
In un mercato in fermento come quello libero dell’energia in Italia, scegliere una fornitura più sostenibile sembra, almeno di primo acchito, un gioco da ragazzi: la maggior parte degli operatori riporta infatti lo slogan “energia al 100% rinnovabile” sulle proprie proposte commerciali. Per quanto possa sembrare una buona notizia, la realtà è ben diversa: molte di queste offerte, pur avvalendosi di energia rinnovabili, non contribuiscono a ridurre la dipendenza dalle fonti fossili. In altre parole, non contribuiscono alla costruzione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici, lasciando quindi la quota di carbone e gas invariata nel mix energetico. Cosa guardare, di conseguenza, per scegliere una fornitura davvero più sostenibile?
Gli attori nel mercato energetico italiano
Per capire come i fornitori riescano a definire le loro offerte rinnovabili, pur sfruttando di fatto energia grigia, è innanzitutto necessario capire come sia organizzato il mercato italiano. Semplificando, si rilevano due grandi gruppi di attori:
- i produttori o fornitori integrati, ovvero che possiedono direttamente impianti – fossili o rinnovabili – e che, di conseguenza, possono fornire agli utenti finali energia da loro prodotta o, ancora, rivenderla all’ingrosso.
- i rivenditori o trader, ovvero società che non posseggono impianti, ma acquistano energia dal mercato all’ingrosso, cioè dalla cosiddetta borsa dell’elettricità.
Quando un rivenditore si rivolge al mercato dell’ingrosso per acquistare energia, non ne può scegliere l’origine: si tratta infatti di energia fisica indifferenziata proveniente dal mix energetico italiano, che può quindi includere anche fonti fossili come carbone e gas. Affinché possa venderla come rinnovabile, deve perciò affidarsi al meccanismo delle Garanzie d’Origine (GO).
Il meccanismo delle Garanzie d’Origine (GO)

Le Garanzie d’Origine (GO) sono dei certificati elettronici, gestiti dal GSE – cioè, dal Gestore dei Servizi Energetici – che testimoniano la produzione di energia da fonti rinnovabili. In altre parole, ogni volta che un impianto rinnovabile – solare, eolico o idroelettrico – produce e immette in rete 1 MWh di elettricità, il GSE genera una GO: una sorta di etichetta, che sottolinea che quel MWh è completamente verde.
In qualità di certificati elettronici, le GO sono separate dall’energia fisicamente prodotta, cioè viaggiano su due binari differenziati. Di conseguenza, un fornitore che fa solo rivendita o trading:
- compra energia grigia – compreso gas e carbone – proveniente dal mix energetico nazionale, poiché sul mercato all’ingrosso non ne può differenziare l’origine;
- acquista separatamente la GO per la stessa quantità di energia acquistata all’ingrosso;
- applica il certificato della GO acquistata per dichiarare la propria offerta “al 100% rinnovabile”.
Entrando maggiormente nel dettaglio, a fine anno il fornitore consegna tutte le GO acquistate al GSE, che le annulla – ovvero, le rende inutilizzabili – e registra ufficialmente che quell’energia è stata fornita come verde. Di fatto, la GO certifica che, “da qualche parte”, è stata prodotta dell’energia rinnovabile e il fornitore, acquistandola nella stessa quantità comprata all’ingrosso:
- compensa l’energia grigia, perché per ogni mWh acquistato all’ingrosso dal mix energetico italiano, viene immesso in rete un altro mWh da fonti rinnovabili;
- non viene però creata nuova capacità rinnovabile: il fornitore si limita ad acquistare l’energia disponibile all’ingrosso, e la relativa certificazione, senza contribuire direttamente alla creazione di nuovi impianti.
Acquistare energia rinnovabile da fornitori che agiscono come semplici rivenditori, e si avvalgono del sistema delle GO, è certamente meno impattante rispetto a un operatore che si limita a vendere energia grigia, senza provvedere ad alcuna compensazione. Ma se il fornitore “al 100% rinnovabile” non investe anche direttamente in nuovi impianti verdi, ad esempio con specifiche partnership, difficilmente farà la differenza: affinché l’energia sia sempre più sostenibile, è indispensabile ridurre il più possibile la quota di carbone e gas nel mix energetico nazionale.
Certo, se la totalità dei consumatori richiedesse unicamente energie rinnovabili, il mercato si adeguerebbe di conseguenza, inaugurando sempre più impianti eolici e solari. Al momento, però, si tratta di un traguardo molto lontano: sono relativamente poche le aziende che puntano su nuovo fotovoltaico e solare, a fronte di un mercato GO abbondante di certificati, molti dei quali provenienti dal vecchio idroelettrico, che permetterà ancora a lungo a diversi fonditori di rivendere senza investire.
Questo meccanismo, inoltre, rischia di alterare la percezione di sostenibilità da parte degli utenti finali: uno studio pubblicato su Nature Climate Change conferma che il ricorso a certificazioni rinnovabili senza addizionalità – cioè, senza l’obbligo per i singoli rivenditori di creare nuovi impianti – gonfi l’efficacia percepita sulle azioni condotte per la decarbonizzazione. In altre parole, il consumatore pensa erroneamente che il suo operatore stia creando nuove strutture solari ed eoliche, quando in realtà si limita a compensare l’energia acquistata con certificati.
Quali elementi considerare per una fornitura più sostenibile

Quando si sta per sottoscrivere un contratto di fornitura elettrica, bisogna prestare attenzione a diversi fattori, per accertarsi non sia solamente rinnovabile, ma anche più sostenibile.
In linea generale, bisognerebbe sempre preferire produzioni certificate da fotovoltaico ed eolico, perché sono quelle che – nei fatti – sottraggono quote alle fonti fossili. Se non sono disponibili, l’idroelettrico rimane comunque una scelta migliore rispetto a gas e carbone, in un’ottica di contenimento delle emissioni.
Dopodiché, è utile privilegiare produttori o fornitori integrati – che possono materialmente produrre energia rinnovabile – e, se non possibile, rivenditori o trader che hanno firmato dei PPA – dei Power Purchase Agreement – direttamente con i fornitori integrati, cioè dei contratti a lungo termine che permettono loro di partecipare economicamente alla costruzione di nuovi parchi eolici e solari.
Cosa controllare sull’offerta
Ma, nella pratica, cosa controllare sull’offerta dell’operatore? Bisogna andare oltre alla dicitura “100% rinnovabile”, conducendo un’analisi più profonda:
- dal Portale delle Offerte ARERA, scaricare il documento di sintesi dell’offerta, verificando le certificazioni. Se sono presenti solo garanzie d’origine, ma non sono specificate provenienze e addizionalità, meglio prestare attenzione;
- verificare, sul sito del fornitore, il fuel mix dichiarato, che deve essere pubblico per legge. Se la percentuale di GO da idroelettrico è estremamente alta – superiore al 70% – e il fornitore non dispone di una produzione diretta, l’effettiva sostenibilità potrebbe essere ridotta;
- preferire forniture certificate, ad esempio con il marchio EKOenergy, che assicura che non solo vengano acquistate certificazione GO, ma che si generi anche addizionalità, cioè impianti e strutture che possono ridurre la dipendenza da gas e carbone.
In definitiva, sono tante le forniture “al 100% rinnovabili” sul mercato, ma non tutte hanno effettivamente un elevato grado di sostenibilità: non basta semplicemente scegliere una fonte a basse emissioni, ma anche capace di accelerare la transizione energetica, limitando la produzione fossile.

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