Allevamenti intensivi e la soffrenza degli animali | Ecocentrica
Punto di vista

Carne e derivati animali? Occhio alla scelta

Una guida per riconoscere i prodotti che tutelano il loro benessere

Secondo il Rapporto Italia 2018 di Eurispes, famoso istituto di ricerca, i vegani nel nostro Paese sono lo 0,9% della popolazione (in netto calo rispetto al 2017, quando erano il 3%). Questo significa che circa 60 milioni di persone consumano abitualmente carne e derivati animali come uova e latticini, prodotti che quasi sempre creano enormi sofferenze per maiali, galline, mucche e altre specie allevate. Non è possibile che da un giorno all’altro le persone di  tutto il mondo diventino vegane, quello che si può fare invece è evitare torture e maltrattamenti agli animali. Mi ha colpito una frase della scrittrice Dacia Maraini: «Sono vegetariana, non mangio carne per simpatia verso gli animali, ma non condanno chi lo fa: una cosa però condanno, gli allevamenti intensivi.» Concordo appieno.

Foto: www.ilfattoquotidiano.it

Nel mondo, il 70% della carne di pollo, il 50% di quella di maiale, il 40% di quella bovina e il 60% delle uova provengono da sistemi di allevamento intensivo, luoghi in cui gli animali vivono al chiuso, in gabbie minuscole, per tutta la (breve) durata della loro vita, e spesso sono vittime di maltrattamenti. Da poco è salita ai fatti di cronaca la notizia di un allevamento di Senigallia (AN) in cui venivano inflitte violenze continue sui maiali, uccisi a colpi di martello, scoperte grazie a un’indagine dell’associazione Essere Animali (qui trovate tutto su “l’allevamento degli orrori”, compresa una petizione per farlo chiudere).

Eppure non siamo così insensibili: secondo un sondaggio commissionato da CIWF onlus, che si occupa proprio del benessere animale negli allevamenti, 8 italiani su 10 si dicono disposti anche a pagare di più per scegliere carne prodotta nel rispetto degli animali.

Foto: www.ciwf.it

Ha anche pubblicato un utilissimo vademecum, la Guida al consumo consapevole (cliccate sul link per scaricarla gratuitamente), un insieme di dati e informazioni sui sistemi di allevamento e i consigli per l’acquisto di derivati animali, con un aiuto per l’interpretazione delle etichette. Già, perché non sono sempre così chiare, per non dire che possono essere ingannevoli: “uova fresche” ad esempio non vi dice nulla sulle condizioni in cui hanno vissuto le galline. La dicitura IGP si riferisce solo al luogo in cui è stato lavorato il prodotto, quindi potete tranquillamente acquistare un prosciutto, legalmente, IGP, ma ricavato da un maiale proveniente dalla Cina (leggete qui il post sulla differenza tra DOP e IGP).

Furbate a parte, leggendo la Guida scoprirete molte cose sulle reali condizioni degli animali negli allevamenti, molto diverse da quelle che ci vengono presentate dalle immagini sulle confezioni: ecco qualche esempio.

GALLINE OVAIOLE

Qui su Ecocentrica ho già dedicato un post all’allevamento di galline e a come leggere i codici sulle uova, quindi sarò breve: dimenticate tutti gli altri claim sulle etichette e cercate il codice 0, ovvero quello che identifica l’allevamento biologico. Solo in questo caso gli animali vivono anche all’aperto, vengono alimentati con mangime bio e senza OGM, e non vengono somministrati farmaci a meno che l’animale non sia in pericolo di vita (in quel caso, deve passare un certo periodo di tempo prima di commercializzare le uova, per evitare residui).

