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Raccolta differenziata: gli errori da non fare

Quello che si ricicla, quello che si potrebbe e quello che è proprio da buttare

La raccolta differenziata è la base del riciclo e dell’economia circolare: ecco perché è importante che funzioni correttamente. Eppure in Italia procede un po’ a rilento: consultando il Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA, si legge che nel 2016 la percentuale di rifiuti differenziati è il 52,5% della produzione nazionale; una crescita di 5 punti dall’anno precedente, ma 7 anni in ritardo rispetto agli obiettivi del d.lgs. n. 152/2006 che prevedeva di raggiungere il 50% di riciclaggio entro il 2009.

Le istituzioni devono fare la loro parte ma una grande responsabilità è nelle mani dei cittadini, che si devono impegnare a differenziare correttamente i rifiuti domestici; purtroppo però a volte, nonostante le migliori intenzioni, si finisce lo stesso per sbagliare tratti in inganno da qualche materiale “non meglio identificabile”. E proprio per venire incontro a dubbi e difficoltà, l’associazione di consumatori ADOC ha realizzato la guida Raccolta differenziata: come farla nel modo giusto.

Troverete qualche informazione sul perché il riciclo è così importante: ad esempio, 1.000 tonnellate di plastica riciclata permettono di risparmiare 3.500 tonnellate di petrolio; per ottenere 1 tonnellata di cellulosa vergine occorrono 15 alberi e 440.000 litri d’acqua, mentre per una 1 tonnellata di carta riciclata solo 1.800 litri d’acqua e nessun albero viene tagliato. Ma soprattutto troverete tutti i materiali e i suggerimenti per la loro gestione, segnalando quali prodotti possono essere riciclati (e come) e quali no; ho presto spunto da questa guida per chiarire la corretta destinazione degli oggetti che causano più spesso dubbi, aggiungendo però qualche consiglio in più sulle alternative ecologiche per quei materiali che normalmente non possono essere riciclati. Attenzione però, perché tra Comune e Comune ci possono essere delle differenze: quindi verificate sempre prima.

I 5 ERRORI PIÙ COMUNI

1) Il cartone della pizza nella carta (o nell’indifferenziata)

Foto: www.greenme.it

Con i materiali sporchi di cibo ci si sbaglia facilmente. Se i tovagliolini di carta usati vanno nell’umido, la regola per il cartone della pizza è questa: se non è troppo sporco, va nella carta; se ci sono incrostazioni di cibo, bisogna avere un attimo di pazienza e dividere le parti pulite, che vanno nella raccolta della carta, da quelle più unte, che vanno invece nell’umido.

2) Contenitori in Tetra Pak nell’indifferenziata

Foto: www.nonsprecare.it

Le confezioni per latte o succhi di frutta sono quasi sempre in Tetra Pak, un materiale misto composto da carta, alluminio e plastica; proprio questo mix crea facilmente dei dubbi, così molti per non sbagliare gettano i contenitori nell’indifferenziata. E invece si ricicla eccome: le disposizioni variano da Comune a Comune, ma solitamente va con la carta o con la plastica; ricordatevi di sciacquare i flaconi prima di buttarli e, se li conferite nella carta, eliminate prima le parti in plastica come il tappo.

3) Oli esausti di frittura nell’organico

Foto: www.riciclanews.it

O peggio giù per il lavandino! Sapete che 1 kg di olio inquina una superficie d’acqua di 1000 mq, con enormi danni a flora e fauna, oltre che a rete fognaria e depuratori? Raccoglietelo e portatelo nei centri di raccolta appositi: sarà riciclato e riutilizzato, ad esempio come carburante!

4) Carta stagnola nell’indifferenziata

Foto: www.today.it

Contrariamente a quanto molti credono, l’alluminio è assolutamente riciclabile. Carta stagnola, vaschette e lattine vanno sciacquate per eliminare i residui di cibo e conferiti nei bidoni appositi, seguendo le varie disposizioni dei Comuni: a volte insieme al vetro, altre insieme alla plastica, altre ancora hanno una raccolta a sé.

 5) Piatti e bicchieri in plastica nell’indifferenziata (o quelli compostabili nella plastica)

Foto: www.adiconsum.it

Fermo restando che l’usa e getta sarebbe da limitare il più possibile, dal 2012 piatti e bicchieri possono essere buttati nella raccolta della plastica (vanno prima puliti da residui di cibo); restano per ora escluse le posate e i bastoncini, come quello per mescolare il caffè, perché non considerati imballaggi.
Via libera invece a piatti e posate compostabili, realizzati di solito in amido di mais: in questo caso però ricordate che non vanno nella plastica ma nell’organico!

 

QUELLO CHE POTRESTE SCEGLIERE RICICLABILE…

Alcuni oggetti che normalmente vanno conferiti alla raccolta indifferenziata, sono disponibili anche in versione ecologica, ovvero in materiali riciclabili: ecco qualche esempio.

1) Assorbenti e pannolini per bambini compostabili

Foto: www.ecodallecitta.it

Si calcola che una donna nella sua vita utilizzi circa 10.000 assorbenti: non sono riciclabili e, oltre ad accumulare rifiuti, nei 500 anni che impiegano a degradarsi, inquinano l’ambiente. Esistono diverse alternative eco: la coppetta mestruale, gli assorbenti lavabili oppure quelli usa e getta ma biodegradabili, come i prodotti di Vivicot bio o Coop ViviVerde, in cotone biologico.
Stesso discorso per i più piccoli: qui ho dedicato un intero post ai pannolini ecologici.

