Punto di vista

Coltivare proteggendo l’ambiente: come funziona l’agricoltura rigenerativa

Agricoltura rigenerativa, Tessa Gelisio

Quando pensiamo all’agricoltura, alla mente non può che balzare l’immagine romantica di un contadino che si prende cura della sua terra con passione e dedizione. Eppure, per quanto questo immaginario sia diffuso, la realtà moderna è assai diversa. La maggior parte delle coltivazioni avviene infatti in un regime di agricoltura intensiva, dove la figura del saggio contadino non è che un lontanissimo ricordo. Ettari di campi sfruttati senza sosta, uso estensivo di fertilizzanti chimici e pesticidi, terreni impoveriti, deforestazione, monoculture ed elevate emissioni di CO2: è questo ciò che accade principalmente oggi.

Da qualche anno a questa parte, si assiste però a un’importante inversione di rotta: sempre più coltivatori decidono di abbandonare i dettami della produzione intensiva, sposando invece l’agricoltura rigenerativa. Ma di cosa si tratta e, soprattutto, quali benefici apporta all’ambiente?

Cosa si intende per agricoltura rigenerativa

Agricoltura rigenerativa

Per agricoltura rigenerativa si intende un insieme di pratiche, consuetudini e saperi che mirano alla produzione di verdure e ortaggi per soddisfare le necessità dell’uomo, cercando però di garantire il minor impatto ambientale possibile e nello stesso tempo rigenerare la fertilità del terreno . Si tratta quindi del paradigma opposto all’agricoltura intensiva, dove viene massimizzata la produzione anche a discapito della fertilità del terreno, con grandi costi ambientali. L’obiettivo è quello di proteggere e arricchire, anziché depauperare, le risorse naturali.

L’agricoltura rigenerativa non nasce da una precisa teorizzazione, sebbene negli ultimi anni alcune organizzazioni non governative abbiano stilato i principi della cosiddetta AOR (agricoltura organica rigenerativa). Piuttosto, si parla di un insieme di pratiche applicate per decenni, derivate perlopiù dalla permacultura australiana degli anni ‘70, dall’agricoltura biologica e dall’agricoltura biodinamica, quest’ultima però privata della sua parte più esoterica.

I quattro principi dell’agricoltura rigenerativa

Ravanelli

Come facile intuire, l’agricoltura rigenerativa si propone di arricchire il suolo, l’ambiente e l’uomo anziché depauperare le risorse ambientali e sociali connesse alla coltivazione. Questa disciplina si basa su quattro principi cardine, sintetizzati qualche anno fa dall’ong Deafal all’interno della “Carta dei Principi e dei Valori dell’Agricoltura Organica e Rigenerativa”:

  • Rigenerare il suolo: il principio fondamentale si basa sul ripristino della fertilità del terreno, proteggendone il suo naturale equilibrio minerale. Allo stesso modo, si lavora per contrastare l’erosione del suolo;
  • Rigenerare la biodiversità e gli ecosistemi: per l’agricoltura rigenerativa è importante proteggere la biodiversità, sia nella scelta delle colture che evitando le contaminazioni ambientali dovute all’uso indiscriminato di fertilizzanti e pesticidi chimici. Si rispettano poi varietà vegetali e animali del posto, recuperando gli scarti e puntando alle emissioni zero;
  • Rigenerare il rapporto tra gli esseri viventi: questa disciplina valorizza non solo il rapporto dell’uomo con la natura, ma anche fra le stesse persone. Si basa infatti sul rispetto della dignità degli individui, su rapporti lavorativi dove la tutela dei diritti sia al centro, sulla trasparenza e sull’inclusione;
  • Rigenerare i saperi: l’universo dell’agricoltura rigenerativa non è chiuso, ma aperto a chiunque ne voglia apprendere i principi e le pratiche. Uno degli obiettivi è proprio quello della trasmissione delle conoscenze acquisite, affinché sempre più persone ne possano approfittare.

Agricoltura rigenerativa: ma come funziona?

