Punto di vista

Impatto ambientale e consegne a domicilio

Anche questa settimana in perfetto orario è arrivata la mia cassetta di frutta e verdura bio a domicilio.  Prodotti a basso impatto ambientale e packaging sostenibile, visto che il contenitore sarà poi riutilizzato nelle spedizioni successive.  Ma tra spesa fai da te e consegna a domicilio quale ha il minor impatto ambientale? Insomma, avrei inquinato meno andando a comprare al supermercato o in un negozio?

Delivery e inquinamento atmosferico: pro e contro

Il covid ha scatenato un vero e proprio boom delle consegne a domicilio

Circa 9 aziende su 10 hanno rilevato un incremento del delivery durante la pandemia, con livelli di crescita che hanno raggiunto il 60%!

Una vera e propria flotta di runner, dovuta appunto al boom di e-commerce, piattaforme per acquisti online, CMS specializzati (maggiori informazioni su tecnoacquisti.com). Ma a quale prezzo?

Si stima in generale che il traffico merci contribuisca tra il 20 e il 30% all’inquinamento dell’aria nelle aree urbane. Su quale sia la percentuale da attribuire al recapito a casa del consumatore diretto non abbiamo dati precisi, ma sappiamo che non sempre le imprese riescono a ottimizzare la distribuzione per zone o quartieri e quindi non siamo in grado di sapere quanto questo incida sull’inquinamento.

L’ideale sarebbe condividere i mezzi di trasporto tra aziende, ma nei settori in competizione è molto difficile da immaginare, oppure sfruttare la mobilità dei pendolari come operatori logistici. Questa strategia, che si può considerare la nuova frontiera della sharing economy, si chiama crowd shipping e sta prendendo piede anche in Italia (guarda qui). Si può diventare corrieri anche solo per un giorno e sfruttare gli spostamenti personali per effettuare consegne a domicilio guadagnando qualcosa. Ingegnoso e sostenibile, no?

E questo perché nel delivery è proprio l’ultimo miglio a fare la differenza, definito come l’ultimo tratto percorso da un pacco prima di essere consegnato all’acquirente finale.  

I veicoli per le consegne last mile sono quasi un terzo del traffico totale delle città; spesso viaggiano semivuoti e in media rientrano al magazzino con il 10% delle merci non consegnate, a causa di qualche acquirente sbadato che si è dimenticato del loro arrivo. Per non parlare dei resi, in questo caso le emissioni di CO2 raddoppiano!

La consegna a domicilio rispetto alla spesa fai da te, però, ha un passaggio in meno nel trasferimento della merce: dal produttore al magazzino arriva direttamente a casa nostra senza passare per un ulteriore pit- stop ovvero il negozio, dove poi noi ci dirigiamo per l’acquisto.

Inoltre sui trasporti si sta facendo qualche passo avanti verso la sostenibilità, perché per fortuna molte imprese si stanno attrezzando con veicoli elettrici o biciclette per le consegne a domicilio e questo personalmente lo prendo sempre in considerazione per i miei acquisti online.

Acquisti fai da te e sostenibilità

Anche nel caso della spesa fai da te occorre considerare sia il mezzo utilizzato per gli acquisti, come auto elettrica o mobilità dolce (bici o monopattino), sia l’ottimizzazione negli spostamenti. Un conto è attraversare la metropoli per comprare un singolo prodotto, altro è trovare dei negozi nei pressi di casa, del lavoro o vicino ad altri luoghi che siamo abituati a frequentare.
Nel nord Europa, ad esempio, è molto diffuso il fenomeno delle cargo bike, una buona risorsa nella logistica per limitare le emissioni, scelto anche dai privati che vogliono muoversi in bicicletta, senza rinunciare allo spazio adeguato per trasportare la propria spesa.

Packaging eco-friendly 

Che dire del confezionamento?

Sicuramente questo è il problema più grande del delivery.

Uno studio della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha, infatti, calcolato che i nostri acquisti online generarono un packaging il cui impatto ambientale è dieci volte superiore a quello di un classico sacchetto di plastica usato per gli acquisti diretti: l’equivalente di 182 kg di CO2 contro 11 kg di CO2. Una quantità di rifiuti insostenibile.

Occhio quindi a valutare anche a come confeziona un’azienda e scegliere sempre quelle plastic free.

Per packaging sostenibile in generale si intende:

  • Scotch di carta 
  • Dimensioni adeguate
  • Cassette anti-urto riutilizzabili
  • Confezioni refrigeranti che possono essere riusate
  • Buste compostabili 
  • Confezioni di cartone e carta

C’è carta e carta

A proposito della carta come dimostra un’indagine di AstraRicerche per Comieco, il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosa, sembra che l’84% degli italiani prendano molto in considerazione il suo utilizzo per il confezionamento dei prodotti e-commerce.

Ma attenzione però perché c’è carta e carta!

Nonostante sia una risorsa rinnovabile con un possibile impatto ambientale basso, la carta deriva dal legno e dai boschi, che sono ecosistemi con un alto tasso di biodiversità, fondamentali per mitigare gli effetti del cambiamento climatico.

La sostenibilità della carta, dunque, dipende da come sono gestite le foreste da cui proviene, per questo è importante che le confezioni siano contrassegnate con certificazioni di garanzia come PEFC e FSC. Questi enti, infatti, attestano come la carta derivi da materiale da riciclo e recupero di boschi gestiti in modo responsabile, altrimenti anche in questo caso la definizione di “green packaging” perde il suo valore.

Consegna a domicilio o no è sempre meglio la filiera corta

A prescindere dalle vostre abitudini la filiera corta è sempre la scelta con un impatto minore.

Per filiera corta si intende un processo produttivo caratterizzato da un numero limitato di passaggi e di intermediazioni commerciali, tale da facilitare o determinare il contatto diretto fra il produttore e il consumatore. 

E questo vale tanto per l’e-commerce, quanto per gli acquisti in negozio! Dovete pensare che i vantaggi della filiera corta non sono solo le emissioni ridotte per gli spostamenti della merce, ma c’è anche una riduzione dei consumi energetici e dell’inquinamento legato al trasporto e alla frigo-conservazione (come nel caso dei cibi). Ma possiamo prenderla in considerazione anche per l’abbigliamento, l’oggettistica e la tecnologia. La filiera corta, infatti, garantisce anche ​​un maggior controllo sull’etica del lavoro e permette di avere una maggiore trasparenza e tracciabilità sui sistemi di produzione che possono essere più o meno compatibili con le esigenze dell’ecologia, tutti strumenti importantissimi per raggiungere nuovi livelli di sostenibilità. L’acquisto diretto dal produttore quindi è sempre la scelta migliore!

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