
Quando si porta in tavola frutta e verdura, ci si convince di fare una delle scelte alimentari più sane possibili. Eppure, i benefici di un’alimentazione il più possibile vegetale potrebbero essere facilmente cancellati da un problema spesso dimenticato: la contaminazione da pesticidi. Di recente è infatti stata pubblicata la “Dirty Dozen” alimentare, ovvero la lista dei 12 cibi vegetali maggiormente contaminati da sostanze chimiche di sintesi. E, senza troppe sorprese, la frutta e la verdura più a rischio è anche quella di maggiore consumo. Ma come difendersi?
La ricerca sui pesticidi nei cibi vegetali

Ogni anno l’Environmental Working Group (EWG) pubblica la Pesticide Guide, ovvero la lista degli alimenti di origine vegetale maggiormente contaminata da pesticidi e altre sostanze chimiche. Sebbene la ricerca si basi sul mercato statunitense, in base ai dati resi noti dal Dipartimento dell’Agricoltura a stelle e strisce, è da anni un riferimento per l’intero mercato globale.
Al vaglio dei ricercatori ben 54.000 campioni appartenenti a 47 categorie ortofrutticole diverse, accuratamente lavati e sbucciati prima delle analisi, per comprendere l’eventuale penetrazione nella polpa delle sostanze inquinanti. E i risultati sono allarmanti: sono stati rilevati ben 264 pesticidi diversi, in alcuni casi fino a 200 sulla singola categoria di frutta o verdura.
Per quanto esistano regioni del mondo dove le normative sui pesticidi sono più restrittive, come ad esempio in Europa, la lista dei Dirty Dozen vale pressoché ovunque: possono cambiare le concentrazioni massime di contaminanti, ma le modalità produttive e le capacità di assorbimento da parte delle singole specie vegetali sono perlopiù le medesime. D’altronde, la conferma arriva dall’europea EFSA che, analizzando 125.000 campioni vegetali sui mercati del Vecchio Continente, ha rilevato contaminazioni nel 98,2% dei casi.
I 12 cibi vegetali in assoluto più contaminati

La ricerca ha individuato 12 alimenti vegetali, tra frutta e verdura, maggiormente colpiti dalla presenza di sostanze di sintesi, potenzialmente dannose sia per la salute che per l’ambiente. Dei prodotti di diffusissimo consumo, spesso alla base della catena alimentare, coltivati con tecniche agricole standard. Non sono perciò stati considerati alimenti ottenuti tramite tecniche biologiche o a basso ricorso di pesticidi e fertilizzanti.
Fra la frutta e la verdura maggiormente a rischio, si elencano:
- gli spinaci, che possono presentare anche più di quattro sostanze chimiche contemporaneamente. La struttura fogliare assorbente, e la presenza in natura di numerosi parassiti, obbligano infatti le aziende a trattamenti chimici frequenti;
- il cavolo nero, anch’esso sottoposto a trattamenti frequenti con insetticidi, porché preso d’assalto da numerosi insetti;
- le fragole che, per loro struttura permeabile, tendono ad assorbire grandi quantità di sostanze chimiche;
- l’uva, perché sottoposta a continui irrorazioni con pesticidi sistemici;
- le pesche noci, a causa della loro buccia sottile che favorisce il passaggio di residui chimici;
- le pesche classiche, sempre perché la buccia è mediamente sottile, sebbene meno delicata delle pesche noci;
- le ciliegie, perché sottoposte massicciamente a trattamenti antimuffa e antifungini;
- le mele, soprattutto se non sbucciate e acquistate sulla grande distribuzione;
- le more, in qualità di varietà più sottoposta a insetticidi e fertilizzanti fra i frutti rossi;
- le pere, poiché prese d’assalto da numerosi insetti e, quindi, spesso trattate con enormi quantità di pesticidi;
- le patate, unico tubero della lista, perché assorbono sostanze chimiche direttamente dal terreno;
- i mirtilli, per via della coltivazione intensiva e della buccia sottile, che favorisce il passaggio dei residui chimici alla polpa.
I possibili rischi per la salute

Il tema centrale della contaminazione da pesticidi è rappresentato dal cosiddetto effetto cocktail, ovvero la presenza di più sostanze chimiche su ogni singolo alimento, che non solo determina interazioni tra pesticidi diversi, ma amplifica gli effetti dannosi a livello dell’organismo.
In particolare, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) e l’OMS hanno già messo in guardia sul possibile effetto cancerogeno dei più comuni pesticidi, soprattutto con l’esposizione cronica. Oltre all’aumento del rischio di tumori, queste sostanze possono causare:
- interferenza endocrina, alterando l’attività di organi come l’ipofisi e la tiroide, causando scompensi ormonali e aumentano l’infertilità;
- effetti neurologici, con l’aumento del rischio di sviluppare patologie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson;
- reazioni allergiche, shock anafilattici e orticaria;
- disturbi respiratori gravi, come il peggioramento dell’asma e della BPCO;
- rischi specifici per bambini e donne in gravidanza, perché più vulnerabili all’azione di sostanze di sintesi.
Le strategie per ridurre l’esposizione

Rinunciare agli alimenti presenti nella Dirty Dozen non è però la risposta: si tratta infatti di pietanze essenziali per una dieta equilibrata, perché ricchi di vitamine e minerali indispensabili per l’organismo. Tuttavia, si possono adottare delle facili strategie per ridurne il rischio:
- lavare accuratamente sotto acqua corrente e, quando possibile, rimuovere la buccia, dove comunque si concentra la maggior parte dei pesticidi;
- scegliere il biologico, perché la coltivazione di frutta e verdura non è esposta a pesticidi chimici;
- prediligere i prodotti di stagione e di produzione locale, per limitare il rischio di contaminazione incrociata con i conservanti;
- consumare più frequentemente cibi dai bassi livelli di contaminanti, come cipolle, asparagi, avocado italiano e mais dolce.
In definitiva, la consapevolezza è il primo strumento di tutela: conoscere i cibi più contaminati, e provvedere a ridurre il rischio con un ottimo lavaggio e alternative bio, è indispensabile per evitare pesticidi potenzialmente dannosi.