Modi per ridurre il consumo e i rifiuti di plastica | Ecocentrica
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Meno plastica in 10 mosse

Come ridurne il consumo con semplici azioni quotidiane

Siamo circondati da plastica: è il terzo materiale umano più diffuso nel mondo, preceduta solo da cemento e acciaio. Questi due però hanno una sostanziale differenza, ovvero la durata, sensibilmente più lunga. La plastica invece ha purtroppo vita breve (o brevissima, nel caso di quella “usa e getta”), e si trasforma in men che non si dica in un rifiuto, che spesso persiste per secoli o millenni nell’ambiente.

“Ma basta riciclarla correttamente”, direte. Sì e no, perché comunque non basta a risolvere il problema: intanto perché non è sempre riciclabile, e quella che lo è, lo è per un numero limitato di volte (anche una sola). Dall’altra parte, la sua produzione mondiale non accenna certo a diminuire. Siamo passati dai 15 milioni di tonnellate all’anno, nel 1964, ai 310 milioni attuali, e se crescerà ancora a questo ritmo, si stima che nel 2050 sarà quattro volte tanto rispetto ad ora. Il risultato? Ci troviamo con una montagna di plastica che non riusciamo più a smaltire.

È uno dei motivi per cui i Paesi occidentali, Europa e Stati Uniti in primis, hanno iniziato ad esportare i rifiuti plastici, in Cina finché non ha imposto un blocco, e ora nel sud-est asiatico, ad esempio Malesia e Vietnam, come vi ho raccontato nel post sull’inquinamento della plastica e dove finiscono i nostri rifiuti. A questo punto è facile capire che per arginare l’emergenza plastica il riciclo non basta; ma vi darò un motivo in più: il processo di produzione rappresenta dal 4 all’8% del consumo globale di petrolio e gas, con un enorme dispendio di energia (dati Ocse, Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico).

Cosa possiamo fare noi? A dir la verità, moltissimo. Dovremmo cominciare prima di tutto a limitare l’acquisto di oggetti in plastica, riducendo così a monte il volume di rifiuti. Non è un’impresa impossibile: esistono tanti gesti quotidiani che permettono di darci un taglio, e spesso ci fanno pure risparmiare.

Ecco come ridurre la plastica in 10 mosse.

1) ACQUA DEL RUBINETTO (E BORRACCIA)

Foto: dilei.it

L’acqua in bottiglia è meglio di quella che sgorga dal rubinetto di casa? Non necessariamente, ma di sicuro è altamente più inquinante. Noi italiani siamo i primi consumatori in Europa e i secondi al mondo (subito dietro al Messico, che però certo non ha la nostra qualità di acqua potabile); secondo il report di Legambiente e Altreconomia “Acque in bottiglia” 2018, l’anno scorso abbiamo consumato 206 litri di acqua minerale pro capite, 8 miliardi di bottiglie. In parole povere: una montagna di plastica. Se leggete il mio recente post sull’acqua minerale e di rubinetto a confronto, scoprirete che gli acquedotti sono super controllati, e la qualità dell’acqua nella maggior parte dei casi è molto simile alle famose marche imbottigliate. La vera differenza è che non viaggia in camion per tutta la penisola e non produce rifiuti in plastica!
Per lo stesso motivo, cercate di ridurre le bottigliette da portare fuori casa. Io ormai da qualche anno mi sono attrezzata con una bella borraccia: mantiene l’acqua fresca a lungo ed è più sicura per la salute, perché quando il PET viene lasciato ad alte temperature (ad esempio in macchina in questi mesi caldi) rischia di contaminare l’acqua con sostanze tossiche come Bisfenolo A, interferente endocrino, e antimonio, cancerogeno.

