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SOS GHIACCIAI

Le Alpi: un mondo in via di estinzione
Tessa GelisioDi Tessa Gelisio20 Novembre 2020Aggiornato:20 Novembre 20205 min lettura
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Le Alpi: un mondo in via di estinzione

Cosa accadrebbe se tutti i ghiacciai della Terra si sciogliessero? Decisamente niente di buono. Secondo le stime della Nasa il livello globale dei mari è salito in media di 6 centimetri negli ultimi 23 anni, e potrebbe aumentare di ben 90 cm da qui alla fine del secolo. Una prospettiva drammatica per alcuni stati insulari e diverse città sull’acqua, come Venezia, tanto per rimanere in casa. 

Sono circa 15, i milioni di chilometri quadrati, oggi ricoperti da ghiaccio sul Pianeta che inglobano il 69% dell’acqua dolce del globo. Dalla seconda metà del 1900, la quota di ghiacciai persa ogni anno è cresciuta a una velocità sempre maggiore. Sempre secondo la Nasa, sono 300 miliardi le tonnellate di ghiaccio che scompaiono ogni anno a ridosso del Polo Nord, mentre circa 130 i miliardi al Polo Sud. A queste vanno aggiunti anche circa 35 miliardi annui dovuti alla scomparsa di molti ghiacciai di montagna. Dati in continuo peggioramento, così come dimostra il record storico negativo raggiunto nel 2019: solo 3.82 milioni di chilometri quadrati rimasti congelati nell’Artico.

View from Ravnefjeldet, next to Nanortalik, Greenland

        Costa della Groenlandia

Un fenomeno insomma, che sta coinvolgendo anche i grandi ghiacciai montani di tutto il mondo. Infatti, se spostiamo il focus sui ghiacciai nostrani, quelli dell’arco alpino, vediamo che la situazione non è poi così diversa. Ghiacciai alpini in forte sofferenza, alcuni già quasi estinti, e che con il progressivo riscaldamento climatico, pur in presenza di fattori favorevoli come ad esempio una limitata esposizione all’irradiazione, nel giro dei prossimi decenni sono destinati a scomparire del tutto, a partire da quelli sotto i 3000 metri. Questo è quanto emerso dagli studi fatti, osservati e confermati durante la prima edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna di Legambiente con il supporto del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), che dal 17 agosto al 4 settembre scorso ha monitorato in sei tappe lo stato di salute di alcuni tra i più importanti ghiacciai alpini minacciati dalla crisi climatica. Dodici quelli monitorati, differenti per dimensioni, tipologia e reattività ai cambiamenti climatici: su tutti è stato registrato un regresso della fronte glaciale o una diminuzione del volume di ghiaccio, e in diversi casi anche consistenti affioramenti di rocce.

Secondo i dati del monitoraggio quello in maggiore sofferenza è il Fradusta, in Trentino, la cui superficie si è ridotta di oltre il 95% tra il 1888 e il 2014, passando dai 150 ettari dell’altopiano glaciale del 1888 agli attuali 3. Mentre sul ghiacciaio dei Forni, in Valtellina, oltre all’aumento della copertura detritica, è stato riscontrato il fenomeno del black carbon, con tracce di microplastiche e di vari inquinanti che, come su tutti i ghiacciai del pianeta, è un altro lampante segnale della presenza dell’impatto antropico anche nelle regioni di alta quota più remote della terra.

Anche il ghiacciaio di Bors, in Piemonte, è risultato in forte sofferenza, con una buona porzione di ghiaccio già esposto, ovvero privo della copertura nevosa invernale che lo protegge dalla fusione. Le osservazioni hanno confermato un consistente aumento degli affioramenti rocciosi a quote elevate (3650 m slm circa) fino alla zona di accumulo, ovvero la zona dove la neve dovrebbe conservarsi tutto l’anno, trasformarsi in ghiaccio e così alimentare il ghiacciaio.

Ghiacciaio del Bors

Sulle Alpi l’aumento delle temperature medie dal 1850 a oggi è stato circa di 2 °C, il doppio rispetto alla media globale, mentre nello stesso periodo le aree coperte dai ghiacciai si sono ridotte di oltre il 50%. Dalla fine degli anni ’80 è stata inoltre registrata una notevole accelerazione di questo trend e non sono mancati i segni di una rapida trasformazione. Paesaggi irriconoscibili dove al posto del mare di ghiaccio ora c’è un deserto di sassi e rocce. La degradazione del permafrost dà origine a frequenti crolli e distacchi di massi e detriti su vie alpinistiche e sentieri che nel passato gli alpinisti consideravano sicuri. Ecco com’era il Monte Rosa solo qualche mese fa.

I ghiacciai alpini si stanno ritirando a una velocità senza precedenti, solo negli ultimi 12 anni si è persa il 12% della superficie. Di questo passo i ghiacciai sotto i 3.000 metri di quota sono destinati a sparire nel giro di 20-30 anni, soprattutto se le temperature medie rimarranno quelle degli ultimi 15 anni, impedendone così la sopravvivenza. E la responsabilità non può che essere dell’uomo, prima causa dei repentini cambiamenti climatici in corso. Se non si ferma il riscaldamento globale, nel giro di pochi decenni potrebbero ridursi drasticamente, fino quasi a scomparire, i ghiacci eterni dalle Alpi Orientali e Centrali. Rimarrebbero solo sulle Alpi Occidentali, quelle più alte. Il fenomeno della fusione dei ghiacci non riguarda solo le Alpi, ma tutte le catene montuose del mondo, dalle Ande all’Himalaya, i due poli e le steppe artiche. Paesi come Perù, Cile e India contano sui ghiacciai montani per l’approvvigionamento idrico, e potrebbero avere problemi. La sparizione dei ghiacci polari potrebbe sommergere isole e località costiere oltre a compromettere, in maniera irreparabile, la sopravvivenza della biodiversità. Lo scioglimento dei ghiacciai può essere rallentato, se ciascuno di noi opera con scelte quotidiane volte a contrastare la crisi ambientale. Sul fronte politico, i governi devono implementare misure per evitare una crescita incontrollata delle temperature. Ad esempio rispettando gli accordi di Parigi stipulati nel 2015 e riducendo le emissioni nocive. Sul fronte personale, anche piccole azioni quotidiane potrebbero rivelarsi fondamentali per l’ambiente, come adottare stili di vita più sostenibili.

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