Punto di vista

Deforestazione: raggiunto il picco in questo secolo

La deforestazione è un problema ambientale iniziato più di un secolo fa. Quali conseguenze comporta e come siamo arrivati a questo punto?

Deforestazione

L’interazione uomo – ambiente è una relazione complicata nata 200.000 anni fa. Come qualsiasi specie l’uomo ha modificato (e modifica tutt’ora) il territorio in cui si trova, per avvicinarlo alle sue esigenze di sopravvivenza, ma la specie umana ha alterato più di ogni altra specie gli equilibri naturali: non rispettando i cicli naturali della nostra Terra, ha portato ad enormi impatti ambientali.

Siamo abituati a pensare alle preoccupazioni ambientali come ad un problema moderno, ossia la distruzione della natura e degli ecosistemi come il risultato della recente crescita della popolazione e dell’aumento dei consumi, ma la realtà è che questo è vero solo per alcuni problemi, come il cambiamento climatico, non è così per tanti altri impatti ambientali causati dalla specie umana, in particolare per la deforestazione.

Secondo una stima della FAO (l’organizzazione delle Nazioni unite per l’alimentazione e l’agricoltura), dal 1990, sono andati perduti oltre 420 milioni di ettari di foresta.

Vediamo insieme come la deforestazione è arrivata a questo punto.

AGRICOLTURA: LA PRIMA CAUSA

Per gran parte della storia dell’umanità, la maggior parte della Terra era selvaggia: foreste, praterie ed arbusti dominavano i suoi paesaggi. Negli ultimi secoli la situazione è cambiata drasticamente, trasformando gli habitat naturali e selvaggi in terreni agricoli: attualmente la metà di tutta la terra è utilizzata per l’agricoltura. Ma cerchiamo di vedere, più nel dettaglio la ripartizione della Terra, per capire meglio di quali numeri stiamo parlando.

Come sappiamo, la maggior parte della superficie globale è ricoperta da oceani, di conseguenza, dei 14,9 miliardi di ettari del pianeta, solo il 71% è abitabile (il restante 29% è coperto da ghiacciai o da terra sterile):

  • 104 milioni km2 è la superficie del terreno abitabile;
  • 50 milioni km2 vengono utilizzati per la coltivazione di colture e per il pascolo;
  • 39 milioni km2 è la superficie ricoperta dalle foreste.

Ossia, il 50% della terra abitabile viene utilizzato per l’agricoltura, il 37% è ricoperto dalle foreste, l’11% da arbusti, l’1% dalle città ed il restante 1% dall’acqua dolce.

Quando pensiamo alle crescenti pressioni sulla Terra da parte delle popolazioni moderne, spesso pensiamo a megalopoli tentacolari, ma le aree urbane rappresentano solo l’1% della terra abitabile globale: la maggior impronta dell’umanità è dovuta a ciò che mangiamo, non a dove viviamo.
Infatti, la trasformazione dell’uso del suolo globale ha subito una rapida accelerazione con l’avvento dell’agricoltura, circa 12.000 anni fa. Ovviamente questo sfruttamento del suolo ha portato a gravi impatti, primo tra tutti la deforestazione: il bisogno di creare nuove terre da destinare alle colture e alla pastorizia, ha portato all’abbattimento, sempre maggiore, di alberi.

Facciamo un passo indietro per capire come siamo arrivati alla situazione attuale.

DEFORESTAZIONE, UN PROBLEMA INIZIATO PIÙ DI UN SECOLO FA

L’uomo ha abbattuto alberi per millenni: 10.000 anni fa il 57% della terra abitabile del mondo (6 miliardi di ettari) era ricoperta da foreste, oggi ne rimangono solo 4 miliardi; il mondo ha perso un terzo delle sue foreste.

L’inizio del XX secolo è il momento in cui la perdita di foreste, a livello globale, ha raggiunto il picco: metà della perdita totale di foreste si è verificata dall’800 a.C. al 1900; l’altra metà si è verificata solo nell’ultimo secolo.
Questo ci offre due importanti informazioni:

  1. La deforestazione non è un problema nuovo. Le popolazioni, relativamente piccole, del passato erano in grado di provocare una grande perdita delle foreste: anche se con uno stile di vita più elementare rispetto agli standard odierni, l’impronta pro capite dei nostri antenati sarebbe stata elevata. Questo perché la bassa produttività dell’agricoltura e la dipendenza dal legno, utilizzato come combustibile e per l’edilizia, hanno comportato la necessità di disboscare grandi quantità di terra per le provviste di base.
  2. La deforestazione ha avuto una notevole accelerazione nell’ultimo secolo. In poco più di 100 anni, il mondo ha perso una quantità di foreste pari a quella registrata nei 9.000 anni precedenti, un’area grande quanto gli Stati Uniti.

