
La carta da forno è ormai da tempo un alleato irrinunciabile in cucina: si tratti di una crostata perfetta o di un pesce cotto ad arte, evita che gli alimenti si attacchino alle teglie, eliminando la necessità di aggiungere grassi. Non tutti però sanno che questo prodotto nasconde spesso dei PFAS, degli inquinanti perenni. E queste sostanze non sono solo dannose per l’ambiente, ma anche per l’organismo: agiscono, infatti, come dei potenti interferenti endocrini. Ma come fare, per una ricetta al forno che non rappresenti un rischio per il Pianeta e per il corpo?
Da dove arrivano i PFAS nella carta da forno

Per quanto possa sembrare innocua, la carta da forno include alcune sostanze sintetiche, indispensabili per rendere più impermeabile la cellulosa. Affinché resista alle alte temperature del forno, e all’azione dei grassi dei cibi, è infatti necessario che venga rinforzata con degli strati protettivi.
Fra le principali sostanze impiegate per impermeabilizzare la carta da forno ci sono i PFAS, una famiglia di migliaia di composti chimici dal potere oleofobico, idrorepellente e di resistenza al calore. Si tratta di inquinanti perenni – rimangono nell’ambiente in tempo indefinito, perché la loro composizione è estremamente stabile – e anche dannosi per la salute: l’esposizione continua può comportare problemi ormonali e di fertilità.
Al momento non sono previsti limiti stringenti per il loro impiego nella carta da forno, anche se l’Europa ha approvato il Regolamento UE 2025/40, che sarà in vigore a partire dalla seconda metà del 2026. Nel frattempo, indagini condotte da associazioni di consumatori – come, ad esempio, il Salvagente – dimostrano che i PFAS sono presenti in 14 su 16 delle marche più note di carte da forno, sebbene sotto i limiti previsti dalla futura regolamentazione europea.
I rischi dei PFAS nella carta da forno

Per quanto il singolo prodotto possa presentare livelli bassi di PFAS, il problema è rappresentato dall’esposizione continua: la carta da forno viene utilizzata più volte la settimana, così come tanti altri prodotti domestici che presentano simili sostanze chimiche potenzialmente dannose.
I PFAS tendono infatti a contaminare il cibo, soprattutto quando esposti a temperature molto elevate, come appunto quelle del forno. Una volta ingeriti, si accumulano nel fegato e nel sangue, per poi raggiungere l’apparato endocrino: secondo l’EFSA, la soglia massima tollerabile alla settimana è di 4,4 ng/kg, un livello facile da superare con l’esposizione multipla quotidiana, così come confermato da diversi studi.
Tra gli effetti più documentati dell’ingestione continua di PFAS, i ricercatori hanno evidenziato:
- disturbi ormonali e tiroidei;
- danni epatici;
- aumento del colesterolo cattivo;
- ridotta fertilità;
- alterato sviluppo fetale;
- possibile promozione tumorale, soprattutto a reni, testicoli e tiroide;
- immunosoppressione.
I nuovi limiti stabiliti dall’Unione Europea
A partire dal 12 agosto 2026, il nuovo Regolamento UE 2025/40 vieterà l’immissione sul mercato di imballaggi alimentari – compresa la carta forno – con livelli troppo elevati di PFAS. In particolare, sono previsti limiti di:
- 25 ppb per qualsiasi PFAS singolo;
- 250 ppb per la somma di PFAS diversi;
- 50 ppm di fluoro totale.
Ancora, i produttori potranno inserire sulle confezioni il marchio “PFAS-free”, solo dopo aver effettuato prove analitiche che ne confermino la completa assenza dai materiali impiegati per la conservazione o la cottura del cibo.
Le alternative più sicure alla carta da forno con PFAS

In attesa dell’entrata in vigore del nuovo regolamento europeo – e, in generale, per rendere la cucina sempre più sicura – è utile orientarsi su altre alternative per le proprie necessità in cucina. Tra le tante, si possono prendere in considerazione:
- la carta da forno certificata “PFAS-free”, purché in etichetta siano riportati i riferimenti agli studi di verifica condotti;
- i tappetini o le teglie in silicone alimentare, purché di alta qualità, che possono resistere efficacemente fino a 220 gradi, senza il passaggio di contaminanti ai cibi;
- il tradizionale metodo della teglia leggermente unta con olio extravergine di oliva, e una spolverata di farina o di semola, che non ha comunque particolare influenza sul contenuto complessivo di grassi nella ricetta.
In definitiva, la carta da forno è di certo un alleato in cucina, ma può nascondere insidiose conseguenze per la salute: meglio utilizzarla il meno possibile e, in ogni caso, prestare attenzione alle etichette quando la si acquista.

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