Coronavirus: cosa dice la scienza
Occhio al benessere

Coronavirus: cosa dice la scienza

Le informazioni scientifiche fino ad oggi raccolte sul COVID19 in Italia e nel mondo

Fonte: webmd.com

I numeri del Coronavirus li conosciamo già, così come i focolai in Italia e le misure restrittive imposte dal governo. Informazioni, queste, che sono su tutti i media nazionali, rimpallate da una testata giornalistica all’altra con clamore – e panico! – sempre crescenti. 

Allarmismi a parte, proviamo invece a raccogliere tutte le informazioni strettamente scientifiche relative al nuovo COVID19, per fare il punto della situazione e capire insieme esattamente di cosa si tratta.

Che cos’è il nuovo Coronavirus

I Coronavirus sono una vasta famiglia di virus responsabili di diverse malattie che vanno dal comune raffreddore fino a patologie più gravi come la Sindrome respiratoria acuta grave (SARS). Sono virus RNA a filamento positivo, con aspetto simile ad una corona se analizzati al microscopio elettronico. 

La malattia provocata dal nuovo Coronavirus è stata chiamata “COVID-19”, dove “CO” sta per corona, “VI” per virus, “D” per disease e “19” indica l’anno in cui si è manifestata.

Il nuovo Coronavirus è un virus respiratorio che si diffonde principalmente attraverso il contatto stretto e diretto con una persona malata entro un periodo di 14 giorni prima o dopo la manifestazione della malattia. 

I numeri del contagio nel mondo

Fonte: usatoday.com

In base agli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione mondiale della Sanità, in totale nel mondo i casi confermati hanno raggiunto sono circa 82 mila (di cui oltre 78mila in Cina), i decessi registrati hanno superato i 2.800, di cui più di 2.700 in Cina. L’Istituto superiore di sanità (ISS) ha specificato che in Europa “sono stati documentati cluster di trasmissione locale in Germania, Francia, Italia e nel Regno Unito”.

Una buona notizia, spesso non chiaramente comunicata, è che non vi è stato alcun cambiamento significativo nell’RNA del virus, pertanto ci troviamo di fronte ad un nemico stabile e non in evoluzione. Certamente non si tratta di una banale influenza, abbiamo a che fare con un virus totalmente nuovo, ecco perchè l’allerta dei medici è giustamente alta.

L’80,9% delle infezioni è classificato come lieve, il 13,8% come grave e solo il 4,7% come critico. Il più alto tasso di mortalità dei casi riguarda persone di età pari o superiore agli 80 anni, mentre non ci sono stati decessi tra i bambini fino a 9 anni.

Il tasso di mortalità complessivo per il virus è del 2,3%, decisamente minore rispetto alla sindrome respiratoria acuta grave (SARS) del 2002-2003, che ha colpito un minor numero di persone, ma con un tasso di mortalità pari quasi al 10%.

Per le persone affette da una forma lieve della malattia, il tempo di recupero è di circa due settimane, mentre per quelle più gravi, la guarigione è compresa entro 3-6 settimane. 

Chiare le priorità in questo momento: la protezione degli operatori sanitari, la tutela delle persone maggiormente a rischio – in particolare gli anziani e i malati in condizioni di salute critiche – e il rispetto delle misure precauzionali di isolamento e contenimento del contagio. 

Il Coronavirus in Italia: emergenza sanitaria ma non pandemia

Ad oggi risultano contagiate dal coronavirus SARS-CoV-2 oltre 500 persone, di cui più di 300 in Lombardia. Dati che portano l’Italia al terzo posto nel mondo per numero di casi. Attenzione però a non cadere in inutili allarmismi: l’aumento progressivo dei pazienti in Italia non è necessariamente indicatore di una epidemia in espansione ma del fatto che, grazie ai capillari controlli sanitari, ora i casi vengono individuati e registrati.

Davvero chiarificatrice la dichiarazione della Dottoressa Ilaria Capua, virologa italiana dell’Università della Florida: “Troviamo tutti questi malati in questo momento perché, semplicemente, abbiamo cominciato a cercarli: abbiamo iniziato a chiederci se alcune gravi forme respiratorie simil-influenzali fossero o meno provocate dal Coronavirus. Sino a due settimane fa non avevamo nemmeno a disposizione, negli ospedali cittadini, i test diagnostici per riconoscerlo”. Non a caso, l’Italia è il primo Paese in Europa ad aver attivato tempestivamente una minuziosa e approfondita catena di screening e monitoraggio del virus.

Fonte: dicasdaitalia.com.br

Gli esperti ipotizzano che il virus abbiano iniziato a circolare in Italia verso la fine di gennaio, quando l’allerta non era ancora al massimo. Molti soggetti possono aver contratto l’infezione in modo lieve o, addirittura, senza accorgersene. 

Massimo Galli, ordinario di Malattie infettive all’Università degli Studi di Milano e primario del reparto di Malattie infettive III dell’Ospedale Sacco, ha spiegato al Corriere della Sera che nel nostro paese «si è verificata la situazione più sfortunata possibile, cioè l’innescarsi di un’epidemia nel contesto di un ospedale», una struttura che ospita soggetti fragili e lavoratori ad alto rischio di contagio. Cruciali saranno i prossimi giorni, per capire se le misure restrittive di contenimento dell’epidemia daranno risultati rassicuranti. 

Unanime il parere degli scienziati: per trovare un vaccino ci vorrà almeno un anno ed è probabile che il virus possa continuare a diffondersi fino a primavera inoltrata. L’unico modo per contrastare la diffusione del virus è agire responsabilmente e seguire le indicazioni del governo, per evitare che il contagio coinvolga tantissime persone contemporaneamente e metta in ginocchio il nostro sistema sanitario, mandando in tilt l’intero paese 

Coronavirus: come comportarsi

Il ministero della Salute, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, ha diffuso un decalogo informativo su cosa fare per prevenire eventuali fonti di contagio. In particolare si raccomanda di contattare per qualsiasi dubbio il 1500 oppure consultare il sito del Ministero della salute o quello dell’Istituto superiore di Sanità. Importante è, per chi sta male o manifesta sintomi sospetti, di non recarsi al Pronto Soccorso o in ospedale, ma chiamare il numero unico per il soccorso (112 o 118, a seconda delle Regioni).  Per ogni info ecco dove informarsi con serietà e soprattutto senza panico!

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