2) Cotton fioc

Foto: donna.fanpage.it

A volte si fa un passo avanti e tre indietro. I cotton fioc non biodegradabili erano già stati messi al bando nel 2001, ma è durata poco; la pessima abitudine che molti hanno di buttarli nel WC fa sì che siano uno dei principali rifiuti sulle nostre spiagge (la scorsa estate Legambiente ne ha trovati circa 7.000). Ora è stato fissato un nuovo limite, dal gennaio 2019 potranno essere prodotti solo quelli compostabili, ma perché non anticipare i tempi scegliendoli già ora?
Idem per i cerotti: non si riciclano, quindi vanno nei rifiuti indifferenziati (non nello scarico!), a meno che non scegliate Bio Strip di Master Aid, costituito in bioresine derivate dall’amido di patata e completamente compostabile.

3) Lettiera per animali

Foto: www.tuttosuigatti.it

Ogni tanto qualcuno sbaglia gettando nell’umido, insieme agli escrementi, anche la lettiera da cambiare. In realtà quelle più comuni sono in materiali artificiali, perciò non si riciclano e vanno nell’indifferenziata; fortunatamente esistono anche quelle biodegradabili, a base di materiali naturali: cercate diciture come “100% biodegradabili” o “compostabili”.

4) Spazzolino da denti

Foto: www.green.it

Per una corretta igiene orale, gli specialisti raccomandano di cambiarlo ogni 3/4 mesi. Purtroppo, anche se realizzati in plastica, i normali spazzolini da denti non vanno in questa raccolta, dedicata solo agli imballaggi, ma nel contenitore dell’indifferenziata. Le soluzioni sono due: quella mediamente ecocentrica, utilizzare uno spazzolino con testine sostituibili, in modo da ridurre il volume dei rifiuti, oppure quella altamente ecocentrica, ovvero scegliere un prodotto ecologico in legno o bambù, materiali biodegradabili.

5)  Carta da forno

Foto: www.buonissimo.org

È una carta oleata e, anche se molti la mettono nella raccolta della carta, in realtà andrebbe tra i rifiuti indifferenziati. Meno male che dopo tanti anni in cucina ho trovato un’alternativa: è la carta forno della linea Natural di Ecor, certificata PEFC (ovvero proveniente da foreste gestite in modo responsabile), non sbiancata con trattamenti chimici e completamente biodegradabile!

 

… E QUELLO CHE PROPRIO NON SI RICICLA

1) Scontrini

Foto: www.ilfattoalimentare.it

Gettate gli scontrini nella carta? Male! Sono realizzati in un particolare tipo di carta, chiamata carta termica, che non solo non è riciclabile ma reagisce alle alte temperature, rischiando di compromettere l’intero processo; vanno perciò nella raccolta indifferenziata. Certo è un peccato, se si pensa a quanti scontrini vengono emessi…

2) Bicchieri, ceramica, cristallo, porcellana, pyrex

Foto: www.greenme.it

Spesso finiscono nella campana del vetro, ma questa è destinata solo a bottiglie e barattoli; bicchieri, piatti, tazzine e altri oggetti che non sono imballaggi vanno quindi nell’indifferenziata.
Stesso discorso per le lampadine vecchie o rotte: quelle alogene, al neon o a fluorescenza vanno portate negli appositi centri di raccolta (trovate l’elenco su www.ecolamp.it), mentre quelle ad incandescenza vanno nell’indifferenziata.

3) Biro, penne e pennarelli

Foto: pianetadelleidee.altervista.org

Discorso simile a quello degli spazzolini: sono composti in plastica e questo porta a pensare di poterli conferire in questa raccolta, ma così non è. La cancelleria (matite, gomme, colla, ecc) sono rifiuti non riciclabili; esiste qualche prodotto di nicchia in carta o cartone o plastica biodegradabile, così come un progetto di BIC e TerraCycle per raccogliere le penne usate e trovare loro una nuova vita, ma per ora solo in Inghilterra. Chissà, magari in futuro…

4) Polistirolo

Foto: www.ideegreen.it

Da molti considerato un materiale in plastica, viene gettato in questa raccolta. Occorre fare invece un po’ di attenzione: solitamente i contenitori per alimenti (ad esempio le vaschette da gelato) sono prevalentemente in plastica, mentre quelli per imballaggi sono in materiali misti, quindi vanno nell’indifferenziata. Ogni Comune però può avere regole diverse, quindi bisogna prima verificare.

5) Confezioni di biscotti

Foto: comunivirtuosi.org

I sacchetti per biscotti, così come quelli per il caffè, spesso sono in materiali misti perciò non possono essere buttati né nella carta, né nella plastica. Solitamente sulla confezione c’è scritta la destinazione, o per lo meno un simbolo che ne indica la composizione: quando trovate il codice 07, sappiate che indica un imballaggio non riciclabile. Un consiglio: quando fate la spesa, insieme alla qualità del cibo, controllate anche che la confezione e preferite quelle riutilizzabili.

 

Le cose da tenere a mente sono tante e si può fare confusione, ma in questo la tecnologia ci viene in aiuto: scaricate su smartphone o tablet un’applicazione come Junker APP, che riconosce i prodotti tramite codice a barre e suggerisce dove buttarli. Basta errori, per il bene del pianeta e del nostro portafogli, salvo da multe!

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