MUCCHE DA LATTE

Foto: www.lav.it

In Italia predomina il “pascolo zero”: ciò significa che nella maggior parte dei casi i prodotti lattiero-caseari sono ottenuti da animali tenuti nei capannoni. Le mucche sono delle vere e proprie fabbriche di latte, sono costrette a produrne anche 60 litri al giorno, sviluppando infertilità o patologie agli arti o alle mammelle (cosa che non avviene in natura). La dicitura “Benessere animale in allevamento” vuol dire tutto e niente, perché anche nelle migliori condizioni al coperto, si va contro la loro natura e la loro necessità di pascolare.
In questo caso gli allevamenti bio non sono sempre una garanzia: preferite comunque il bio, ma per sicurezza informatevi presso il produttore sul sistema di allevamento.

POLLI DA CARNE

Foto: www.animalequality.it

Negli allevamenti intensivi, la loro vita è molto breve, 39/42 giorni appena, durante i quali stanno in capannoni, dividendo lo spazio con decine di migliaia di loro simili, fatti crescere rapidamente (e quindi più grassi). Malattie e infezioni sono all’ordine del giorno, così come l’uso di antibiotici; ma non fatevi ingannare dalla dicitura “senza antibiotici”, perché potrebbe significare che vengono somministrati altri farmaci simili o, peggio, che gli animali non vengano curati e lasciati morire.
Come nel caso delle uova, preferite i polli da allevamento biologico, o almeno i prodotti che in etichetta riportano una di queste diciture: “Polli da allevamento rurale in libertà”, “Polli da allevamento rurale   all’aperto”, “Polli da allevamento all’aperto”, “Polli da allevamento estensivo al coperto”.

MAIALI

Foto: velvetpets.it

In Italia il 99% dei maiali è allevamento con metodo intensivo, in capannoni bui, chiusi in gabbie in cui sono impossibilitati a muoversi. Le femmine partoriscono e subiscono una nuova inseminazione artificiale a ciclo continuo, e anche durante la gravidanza vivono in spazi ristretti in cui faticano già ad entrare, figurarsi esprimere il loro istinto naturale di preparare il nido. I maiali poi subiscono vere e proprie torture (purtroppo permesse dalla legge) come l’amputazione della coda, il taglio dei denti e la castrazione, tutto senza anestesia.
Le alternative etiche non sono molte. Le opzioni migliori sono: “Carne e salumi da allevamento  biologico”, “Salumi da suini allevati all’aperto”, “allo stato brado” o “allo stato semibrado”.

BOVINI E VITELLI

Foto: www.essereanimali.org

Come detto per le mucche da latte, per il loro benessere è fondamentale la vita all’aperto e al pascolo, perché si alimentano naturalmente e hanno la possibilità di muoversi o socializzare con i propri simili. Questa però non è la norma, perché quasi sempre i bovini vivono chiusi nei box; alcuni disciplinari IGP prevedono che si “possa” anche allevare gli animali all’aperto, ma non c’è nessun obbligo e quindi nessuna garanzia. Il consiglio è sempre quello di scegliere carne da allevamento biologico o meglio ancora biodinamico, che riserva più attenzioni alle femmine nei momenti di gravidanza e parto, e vieta la pratica della mutilazione delle corna. Anche la dicitura “Carne di animali allevati e alimentati al pascolo” o “grass fed” è una buona scelta.
Per quanto riguarda i vitelli: quando la carne è molto bianca, probabilmente l’animale era anemico perché privato della corretta alimentazione. Meglio scegliere quindi il vitellone, macellato più adulto (tra gli 8 e i 12 mesi) e con una carne di qualità migliore, sempre purché biologica.

 

In conclusione, questi i consigli per la spesa di CIWF: non acquistare carne o derivati animali da allevamento intensivo, ma preferire sempre il biologico. Quando gli animali vivono in benessere, anche i loro prodotti sono migliori, più sani e nutrienti, e non corriamo il rischio di resistenza agli antibiotici.
Il secondo consiglio è quello, per tutti, di ridurre il consumo di carne: basterebbe dimezzarlo per ottenere tantissimi benefici, per la salute e anche per l’ambiente!

 

Foto copertina: © Compassion in World Farming

 

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