Termovalorizzatori oppure no? I pro e i contro | Ecocentrica
Punto di vista

Termovalorizzatori: ce n’è bisogno oppure no?

Facciamo il punto sulla situazione rifiuti in Italia

Nelle ultime settimane un dibattito ha tenuto occupati un po’ tutti, anche ai vertici della politica: la Lega propone di costruire nuovi impianti di incenerimento rifiuti, uno per ogni provincia italiana, mentre i 5 Stelle si oppongono, non offrendo però molte soluzioni alternative, e i cittadini (come al solito) faticano a capire da che parte stare.

Partiamo da un presupposto: il sistema di incenerire i rifiuti non mi piace per un motivo, lo stesso per cui non approvo completamente i biocarburanti. Così come preferirei che per i biocarburanti si utilizzassero solo scarti agricoli, non che si coltivasse apposta mais sottraendolo al mercato agroalimentare, allo stesso modo vorrei vedere una diversa gestione dei rifiuti. Prima bisogna cercare di ridurli, producendone il meno possibile, ad esempio evitando prodotti usa e getta, in secondo luogo cercare di riutilizzare il più possibile quello che abbiamo (la famosa “economia circolare”) e infine riciclare correttamente; quello che resta, ovvero che non si può riciclare, può essere impiegato nei termovalorizzatori, ma dovrebbe essere solo una piccola parte. Dal momento che un impianto di incenerimento non si può accendere e spegnere a piacimento, ma va tenuto sempre in funzione e alimentato, il mio timore è che averne più di quanti servano, porti poi a incenerire rifiuti che invece si potrebbero differenziare.

Sarà vero che abbiamo bisogno di nuovi impianti? Secondo il Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA, in Italia abbiamo circa 40 inceneritori, come potete vedere da questa mappa:

Foto: www.ilsole24ore.com

Difficile dire se siano sufficienti o, se anche raggiungessimo la quota ideale di raccolta differenziata, rimarrebbero comunque dei rifiuti in eccesso.
Così come è difficile dire se questi nuovi impianti siano davvero sicuri per la salute. Una delle differenze rispetto agli inceneritori di una volta, oltre al fatto che i termovalorizzatori generano energia dallo smaltimento dei rifiuti, è che questi sono considerati meno rischiosi, perché le emissioni di sostanze tossiche come diossine, furani e PCB (policlorobifenili) si sono rivelate al di sotto dei limiti massimi autorizzati.

Sono entrambi due punti cruciali, indispensabili per comprendere bene la questione termovalorizzatori ed assumere una posizione pro o contro. Per fare un po’ di chiarezza, ho intervistato un esperto di cui mi fido: Stefano Ciafani, Ingegnere ambientale nonché Presidente nazionale di Legambiente onlus.

TERMOVALORIZZATORI: CREANO PROBLEMI A SALUTE E AMBIENTE?

Foto: www.stylo24.it

«I nuovi impianti sono sicuramente migliori rispetto a quelli di 20 anni fa, sia per i progressi in campo tecnologico, sia per una normativa che nel frattempo è diventata più severa.
Non si può però nemmeno affermare che non abbiano nessun impatto sulla salute e sull’ambiente, perché generano comunque un’emissione di gas in atmosfera come qualunque processo di combustione, dai gas di scarico dei mezzi di trasporto, agli impianti di riscaldamento delle case, alle ciminiere delle industrie.»

SERVONO NUOVI TERMOVALORIZZATORI IN ITALIA?

Foto: www.ecoblog.it

«Quella di crearne uno per provincia è una proposta sbagliata. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti potevano essere utili negli anni ’90 o i primi anni 2000, prima che l’Europa decidesse di puntare sull’economia circolare e la raccolta differenziata: oggi dovrebbero essere considerati solo l’ultima opzione. In Italia si brucia il 20% dei rifiuti urbani, e questa percentuale è sufficientemente coperta dagli inceneritori già esistenti, ad esempio quelli di Milano, Brescia e Acerra (i tre più grandi), ma anche quelli pugliesi, quello di Gioia Tauro in Calabria, quello di San Vittore del Lazio che è stato recentemente ampliato.
Chi è a favore, porta come esempio i Paesi del nord Europa, come quelli Scandinavi o la Germania, in cui da anni il recupero energetico degli impianti di incenerimento costituisce una fonte rinnovabile di riscaldamento; ma non possiamo confrontare questi Paesi con il nostro, perché a loro l’energia prodotta dai rifiuti serve principalmente per il riscaldamento, che visto il clima rigido viene utilizzato molto di più rispetto all’Italia.»

COME MIGLIORARE LA SITUAZIONE RIFIUTI?

Foto: www.meteoweb.eu

«Quello che serve realmente in Italia sono un altro tipo di impianti per recuperare energia dai rifiuti, ad esempio dal trattamento dell’organico differenziato, ovvero i cosiddetti digestori anaerobici: trasformano i rifiuti organici in biogas e biometano, un’alternativa rinnovabile al metano da fonti fossili, che può essere utilizzato per il gas domestico, per gli autotrasporti e per usi industriali. Il residuo solido rimanente, poi, viene portato presso un altro impianto, quello di compostaggio aerobico: oltre a recuperare energia, quindi, questo sistema permette anche di produrre il compost.
La percentuale di raccolta dell’organico è alta anche al sud Italia, ma mancano questi impianti, e sono costretti a fare arrivare i rifiuti nei centri del nord: così, se da un lato l’organico viene trasformato in biogas per ridurre l’impatto ambientale delle fonti fossili, dall’altro il traffico per la penisola aumenta comunque l’inquinamento tra consumo di gasolio, emissioni di gas serra e polveri sottili.
Quello che serve per ogni provincia italiana sono un digestore anaerobico e un impianto di compostaggio aerobico, abbinati tra loro, per trattare rifiuti (compresi anche i reflui degli allevamenti, gli scarti industriali, i fanghi di depurazione), produrre energia e realizzare compost con quello che resta. Poi è vero che all’Italia servirebbero forse un migliaio di impianti di riciclo, per gli imballaggi, per i rifiuti RAEE (le apparecchiature elettriche ed elettroniche), ma i digestori anaerobici sono la prima cosa da fare, a cominciare dal centro-sud: questo sì che ci porterebbe all’obiettivo “rifiuti zero”, non i termovalorizzatori, che dovremmo gradualmente arrivare a spegnere in futuro.
Abbiamo degli impianti di compostaggio domestico, o di comunità, ma non sono sufficienti: dalle città medio-grandi, ai capoluoghi di provincia e regione, alle metropoli, quello che serve sono digestori anaerobici di taglia industriale. Non hanno nulla a che vedere né con le centrali nucleari, né con discariche o inceneritori, anzi, il loro impiego serve proprio per ridurne l’uso e i rifiuti in generale: è importante coinvolgere il territorio, spiegare ai cittadini questo progetto.»

 

Più informazione, più chiarezza, meno prese di posizione senza cercare di trovare un accordo comune, meno polemiche sterili in cui ci si oppone con forza a un’idea ma senza offrire motivazioni o soluzioni alternative. È chiedere troppo forse?

 

Foto copertina: www.tpi.it

 

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