Perché ho detto che lo smalto può fare male
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Perché ho detto che lo smalto può fare male

Gli studi e il parere degli esperti sulle sostanze contenute

Il mio recente post, in cui affermavo di non amare particolarmente l’abitudine di mettere lo smalto sulle unghie (https://ecocentrica.it/unghie-laccate-ma-anche-no/) ha suscitato non poche polemiche. Confesso che non me lo aspettavo: ho più volte espresso il mio punto di vista, quello che io chiamo “ecocentrico”, che mi fa preferire uno stile di vita il più naturale possibile. L’ho fatto per la moda (preferisco i tessuti naturali a quelli sintetici), l’ho fatto per l’alimentazione (non mi vedrete mai in un fast food, perché voglio conoscere la provenienza di quello che mangio), l’ho fatto per le tinte per capelli, riguardo alle quali recentemente sono emerse altre correlazioni con l’aumento del rischio di tumore al seno, spiegando più volte che (nel dubbio) i miei capelli sono trattati solamente con piante tintorie.
Eppure, non ho mai visto sollevarsi un tale polverone.

Inoltre, il mio articolo si riferiva allo smalto in generale più che ai trattamenti estetici di ricostruzione; argomento al quale invece avevo dedicato un post specifico, che trovate a questo link  https://ecocentrica.it/gel-e-smalto-semipermanente-meglio-evitare/ (e che, inspiegabilmente, a suo tempo non fece tutto questo scalpore!).

Non voglio prendermela con chi mi ha attaccata sui social. Capisco che il momento storico, con la pandemia da coronavirus, sia difficile per tutti, anche per i centri estetici; e ci tengo a chiarire che non volevo certo denigrare un’intera categoria di lavoratori, così come, quando affermo (sulla base di studi specifici) che la produzione di carne è uno dei settori maggiormente responsabili di emissioni di gas serra, non lo dico certo perché voglio mettere in difficoltà gli allevatori. Commento solo dei dati di fatto. Poi, sta a noi decidere che peso dare alle informazioni: nella vita tutto è relativo, non bisogna essere troppo drastici cercando la perfezione (come dico sempre, nessuno sarà mai “ad impatto zero”), però credo che occorra anche un po’ di consapevolezza. Se preferite voltare la testa dall’altra parte, probabilmente avete sbagliato blog; se volete saperne di più sull’argomento smalti, vi parlo di studi scientifici che sono stati pubblicati e dell’opinione di alcuni esperti.

Partiamo da ricostruzione delle unghie e smalti semipermanenti, anche se, ripeto, non era il focus del mio articolo, ma ho capito che è quello che ha punto sul vivo molti lettori.
Vorrei chiarire le obiezioni che mi sono state mosse: quando ho scritto il post su questo argomento, ho intervistato il Prof. Leonardo Celleno, medico dermatologo, Responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia del Policlinico Gemelli di Roma, docente universitario presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché presidente di AIDECO (Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia); insomma, una voce direi più che autorevole. Ebbene, il professore raccomandava di non eseguire questi trattamenti in maniera continuativa, ma di lasciar passare un po’ di tempo tra uno e l’altro, proprio per “far respirare l’unghia”: forse non sarà un’espressione che si trova sui manuali di medicina, sarà un po’ semplificata per essere comprensibile ai più, ma il concetto è chiaro, le unghie hanno bisogno di periodi di “riposo”. E il professore non è l’unico esperto ad affermarlo: se vi informate presso qualunque dermatologo, vi darà la stessa indicazione.
Sul fatto che né i solventi né le sostanze come gel o smalti semipermanenti non facciano male, dipende: il Prof. Celleno nell’intervista ha specificato che il rischio è che il prodotto applicato sull’unghia tocchi la pelle, perché in questo caso potrebbe scatenare reazioni allergiche. Naturalmente, questo non succede se il lavoro è fatto a regola d’arte: sempre il professore ha fornito come primo consiglio quello di affidarsi a centri specializzati e a personale esperto, perché un’onicotecnica professionista è attenta a non contaminare la pelle.

Però, parliamoci chiaro: le sostanze contenute in smalti, gel e solventi, non sono innocue. Anche escludendo l’accidentale contatto con la pelle, sono dannose anche per inalazione; sicuramente non è un grosso pericolo per la cliente che fa una manicure occasionale, ma può esserlo invece per gli operatori che sono continuamente esposti a queste sostanze, e che, secondo le stime di molte società scientifiche di dermatologia e allergologia, sono sempre più soggetti ad allergie con sintomi alla pelle o all’apparato respiratorio.

E veniamo ora allo smalto. Perché dico che non è un cosmetico salutare? Perché, sebbene le formulazioni in generale siano migliorate rispetto al passato, per un “ecocentrico” ancora non ci siamo. La formaldeide (una sostanza classificata dal AIRC come cancerogeno certo per gli esseri umani) è stata bandita dai cosmetici in quanto tale, ma sono invece ancora impiegati alcuni suoi derivati, come gli acrilati (di cui parlava anche il Prof. Celleno), responsabili di un aumento delle allergie: non è detto che siano presenti nella composizione di uno smalto, ma è possibile. Un altro ingrediente da cui guardarsi bene è il toluene,  considerato rischioso perché irritante sia se viene a contatto con la cute, sia per inalazione: è uno dei cosiddetti COV (composti organici volatili), caratterizzati da una grande velocità di evaporazione, di cui trovate un’ampia letteratura anche sul sito del Ministero della Salute; senza contare che è un derivato del petrolio, quindi è anche inquinante per l’ambiente.

Infine, vi cito un articolo che mi è stato segnalato da un’azienda di cosmesi eco-bio italiana, Must Be Organic (che ringrazio per la solidarietà!) a proposito di una ricerca universitaria realizzata dalla Duke University in collaborazione con l’organizzazione non profit Environmental Working Group (EWG), con tanto di bibliografia scientifica. La sostanza “nel mirino” si chiama trifenilfosfato (TPHP), sospetto interferente endocrino: lo studio ha contraddetto tutti coloro che sostengono che l’unghia sia impermeabile alle sostanze che vi vengono applicate, perché tracce di TPHP sono state ritrovate nelle urine delle volontarie con le unghie laccate. Secondo lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Environment International, alcune sostanze possono penetrare l’unghia in virtù delle piccole dimensioni delle loro molecole; ci sono sicuramente degli aspetti da chiarire, ma quel che è certo è che almeno in parte gli smalti vengono assorbiti eccome dall’organismo.

Come ho detto inizialmente, ognuno può fare di queste informazioni ciò che meglio crede. Se decidete di ricorrere alla pratica della ricostruzione, rivolgetevi ai centri specializzati (sì, perché comunque i professionisti, di qualunque settore siano, hanno sempre la mia stima), che vi garantiranno anche il rispetto delle norme igieniche, fondamentali in questo periodo.

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