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Punto di vista

Metti il mostro in prima pagina

Quando è l’essere umano a creare con le proprie mani gli animali “mangiatori di uomini”

Tiger

I piranha sono “mostri” solo nei film, quegli horror movie di serie B che tanto appassionano gli spettatori per quel brivido che ci piace provare stando comodamente seduti sul divano di casa.

Una qualsiasi ittiologo o etologo potrà dirvi però che, sì, i piranha sono “perfette” macchine per mangiare e che con le loro potenti mascelle e la forza del branco possono mangiare in pochi minuti un piccolo cinghiale… Ma vi dirà anche che solo in rarissimi casi attaccano l’uomo e nemmeno per “mangiarselo”.

O forse no. O forse sono veramente quegli esseri terribili e famelici dei film. A Sapoco,  in Bolivia distretto di Santa Cruz, nel 2012, un cinquantina di bagnanti che si stavano godendo le acque di una laguna nota meta turistica, sono stati morsi dai piranha. Morsi, non sbranati ma comunque attaccati.

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Nel 2013 a Rosario, città a 300 km da Buenos Aires in Argentina, la stessa sorte è toccata a un centinaio dipersone che si erano tuffate nel Paranà per sfuggire al caldo di un Natale australe veramente rovente.

In entrambi i casi i locali erano ben consci di entrare in acque popolate da piranha. Follia collettiva? Voi mettereste mai una mano in un acquario con dei piranha? Beh, noi forse no, ma argentini e boliviani che li conoscono molto bene non sembravano temerli dopo anni di pacifica convivenza.

A impazzire sono stati forse i pesci. Nel caso di Sapoco il motivo degli attacchi va ricercato negli squilibri ecologici causati dall’uomo che ha compromesso l’ecosistema della laguna. In pratica le prede dei piranha sono diventate anche prede dell’uomo e noi, si sa, siamo i più efficienti dei predatori. Se decidiamo di cacciare possiamo estinguere intere specie. Ma se ai piranha togli il cibo, prima o poi qualcosa dovranno pur mangiare e potrebbero decidere di assaggiare portate fuori dal loro menu tradizionale come, per esempio, gli esseri umani. Nel caso del Paranà che scorre nei pressi di Rosario si è trattato di una combinazione di elementi: le temperature particolarmente alte di quell’inverno australe (oltre i 30 gradi) e la scomparsa dei predatori dei piranha come lontre e caimani: entrambi fattori che rendono i grandi branchi di questi pesci particolarmente audaci e aggressivi. Casi come quello di Rosario e Sapoco (altri, anche più gravi, hanno portato a morte e amputazioni) si sono moltiplicati nell’ultimo ventennio ovunque nel bacino amazzonico, anche in Perù e Brasile. Gli ecologi sottolineano che i piranha sono una specie molto prolifica e che sono tra i primi a colonizzare gli spazi vuoti lasciati dal altri predatori quando questi si estinguono o si spostano a causa dell’intervento umano.

 

A Recife, costa atlantica del Brasile, lungo 20 km di spiagge sabbiose considerate un tempio dai surfisti di tutto il mondo, dal 1992 al 1994 si sono registrati oltre 50 attacchi di squali di varie specie (soprattutto squali toro) di cui 20 mortali. Così, da un caso rarissimo ogni tanto, si era passati a una vera carneficina di surfisti e bagnanti, quasi all’improvviso. Perché? Sappiamo bene che i grossi squali sono pericolosi ma anche che subire un attacco è un fatto estremamente raro, anche nelle acque più infestate.

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Il motivo fu trovato dopo una serie infinita di studi e teorie. E indovinate un po’? Non erano gli squali a essere diventati mangiatori di uomini tutto d’un tratto. Lo studio delle correnti ha stabilito che i macelli cittadini che riversavano senza controllo gli scarti di lavorazione erano una vera calamita per squali i quali, stimolati dal sangue presente in acqua, diventavano estremamente aggressivi e molto poco selettivi. Non solo, sono stati rilevati altri due fattori scatenanti: i lavori per la creazione di un frangi flutti di fronte alla spiaggia avevano severamente modificato l’ecosistema marino della zona impoverendolo di specie e di prede; lo stesso risulato era stato ottenutodalla pesca eccessiva e fuori controllo praticata nelle acque basse di Recife.

Tre motivi, tre cause, tutte e tre di matrice umana. La natura, nella sua meravigliosa atrocità, ha solo reagito di conseguenza.

 

Nel 2014 nell’Uttar Panash e nell’Uttar, due stati settentrionali della federazione indiana, in poco più di un mese sono morte 10 persone a causa delle tigri. Le tigri mangiano gli uomini e ogni anno in India muoiono decine di persone assalite dalle tigri. O meglio “alcune” tigri mangiano gli uomini. E a volte lo fanno in maniera dannatamente efficiente: nei primi del ‘900 pare che una sola femmina di quasi 200 kg abbia ucciso 400 persone tra India e Nepal.

La tigre è un animale pericoloso, certo. Un superpredatore al vertice di ogni piramide e quando un uomo incontra una tigre nel suo ambiente… Beh, deve sperare che l’animale lo ignori. Anche qui forse quello della tigre assassina è però un racconto che ha bisogno di essere spiegato. In Vietnam, per esempio, uomini e tigri hanno pacificamente convissuto per secoli tanto che i locali non ne hanno nemmeno paura. Così è stato in Birmania e Thailandia. Nel suo splendido “Alla ricerca del predatore alfa”, David Quammen riportava l’affermazione di un grande studioso di tigri, Charles McDougal: “La tigre normale dimostra una radicata avversione per l’essere umano”. E allora come si spiegano tigri serial killer in grado di divorare addirittura centinaia di persone prima di essere abbattute? E’ quel tigre “normale” nella affermazione di McDougal che va analizzato con cura. La maggior parte delle mangiatrici di uomini non erano tigri “normali”, erano animali feriti dai bracconieri, ammalati o denutriti per la scarsità di prede, costretti a cacciare animali più facili da uccidere, come appunto, l’uomo. Animali costretti in piccole aree assediate  e soffocate da insediamenti umani. Nel suo “La tigre” John Vaillant racconta di un grosso maschio di tigre dell’Amur che ha ucciso una decina di cacciatori di frodo nella remota provincia della Russia asiatica nel 1991. Solo bracconieri. In molti casi si è rilevato come anche in India siano stati attaccati in preferenza uomini armati come se gli animali feriti dai cacciatori di frodo si stessero vendicando. I guardiacaccia russi ne sono convinti. Sembra incredibile ma è così.

Anche in questo caso come in quello dei piranha e degli squali di Recife è l’uomo che scrive il copione del suo animal-horror in cui trasforma i peggiori incubi in realtà disgustosa. La verità è che non possiamo immaginare una natura passiva che di fronte alle nostre violenze non reagisca presentandoci il conto. Un conto sempre poco salato rispetto alle devastazioni che commettiamo regolarmente. Ma è così: a azione corrisponde reazione e prima di mettere il mostro in prima pagina, sia esso un piranha o una tigre, dovremmo pensare a quanto starebbe bene la foto di un essere umano sulla copertina di un dei tanti articoli sensazionaistici dedicati ai terribili “mangiatori di uomini”.

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