Ingredienti pericolosi nella cosmesi
Green lifestyle

Ingredienti pericolosi nei cosmetici

Perché sostanze tossiche, vietate nel mondo bio, sono ammesse nei prodotti tradizionali?

Dagli shampoo alle creme, dai deodoranti ai balsami, fino all’infinita varietà di prodotti per il make up: ogni giorno usiamo enormi quantità di cosmetici e il trend del mercato è decisamente green. Proprio negli ultimi anni, infatti, con la necessità di tutelare la salute dei consumatori e salvaguardare un ambiente già troppo inquinato, numerose aziende si stanno orientando verso la biosostenibilità. 

I cosmetici eco-bio sono caratterizzati da una concentrazione molto alta di principi attivi estratti dalle piante e di elementi già presenti in natura: derivati vegetali, oli essenziali, tensioattivi ed emulsionanti ottenuti da sostanze naturali, oli vegetali e fitoestratti. Una cosmesi che non utilizza molecole e ingredienti di sintesi chimica perchè ritenuti dannosi per la nostra salute e per l’ambiente.

E’, infatti, vietato nel mondo bio l’utilizzo di petrolati, come l’olio di paraffina, l’olio di vaselina, la paraffina, la formaldeide e i siliconi, di conservanti di origine sintetica, come i parabeni, di profumi sintetici, pesticidi e Ogm.

Fonte: wordpress.it

Molte di queste sostanze sono, però, strausate nella cosmesi tradizionale. Ed è proprio questo il tema su cui si interrogano moltissimi consumatori responsabili in cerca di prodotti eco friendly: perchè molti ingredienti presenti nei cosmetici tradizionali e considerati sicuri dal Regolamento Europeo sono, invece, vietati nella cosmesi naturale? L’ho chiesto a Fabrizio Zago, chimico industriale e autore del famoso EcoBioDizionario e la sua risposta non lascia dubbi: «Perché non sono affatto ingredienti sicuri!»

Prendiamo, ad esempio, i parabeni, utilizzati come conservanti grazie alle loro proprietà battericide e funghicide, costano poco e sono facili da trattare, per cui li troviamo praticamente in tutti i prodotti di bellezza della grande distribuzione. In considerazione dei numerosi studi scientifici che ne dimostrerebbero l’elevata tossicità per l’organismo umano, la cosmesi bio ha deciso di bandirli, troppo alti i rischi di intolleranze, reazioni allergiche ed effetti potenzialmente cancerogeni.

I siliconi sono, invece, polimeri inorganici derivati dalla combinazione di silicio e sostanze petrolifere, largamente usati nella formulazione di cosmetici per la cura della pelle e dei capelli. Si tratta di sostanze idrorepellenti e non biodegradabili. A dispetto dell’iniziale sensazione di levigatezza e morbidezza, non sono affatto curativi e non apportano alcun nutrimento alla pelle o ai capelli. E’, invece, vero il contrario. Un uso prolungato di queste sostanze danneggia gradualmente il naturale film idrolipidico della cute, impedendone la traspirazione e causando brufoli, punti neri e secchezza, mentre rovina i capelli favorendo le doppie punte e lo sfibramento del fusto capillare. 

Messi al bando dalla cosmesi biologica, i petrolati sono idrocarburi derivati dalla raffinazione del petrolio. Come i siliconi, sono agenti filmanti che offrono un’iniziale e solo apparente sensazione di idratazione, ma gli effetti dannosi non sono pochi. Essendo composti comedogenici, occludono i follicoli piliferi, facilitando l’accumulo di sebo e batteri e favorendo la formazione di brufoli e punti neri. Secondo studi scientifici ormai consolidati, favorirebbero l’invecchiamento e addirittura l’insorgenza di tumori della pelle. 

Ci fermiamo qui, anche se la lista dei “veleni” usati per formulare i cosmetici comuni potrebbe essere davvero molto lunga!

L’impatto ambientale è un altro parametro attentamente valutato dall’industria green della bellezza, sempre più attenta alla provenienza delle materie prime, che devono essere di origine naturale o vegetale, e ai processi di lavorazione, che devono privilegiare il basso impatto ambientale e l’impiego di energie rinnovabili. 

I cosmetici biologici devono anche attenersi rigorosamente alla legislazione comunitaria che definisce i principi e i metodi dell’agricoltura biologica, oltre a vietare l’utilizzo di pesticidi, sostanze di sintesi chimica e OGM.

I prodotti eco-bio limitano l’utilizzo di sostanze di derivazione petrolifera a causa del devastante impatto sugli equilibri naturali, in particolar modo sugli ecosistemi marini. Pensiamo, infatti, ai danni ecologici causati nel mondo dai processi di ricerca, produzione, spostamento e lavorazione del petrolio.

