Punto di vista

The Best: Punto di vista

Nel corso di questi anni ho affrontato diverse battaglie ecocentriche, alcune delle quali sono diventate dei veri e propri cavalli di battaglia per me. Ho cercato di coinvolgere esperti, autorità, ho provato a raccogliere consigli e disposizioni governative, così come ho dato sempre voce alle associazioni di categoria e accolto le diverse denunce. 

La sezionePunto di Vista” del mio blog nasce proprio per adunare tutti questi punti di vista, dare spazio agli annosi problemi irrisolti del nostro pianeta e fornire così ad ognuno di noi, la consapevolezza che stiamo andando verso la distruzione ambientale. E lo stiamo facendo a 360 gradi con i cambiamenti climatici, l’eccessivo uso (e accumulo) di materie plastiche, inquinando gli oceani, con deforestazioni scelerate, distruggendo habitat e causando l’estinzione di numerose specie. 

Per evitare il peggio, il riscaldamento globale dovrebbe essere limitato a 1,5-2°C entro la fine del secolo. Un obiettivo che non può essere raggiunto senza uno slancio collettivo. Allora, iniziamo a ripercorrere le tappe salienti dei più gravosi problemi ambientali attuali? 

Punto di Vista: Oceani e Inquinamento, un binomio purtroppo quasi indissolubile

Il cambiamento climatico è già qui, palpabile, soffocante. Quest’estate l’Italia ha vissuto due ondate di caldo, con un record di temperatura di oltre 48°C a fine luglio in diverse città. Il 20 luglio abbiamo pianto davanti alle immagini degli incendi che devastano l’Amazzonia, rendendoci conto che gli animali allevati anche da noi sono nutriti con la soia che arriva dalla distruzione di questo luogo vitale per il pianeta. Che siamo tutti legati, uniti su un unico pianeta. Che se la plastica invade il Mediterraneo, che se le api scompaiono, sono anche affari nostri.

Lo dimostra l’ultimo rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) dedicato al mondo marino: riscaldamento e inquinamento delle acque, rischio di grandi inondazioni, scioglimento accelerato della banchisa, cioè la superficie galleggiante dei ghiacciai… tutte le luci sono accese.

In particolare, gli oceani sono tra gli ambienti più affascinanti e misteriosi al mondo, ricoprono oltre il 70 per cento del pianeta e sono fondamentali per la nostra sopravvivenza. Svolgono infatti preziosi servizi ecosistemici, ad esempio immagazzinando gran parte del calore prodotto dall’uomo, e forniscono sostentamento a milioni di persone. Nonostante sia meno facile rendersene conto rispetto agli ecosistemi delle terre emerse, neanche questi ambienti sono stati risparmiati dall’onnipresente impatto antropico. La salute di oceani e mari di tutto il mondo è infatti minacciata dalla crisi climatica e dall’eccessivo sfruttamento che sta trasformando questi ambienti, un tempo brulicanti di vita, in silenziosi deserti sommersi, come vi racconto qui.

Uno dei “nuovi” fenomeni che stanno imperversando nei discorsi dell’opinione pubblica è la presenza di plastica e microplastiche negli oceani, un fenomeno così vasto che si stima addirittura che nel 2050 in mare ci sarà più plastica che pesci. 

L’inquinamento a livelli microscopici da prodotti derivati ​​dalla plastica è diventato un problema globale. Le microplastiche sono particelle di frammenti plastici di dimensioni inferiori a 5 mm. Inquinano il nostro ambiente ogni giorno, trasportando sostanze chimiche pericolose che hanno un impatto negativo sulla natura e quasi sicuramente anche sulla salute umana, quindi la loro ingestione attraverso l’acqua o alimenti come pesci o molluschi è di particolare preoccupazione. 

Vi ho parlato in questo articolo della vastità e complessità di questo fenomeno, di come ognuno di noi può e deve dare il suo contributo, riducendo soprattutto le microplastiche dei tessuti, le più difficili da estirpare e tra le più inquinanti per i nostri oceani. 

Insomma, Rispettare il mare e la sua vita è una questione importantissima per il bene del nostro pianeta e per il nostro futuro. Ognuno può e deve fare la differenza per diminuire l’inquinamento e salvare il nostro mare. In questo ulteriore approfondimento vi suggerisco alcune tips utili per essere al passo con la natura senza rinunciare al comfort delle vacanze. 

Animali e futuro del nostro pianeta, a che punto siamo?

Gli animali, o la fauna selvatica, non sono immuni agli effetti dell’inquinamento atmosferico e terrestre. Gli inquinanti preoccupanti includono appunto microplastiche, metalli pesanti, inquinanti organici persistenti (POP) e altre sostanze tossiche.

Per comprendere meglio questo effetto, è importante ricordare che gli animali includono un’ampia varietà di specie, come insetti, vermi, molluschi, pesci, uccelli e mammiferi, ognuno dei quali interagisce in modo diverso con il proprio ambiente. Pertanto, anche l’esposizione e la vulnerabilità di ciascun animale agli effetti dell’inquinamento atmosferico possono essere diverse.

L’inquinamento atmosferico può essere dannoso per la fauna selvatica in due modi principali:

  • Deteriora la qualità dell’ambiente o dell’habitat in cui vivono gli animali;
  • Diminuisce la disponibilità e la qualità dell’approvvigionamento alimentare.

A dare un contributo impattante a questo equilibrio già precario per gli animali siamo anche noi esseri umani con le nostre abitudini soprattutto alimentari. Vi siete mai chiesti quanta acqua viene utilizzata per produrre un solo chilogrammo di carne? O in che modo l’uso di pesticidi per massimizzare le coltivazioni può danneggiare gli apparati organici degli animali che fanno di quei frutti il loro nutrimento? Per non parlare poi degli allevamenti intensivi e delle loro leggi (assolutamente e atrocemente legali).

Anche per questi temi, nel corso dei mesi, ho raccolto testimonianze ed appelli, come quello di Annamaria Pisapia, direttrice di CIWF Italia Onlus (Compassion in World Farming), un’associazione che da oltre 50 anni lavora per porre fine a tutte le pratiche crudeli utilizzate negli allevamenti intensivi, promuovendo allo stesso tempo metodi di allevamento rispettosi della salute e della dignità degli animali. 

In questo reportage, diviso in due parti che trovate qui, denuncio le condizioni degli animali e della carne che arriva nelle nostre tavole e propongo una soluzione valida: Quando compriamo della carne chiediamoci che vita hanno vissuto gli animali prima. 

La situazione non migliora affatto se consideriamo le emissioni di gas serra. Anche in questo caso i dati del Barilla Center for Food and Nutrition, calcolati in base alla metodologia LCA (Life Cycle Assessment – analisi del ciclo di vita) che permette di stimare l’impatto ambientale, economico e sociale, dell’intera filiera produttiva, dalla nascita fino alla dismissione del prodotto, come denuncio qui, ci dicono che:

Per 1 kg di carne di bovina si calcolano 30,400 kg di Co2 

Per 1 Kg di carne di maiale costa all’ambiente l’emissione di 4,359 Kg di Co2 

Per 1 kg di pollo si emettono in atmosfera fino a 3,830 Kg di Co2

È molto difficile comprendere appieno e determinare fino a che punto e come questi cambiamenti influenzeranno altre specie nell’ecosistema, compresi gli esseri umani. 

In una sola massima, il mio consiglio rimane lo stesso: Mangiamo meno e mangiamo meglio!

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