Coccinelle

Visti i principi dell’agricoltura rigenerativa, si potrebbe erroneamente pensare che questa disciplina faccia ricorso a pratiche complesse, sconosciute o di difficile applicazione. Nulla di più sbagliato, poiché l’agricoltura rigenerativa si avvale di tecniche che risultano familiari ai più:

  • Rotazione delle colture: coltivare sempre la stessa specie vegetale porta il terreno a perdere le sue proprietà.
  • L’agricoltura rigenerativa recupera la tecnica della rotazione delle colture, scegliendo varietà vegetali che siano in grado di arricchire il terreno dei minerali consumati dalle precedenti coltivazioni. Così facendo si rafforza la composizione organica del terreno, si limita l’erosione del suolo e si incentiva la biodiversità microbiologica;
  • Lavorazione ridotta del terreno: la continua sollecitazione meccanica e chimica del terreno non fa altro, nel tempo, che limitare la sua fertilità. Per questo, si evitano arature troppo profonde, il passaggio continuo sui campi coltivati con macchinari, l’eccessiva estirpazione di piante dalla crescita spontanea. Così si ottiene una migliore distribuzione della sostanza organica nel terreno, la remineralizzazione del suolo e una nutrita popolazione di lombrichi e insetti utili, anche per la lotta biologica ai parassiti;
  • Copertura del suolo: secondo l’agricoltura rigenerativa, il terreno non dovrebbe mai rimanere privo di vegetali. D’altronde, fatta eccezione per le aree desertiche del mondo, in natura i terreni sono sempre ricoperti da erbe, piante, cespugli e alberi. Per questo si incentiva il ricorso a pratiche come il sovescio, ovvero all’interramento di alcune colture per favorire la fertilità del terreno;
  • Riduzione degli sprechi: infine, questo insieme di discipline mira a ridurre gli sprechi e, soprattutto, ad abbattere le emissioni. Ad esempio, per l’irrigazione si tenta di recuperare quanta più acqua piovana possibile, evitando così di sprecare risorse idriche già scarse. Eventuali colture in eccesso vengono impiegate per alimentare il bestiame o arricchire il terreno, mentre la fertilizzazione avviene con compost autoprodotto o con concimi organici recuperati da allevamenti, approfittando così dell’economia circolare.

Rigenerare terreno e coltivazioni: quali sono i benefici

Agricoltura rigenerativa, pomodori

Ma nei fatti, come si traduce l’applicazione di queste pratiche più sostenibili, molte delle quali recuperate dalle più antiche tradizioni contadine? Basti pensare come la rotazione delle colture sia una delle tecniche sviluppate dall’uomo sin dagli albori dell’agricoltura, mentre il sovescio ha rappresentato una pratica comune almeno sino agli inizi del ‘900.

Tra i benefici che l’AOR è in grado di garantire, si elencano:

  • Ripristino della fertilità dei terreni, con un aumento sensibile del carbonio organico disponibile nel suolo e delle sue componenti azotate;
  • Rafforzamento delle strutture del suolo e delle radici delle piante, utili a limitare l’erosione del suolo e la probabilità di disastri ambientali quali le frane;
  • Aumento della biodiversità locale, non solo con il recupero di colture ormai dimenticate, ma anche favorendo la crescita spontanea di specie locali, favorendo la vita animale selvatica ed escludendo specie d’importazione che potrebbero danneggiare gli ecosistemi;
  • Eliminazione delle contaminazioni chimiche del terreno, delle falde acquifere e dell’aria, data l’eliminazione di fertilizzanti e pesticidi chimici;
  • Aumento della qualità delle varietà coltivate, con frutta e verdura più sana e gustosa, grazie a un terreno più fertile e condizioni ottimali di crescita;
  • Riduzione dello spreco idrico e delle emissioni di gas serra inquinanti;
  • Valorizzazione della forza lavoro locale, con un’economia virtuosa che non apporta beneficio solo agli agricoltori ma alla comunità nel suo complesso.

Insomma, la lotta al cambiamento climatico passa anche dal modo con cui coltiviamo gli alimenti che consumiamo ogni giorno. Scegliere prodotti da agricoltura rigenerativa significa portare in tavola non solo pietanze di elevatissima qualità, ma anche nutrirsi pesando poco sul Pianeta!

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