Cibi particolari da provare una volta nella vita | Ecocentrica
Provato per voi

3 cibi particolari da provare

Alimenti quasi sconosciuti ma buoni e sani

Dal titolo, starete pensando che voglia propinarvi qualche cibo per chi ha lo stomaco forte, come insetti, squalo essiccato, caffè defecato (sì, avete letto bene, il caffè si fa con i chicchi digeriti da un animale chiamato zibetto, costretto a vivere in gabbia, e pensate che è anche parecchio costoso). Sareste sorpresi dalla quantità di piatti che la maggior parte di noi non si azzarderebbe mai a mangiare, e che invece in altri Paesi fanno parte della tradizione!

I cibi di cui voglio parlarvi non sono niente di tutto ciò, e non sono nemmeno etnici, perché coltivazioni e produzioni sono tutte Made in Italy. Sono particolari perché pochi ne avranno sentito parlare (io ho spesso a che fare con alimentazione e cucina, eppure li ho scoperti da poco), forse qualcuno dovrà superare lo scetticismo iniziale, ma vi assicuro che ne vale la pena perché io li ho assaggiati e li ho trovati ottimi! Inoltre, sono tutti cibi sani, che permettono di rendere ancora più varia la dieta, e dietro la loro produzione si nascondono anche delle belle storie a livello imprenditoriale.

Se siete abbastanza curiosi in cucina, ecco 3 cibi insoliti ma che vi consiglio di scoprire.

FRUTTO NERGI

Foto: nergi.info

I “baby kiwi” non sono affatto un frutto tropicale (né un esperimento di OGM!), ma arrivano dal Piemonte, in particolare dal saluzzese, in provincia di Cuneo. In questa zona qualche anno si diffuse una malattia, chiamata batteriosi, che mise in ginocchio la produzione agricola di kiwi, ma anche altri frutti come le drupacee (i frutti con il nocciolo, come pesche, albicocche, ciliegie); i coltivatori di kiwi furono perciò costretti a trovare un’alternativa, qualcosa che fosse compatibile con gli impianti che già possedevano. La specie di frutto Nergi lo era e, nonostante i costi di produzione fossero alti (motivo per cui nessuno l’aveva mai coltivato prima), venne comunque fatta la conversione. La produzione e la commercializzazione, esclusiva di Ortofruit Italia, ha coinvolto soprattutto giovani imprenditori e studenti universitari, così la storia del Nergi è diventata una storia di riscatto e di volontà di dare un futuro alle nuove generazioni.
La coltivazione avviene secondo i principi dell’agricoltura biologica, è una lavorazione tutta artigianale (pensate che i frutti devono essere raccolti a mano), che deve seguire un disciplinare molto rigido in fatto di tecnica e di sostenibilità, ma anche molto delicata, perché devono esserci condizioni climatiche particolari, con inverni freddi ma non troppo ventosi. La sua stagione è molto breve, va da settembre a fine novembre/inizio dicembre.
Qualcuno ha obiettato sul prezzo: va chiarito però che non è paragonabile ai classici kiwi, quanto più ai frutti rossi per le sue proprietà; e il costo infatti è in linea con mirtilli e simili.
Come i frutti di bosco si mangia così, intero e con la buccia, perciò è molto apprezzato da chi fa sport o sta fuori casa tutto il giorno perché è pratico da portare in giro. È un concentrato di vitamine come C ed E, sali minerali, fibre, ma povero di calorie, tanto da essere stato inserito tra i cibi consigliati nel programma SmartFood dell’Istituto Europeo di Oncologia.
Ha tantissimi utilizzi in cucina, si presta a tanti abbinamenti dolci e salati (se siete in cerca di idee, sul sito nergi.info trovate anche una sezione dedicata alle ricette) e di recente hanno iniziato a sperimentare anche un gelato a base di Nergi. Sono già diversi anche i ristoranti che li utilizzano in diversi piatti, da antipasti, a primi, a secondi, e ne ha parlato anche l’enogastronomo Paolo Massobrio sulla sua guida ilGolosario.
Dicono che la popolarità di questo frutto stia crescendo soprattutto grazie al passaparola, perché chi lo prova poi rimane così soddisfatto da consigliarlo: in effetti, io che l’ho assaggiato posso dirvi che è uno dei frutti più buoni che abbia mai mangiato. È strepitoso, dolcissimo ma con un retrogusto acidulo che non lo rende stucchevole. Uno tira l’altro! Davvero ottimo.

