “usare solo dal lato non colorato”, indipendentemente dall’effettiva capacità di trasferire, o meno, inchiostri sulle superfici. Va tuttavia ricordato che alcune varietà possono essere utilizzate in sicurezza: se è presente il simbolo del bicchiere e della forchetta, il prodotto è stato sottoposto a test per verificare l’idoneità a contatto con i cibi in modalità previste o prevedibili.
Le alternative da prendere in considerazione

Fortunatamente, esistono numerose alternative che permettono di escludere ogni rischio, garantendo al contempo la medesima capacità di protezione per gli alimenti. In particolare, è buona abitudine:
- evitare di usare la carta casa per i cibi, preferendo invece contenitori specificatamente pensati a questo scopo, come il vetro, il silicone alimentare o l’acciaio;
- preferire strofinacci di cotone o di lino riutilizzabili, purché con fibre organiche certificate, poiché sono duraturi nel tempo e non comportano migrazioni chimiche;
- provare gli involucri in cera d’api, pensati proprio per rimanere a contatto con i cibi e dalla blanda attività antibatterica.
In definitiva, la carta casa colorata può presentare rischi da non sottovalutare, perché contamina gli alimenti. Meglio, allora, orientarsi verso alternative maggiormente sicure.