Per comprendere la perdita di foreste più recente, concentriamoci sugli ultimi 300 anni, facendo un excursus storico:

  • Dal 1700 al 1850 sono stati cancellati 19 milioni di ettari ogni decennio (un’area pari a circa la metà di quella della Germania).
  • Dal 1850 al 1920 le perdite sono state circa il 50% più elevate, con 30 milioni di ettari per decennio, il che equivale a perdere un’area boschiva grande quanto l’Italia ogni 10 anni; in questo periodo sono andate distrutte soprattutto foreste temperate: la crescita della popolazione ha fatto sì che gli odierni Paesi ricchi dell’Europa e del Nord America avessero bisogno di sempre più risorse.
  • Dagli anni ’20 agli anni ’80, le perdite decadali sono quadruplicate, raggiungendo quasi 120 milioni di ettari (pari all’estensione del Sudafrica); questo aumento è stato determinato soprattutto dalla deforestazione tropicale, in quanto i Paesi dell’Asia e dell’America Latina hanno seguito la strada dell’Europa e del Nord America.
  • La deforestazione globale ha raggiunto il suo picco negli anni Ottanta: in questo decennio abbiamo perso 150 milioni di ettari (come la metà dell’India); il disboscamento dell’Amazzonia brasiliana per la costruzione di pascoli e coltivazioni è stato uno dei principali fattori di questa perdita.

La storia della deforestazione è una storia tragica, che vede tra le sue principali conseguenze la perdita di biodiversità, ma in realtà le problematiche sono molte di più.

QUALI SONO LE CONSEGUENZE DELLA DEFORESTAZIONE?

  1. Perdita di biodiversità
    Basti pensare che le grandi foreste pluviali del Sud America e dell’Africa Centrale ospitano, da sole, circa la metà delle specie viventi sul nostro pianeta. Quindi, perdere le foreste, non significa perdere solo quei paesaggi selvaggi e bellissimi, ma anche fauna e flora selvatica al suo interno, e i suoi habitat naturali. Significa modificare l’intero ecosistema.
  2. Intensificazione del riscaldamento globale
    Le piante e gli alberi, attraverso il processo delle fotosintesi clorofilliana, trasformano l’anidride carbonica, presente in atmosfera, in ossigeno. Di conseguenza il disboscamento determina un aumento della CO2, quindi un incremento dell’effetto serra e del riscaldamento globale.
  3. Cambiamenti nel clima locale
    I cambiamenti dovuti alla deforestazione si possono percepire e notare anche a livello regionale! Senza gli alberi avvengono sempre più eventi estremi, rendendo gli ambienti meno resilienti agli stravolgimenti dovuti al meteo. Aumenta il dissesto idrogeologico, il rischio di frane, alluvioni e smottamenti.
  4. Impoverimento del suolo
    Il suolo è un componente essenziale dell’ambiente, anche se molto spesso non viene preso in considerazione: è un corpo naturale in continuo divenire, nel quale avvengono i cicli biogeochimici necessari per il mantenimento di tutti gli esseri viventi. Quindi l’impoverimento del suolo porta con sé altre disastrose conseguenze, come l’alterazione delle comunità di microorganismi e l’emissione di gas serra in seguito alla sua degradazione.

Queste sono le conseguenze dirette della deforestazione, ma come sappiamo bene, nell’ambiente tutto è collegato, e ognuna di queste problematiche, nate dall’abbattimento di alberi, porta con sé, purtroppo, altre conseguenze, altrettanto dannose. Potremmo dire che quello che si genera è un “effetto farfalla”.

NOI, COSA POSSIAMO FARE?

Come abbiamo visto, nel tempo sono state fatte scelte sbagliate, mettendo in primo piano l’esigenza umana e decidendo così di non considerare l’importanza della natura e le sue necessità. Ma sarebbe ancora più sbagliato decidere di chiudere gli occhi, pensando che tanto ormai non si può più fare niente. Per fortuna, adesso siamo consapevoli del valore delle foreste e del mondo che queste racchiudono al loro interno.

Il nostro contributo è quello innanzitutto di fare scelte consapevoli, nell’alimentazione, nell’acquisto dei prodotti di tutti i giorni… Abbiamo già visto quale impatto abbia la soia sulla deforestazione, e parlato dell’importanza di incentivare nuove tecnologie agricole che non richiedono l’utilizzo del suolo, come l’acquaponica e l’idroponica. Insomma, l’effetto farfalla è qualcosa che riguarda anche noi, e non ce ne dobbiamo lavare le mani!

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