 

GERMOGLI DI BAMBÙ

Foto: www.bambubio.com

Più o meno tutti conosciamo il bambù come il cibo dei panda. Negli ultimi anni però questa pianta è diventata un vero business anche in Europa, perché ha diversi vantaggi: cresce molto velocemente, quindi è decisamente una fonte rinnovabile, per la sua coltivazione non occorrono fertilizzanti né pesticidi, ha tantissimi utilizzi, dai materiali d’arredo (è anche un’ottima alternativa per pavimenti naturali) all’abbigliamento. Ma sapevate che i germogli di bambù non solo sono commestibili anche per l’uomo, ma sono ricchi di proprietà?
Marianna Ziliati, una giovane chef e ricercatrice bergamasca, l’ha scoperto grazie a un viaggio in Cina. Lo studio di questo prodotto l’ha talmente convinta da decidere di creare una piantagione Made in Italy, obiettivo raggiunto anche grazie alla collaborazione della sua famiglia: ora, nelle campagne della sua Treviglio (BG), ha oltre 200 piante, tutte coltivate con metodo biologico.
La sua azienda BambùBio ora produce vari alimenti a base di germogli di bambù, compresi tisane, grissini e altri prodotti da forno; molto conosciuto e apprezzato nei Paesi asiatici, in Italia si scontra ancora con molti diffidenti. Confesso che anche io ho aspettato mesi per provarlo perché ero un po’ scettica, ma mi sono dovuta ricredere perché mi è piaciuto molto. Ho utilizzato i germogli di bambù sott’olio (extravergine d’oliva), l’ho tagliuzzato e aggiunto in un sugo rosso con medaglioni di soia: ottimo, croccante al punto giusto e perfetto per insaporire ed arricchire i sughi.
E i motivi per consumarlo sono molti, perché questo alimento è ricco di proprietà nutritive: vitamine A, B, E, sali minerali come calcio, ferro, zinco e potassio, fibre, proteine, 8 dei 9 aminoacidi essenziali (quelli fondamentali per l’organismo ma che non vengono prodotti, e che vanno perciò inseriti con l’alimentazione); è molto completo ma poco calorico, a basso contenuto di zuccheri e di grassi. Contiene anche sostanze antiossidanti, quelle che combattono l’invecchiamento precoce.
Forse per questo lo chiamano “il cibo del futuro”. Vedremo, certo è che a Marianna vanno i complimenti per questa scommessa e per aver provato a batterci tutti sul tempo.

 

BEVANDA “NATURAL BOOM”

Foto: shop.naturalboom.it

Dimenticate i soliti energy drink (che tra l’altro secondo molte ricerche sono dannosi per cuore e pressione). Quella di cui vi parlo è una bevanda al 100% naturale, che ho scoperto recentemente al Sana, assaggiata sia calda che fresca: davvero molto buona ed originale, mi è piaciuta molto, così come l’idea che l’ha creata, e spero che i suoi giovani inventori abbiano il successo che meritano.
Tutto è partito dal biellese Andrea Campagnolo, un super sportivo alla ricerca di qualcosa che gli desse la giusta energia, ma senza effetti collaterali per la salute; nei suoi esperimenti, è partito da infusi di piante utilizzate nella medicina ayurvedica, a cui ha aggiunto ingredienti tonificanti come zenzero, papaya, tè verde, fino ad arrivare alla ricetta attuale e inventare il primo “mental drink”.
Di cosa si tratta? È una bevanda in grado di dare non solo carica al fisico, ma anche alla mente: contiene nootropi, sostanze che migliorano le capacità cognitive (tanto che sono il principio attivo di un famoso farmaco usato anche per i disturbi dell’attenzione), di derivazione vegetale, vitamine e naturalmente acqua. Adatta a tutti, anche bambini ed adolescenti, ha l’approvazione del Ministero della Salute e la sua efficacia è stata provata da uno studio clinico autorizzato dal Comitato Etico dell’ASL di Novara.
Una bevanda in grado di sostenere il fisico e la mente, dall’azione stimolante, antiossidante e antinfiammatoria; rinforza il sistema immunitario e protegge dai danni dello stress, è consigliata agli sportivi come a chi studia e ha bisogno di concentrazione (essendo senza caffeina, si può bere tranquillamente!).
Si può consumare calda, come una tisana, per favorire la digestione, oppure fredda per dissetarsi e combattere il caldo nei mesi estivi. Nei bar di Biella sta diventando anche un ottimo ingrediente per cocktail, dai “classici” a quelli analcolici: sarebbe davvero bello se altri locali seguissero l’esempio!

 

In cucina non si finisce mai d’imparare: basta essere solo un po’ curiosi e pronti a sperimentare qualcosa di nuovo, senza essere prevenuti. Le sorprese sono sempre dietro l’angolo!

 

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