Fonte: biovitality.it

Nell’ottica di tutelare l’ambiente, viene anche premiata la biodegradabilità dei prodotti e delle confezioni, oltre che valutata la potenziale tossicità per gli organismi acquatici e il rischio di estinzione delle specie vegetali impiegate per le formulazioni bio. Ecco perchè è così lunga la lista degli ingredienti non ammessi nella cosmesi eco-bio!

Quindi, tornando alla nostra domanda inziale, perchè una sostanza nociva per l’uomo o dannosa per l’ambiente viene tranquillamente usata nella cosmesi “tradizionale”?

Nel caso degli ingredienti di derivazione petrolifera pensate che esiste una direttiva europea che li classifica come cancerogeni e mutageni di classe II. La loro tossicità è causata dalle impurità residue al processo di raffinazione, pertanto il divieto di utilizzo esisterebbe anche nei cosmetici tradizionali. Ma fatta la legge, trovato l’inganno, si usa dire. E, infatti, invece d’impedire la commercializzazione di tali sostanze, l’Unione Europea ha stabilito l’obbligo da parte dei fornitori di petrolati di dichiarare che gli olii base non contengono più del 3% d’impurità pericolose. In tal modo, è sufficiente per un’azienda cosmetica dichiarare di utilizzare una componente di origine petrolifera ad elevato grado di “purezza” per poterla largamente impiegare nei propri prodotti di bellezza. Il problema è che la certificazione viene emessa dalla stessa azienda cosmetica e le verifiche lungo tutta la filiera di produzione, lavorazione e raffinazione del petrolio sono davvero difficili da effettuare!

Sui parabeni, invece, il dibattito scientifico è ancora molto aperto. A fronte di numerosi studi che ne proverebbero sia gli effetti cancerogeni che la capacità di interferire con il sistema endocrino umano, sono state condotte anche diverse ricerche mediche che hanno confermato, invece, la sicurezza di queste sostanze. Purtroppo, ancora nessuno studio ha esaminato l’impatto cumulativo dei parabeni, quando utilizzati in dosi ridotte ma per un lungo periodo di tempo: è proprio il caso dei cosmetici, applicati in piccole quantità ma ogni giorno! L’Unione Europea ha deciso di stabilire delle concentrazioni massime – in particolare per il metil e etil-parabene – al di sotto della quali l’utilizzo è consentito. Chissà, forse fra vent’anni sapremo la verità…

Leggi lacunose o poco chiare, ma anche veri e propri vuoti normativi, ecco perchè i cosmetici tradizionali possono contenere anche sostanze ritenute tossiche dagli scienziati. Come mi spiega Mark Smith, Direttore Generale di NATRUE – uno dei principali enti di certificazione di prodotti naturali e biologici – a differenza del settore agroalimentare, quello della cosmesi biologica non è regolamentato da leggi comunitarie o nazionali. Non esiste ad oggi una normativa ufficiale che contenga una definizione univoca del concetto di “naturale” e “biologico” applicabile ai prodotti cosmetici. Smith conclude: «Speriamo che la Commissione Europea riuscirà in futuro a riempire i buchi normativi relativi anche al settore cosmetico. La trasparenza deve essere un valore imprescindibile, per tutelare la salute dei consumatori, il benessere dell’ambiente e punire le operazioni commerciali di mero greenwashing.»

Anche il mondo eco-bio non è perfetto, c’è ancora molta strada da fare per garantire totale sicurezza e pieno rispetto dell’ambiente! Mi spiega Fabrizio Zago: «Le certificazioni sono uno strumento importante per aiutare i consumatori a riconoscere un cosmetico eco bio, ma sono volontarie e si basano su standard privati. Spesso non soddisfano adeguatamente le esigenze dei consumatori etici. Purtroppo il panorama è desolante perché nessuno dei maggiori enti di certificazione è esente da critiche.» Conclude Zago: «La ricerca scientifica è ormai all’avanguardia, oggi è possibile misurare qualsiasi parametro di inquinamento ambientale o livello di tossicità per l’organismo umano. Occorre assolutamente applicare il principio di precauzione: se c’è il dubbio che una sostanza possa fare male, allora bisogna evitare di usarla, almeno fino a quando ulteriori studi non ne confermino o smentiscano la pericolosità.» 

Normative certe, parametri univoci e certificazioni affidabili. E’ il mondo della cosmesi eco bio in primis a dover pretendere chiarezza e trasparenza, per poter davvero diventare una reale alternativa sostenibile e non rischiare di essere catalogato come una moda passeggera.

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