 

2) AL SUPERMERCATO, ATTENZIONE AL PACKAGING

Foto: www.ohga.it

Qualcuno di voi, al post sulla plastica, ha obiettato dicendo che al supermercato è praticamente ovunque. C’è un fondo di verità, perché l’80% degli alimenti è avvolto da packaging e la plastica (non sempre riciclabile) è il materiale d’elezione. Nonostante questo, però, possiamo fare molto per ridurne l’utilizzo: basta scegliere le alternative, spesso presenti, e rinunciare al superfluo. Avete l’abitudine di acquistare formaggi già grattugiati in busta, salumi in vaschetta invece che al banco, la frutta secca già sgusciata, frutta e verdura confezionata, succhi di frutta in bottiglia, piatti pronti con tanto di posate in plastica, biscotti e merendine in monoporzioni? Ecco, queste sono tutte opzioni poco sostenibili, poco salutari e anche poco economiche: ridurre il packaging significa ridurre anche i costi!

 

3) CONTENITORI PER ALIMENTI? MEGLIO IN VETRO

Foto: www.ilgiornaledelcibo.it

Anche in questo caso, alla motivazione ambientale si aggiunge quella della salute. Abbiamo approfondito la questione nel post sui contenitori per alimenti più sicuri: il vetro è sicuramente il materiale migliore, perché non rilascia nessun tipo di sostanza nociva. Per conservare e riscaldare le pietanze preferite vaschette in vetro, così come al supermercato acquistate cibi confezionati (ad esempio passata di pomodoro, sottoli, pesce o legumi) in vasetto, che potrete poi facilmente riciclare o meglio ancora lavare e riutilizzare.

 

4) CANNUCCIA, NO GRAZIE

Foto: www.humanitasalute.it

Se c’è un prodotto in plastica completamente inutile, è la cannuccia! Sapevate che è nella Top 10 dei rifiuti più presenti in mare? E se fortunatamente l’Europarlamento ha approvato una Direttiva che a partire dal 2021 vieterà la plastica monouso (come appunto le cannucce, ma anche stoviglie di plastica o i bastoncini dei palloncini), non c’è nessun motivo di aspettare che la legge entri in vigore. Quando lo offrono al bar, basta rispondere “No, grazie”!

 

5) STOP ALLE BUSTE PER LA SPESA

Foto: www.dokeo.it

Sono rimasta scioccata quando ho letto che un sacchetto è stato ritrovato nella Fossa delle Marianne, oltre 11mila metri sotto il livello del mare: dai luoghi più alti a quelli più profondi, non c’è uno sulla faccia della Terra che sembra salvarsi da quest’inquinamento. Solo l’Europa e gli Stati Uniti consumano 100 miliardi di sacchetti l’anno, che per la produzione richiedono 910mila tonnellate di petrolio; e anche se da qualche anno l’Italia ha messo al mando quelli in polietilene a favore di quelle biodegradabili, l’impatto ambientale è sicuramente minore se si preferiscono le borse in stoffa riutilizzabili (e anche il portafogli ringrazia).
Inoltre, una ricerca universitaria pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology, ha dimostrato che nonostante dovrebbero decomporsi del 90% in 6 mesi, le cosiddette shopper biodegradabili dopo 3 anni erano ancora perfettamente integre…

 

6) CON I DETERSIVI ALLA SPINA SI RISPARMIA

Foto: www.bolognatoday.it

Diversi marchi di detergenza, soprattutto quelli ecologici, offrono i propri prodotti anche in versione sfusa: il flacone si acquista solo all’inizio e si conserva, riutilizzandolo ogni volta che si ha bisogno di “fare rifornimento”. Questo permette naturalmente di abbattere la produzione di plastica, ma anche i costi: il detersivo sfuso costa circa il 20% in meno rispetto allo stesso prodotto confezionato (perché l’azienda stessa risparmia sulla produzione e smaltimento), con un risparmio annuale, secondo Federconsumatori, di 700 euro l’anno a famiglia.
Ecco i marchi migliori e dove comprare i detersivi alla spina.

 

7) … E ANCHE CON I COSMETICI IN VERSIONE “REFILL”

Foto: purobiocosmetics.it

I marchi bio sono spesso molto attenti al packaging: alla plastica preferiscono cartone riciclato o FSC®, vetro, plastica vegetale. Molti prodotti di make-up inoltre sono disponibili sono pensati con sistema refill, ovvero quello in cui la confezione esterna si conserva e una volta finito il prodotto si acquista solo la ricarica (ad esempio la cialda di un ombretto o di una terra); anche questo consente un bel risparmio, oltre a ridurre gli imballaggi.
Tra i marchi con prodotti in versione refill, ce ne sono diversi tra quelli di cui vi ho parlato in questi anni: puroBIO cosmetics, Liquidflora, Nabla, Helan, Zao, Piteraq, Defa cosmetics.

 

8) PER LA BELLEZZA, PREFERITE GLI ACCESSORI ECO

Foto: www.greenme.it

Per l’igiene quotidiana usiamo così tanti accessori che non ce ne rendiamo neanche conto, senza pensare all’impatto che hanno sull’ambiente. Le spazzole per capelli, ad esempio: sono in plastica ma non sono riciclabili. Da diversi anni io sono passata a quelle in legno, un materiale naturale e biodegradabile, che inoltre sono più delicate e non spezzano  i capelli.
Ogni giorno sotto la doccia usate la spugna? Se proprio non potete farne a meno, scegliete quelle naturali (purché di origine certificata, non provenienti da mari tropicali) oppure quelle fatte in plastica riciclata.
Un accessorio che non è certo un optional è lo spazzolino da denti, peccato che vada cambiato ogni 2-3 mesi e vada buttato nell’indifferenziata, che si traduce in 240 milioni di spazzolini l’anno solo in Italia. Ormai esistono diversi spazzolini ecologici, realizzati in materiale biodegradabili come il bamboo; in questo post sugli accessori beauty in versione green, trovate tanti consigli per gli acquisti.

 

9) ASSORBENTI E PANNOLINI LAVABILI (O ALMENO COMPOSTABILI)

Foto: www.nonsprecare.it

Quelli tradizionali costituiscono un’enorme fonte di inquinamento. Una donna nella sua vita ne usa circa 10.000, e sono prodotti non riciclabili che ci mettono secoli per degradarsi. Vi do 3 alternative ecocentriche: la migliore è la coppetta, riutilizzabile praticamente all’infinito; la seconda sono gli assorbenti lavabili; l’ultima, sono quelli biodegradabili e compostabili, realizzati in cotone biologico.
E non va meglio con i pannolini per bambini. In Italia ne vengono buttati circa 3 miliardi l’anno, tanto da costituire il 20% dei rifiuti presenti in discarica; i pannolini lavabili non solo riducono l’impatto sull’ambiente, ma sono più sicuri per la pelle perché costituiti da materiali naturali, antitraspiranti e anallergici, e in più permettono anche di risparmiare. Perché, anche se un singolo pezzo costa di più, in realtà nel lungo periodo le cose cambiano: si stima che per un bambino si spendano circa 1500 euro in pannolini usa e getta, mentre un kit da 20 pannolini lavabili, considerato già sufficiente, comporta una spesa tra i 250 e i 500 euro.

 

10) AL BANDO L’USA E GETTA

Foto: ©Justin Hofman

Non solo stoviglie di plastica, cannucce o shopper per la spesa: iniziamo a combattere la filosofia “usa e getta” tipica dei nostri tempi. Ad esempio, potremmo iniziare a ripensare ai metodi per la depilazione. Ogni anno finiscono in discarica 2 miliardi di rasoi: una soluzione sarebbe abbandonare quelli usa e getta e utilizzare quelli ricaricabili, in cui è necessario cambiare solo la testina.
Legambiente ha sostenuto fortemente la richiesta di vietare i cotton fioc in plastica: non stupisce, visto che durante la campagna “Goletta Verde” della scorsa estate, hanno scoperto che erano tra i rifiuti più presenti sulle spiagge italiane (in media, 48 bastoncini ogni 100 m).
Queste piccole azioni hanno in realtà un peso enorme: secondo il WWF, eliminare la plastica monouso ridurrebbe i rifiuti del 40%!

 

Siete ancora convinti che l’inquinamento da plastica sia solo colpa della politica e non anche di noi consumatori?

 

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1 Commento

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    giulia
    18 giugno 2019 at 9:26

    PICCOLI PASSI GRANDI RISULTATI OGNUNO DI NOI NEL PROPRIO PICCOLO PUO’ AIUTARE AD INQUINARE MENO

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