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Fornitori 100% rinnovabili

Ecco come riconoscerli

Il mercato dell’energia verde, negli anni, è diventato un “territorio” sempre più affollato. Questo è sicuramente un bene, perché vuol dire che c’è sempre più consapevolezza sia da parte dei fornitori di energia che dei consumatori, che è questa è l’unica strada da intraprendere per uscire dal fossile. Purtroppo però, a fronte di centinaia di operatori presenti sul mercato le offerte realmente “verdi” non sono tantissime. Affrontammo la questione già tempo fa, in un vecchio post, proprio per capire se, sottoscrivendo un contratto che mi offre energia 100% rinnovabile, effettivamente fosse un modo per contribuire ad aumentarne la produzione. Ai tempi parlai con Luca Iacoboni, responsabile Energia&Clima di Greenpeace, che mi spiegò come molto spesso le offerte di energia 100% rinnovabile attirano i clienti, ai quali sembra di stipulare contratti che portano ad aumentarne la produzione, quando in realtà al consumatore viene destinata una quota di energia che l’azienda ha già per legge (grazie al decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 31 luglio 2009): sottoscriverli quindi non cambia nulla, perché il mix energetico che offrono e l’assetto produttivo restano gli stessi di prima, rallentando così il processo di uscita dall’approvvigionamento dalle fonti fossili, come gas e petrolio. 

Quindi, in questo mare magnum di offerte “green”, cosa possiamo fare noi consumatori? 

La prima cosa da fare – ci spiega Katiuscia Eroe, responsabile del settore Energia di Legambiente – è informarsi sull’azienda con la quale si vuole stipulare il contratto, così da capire la strategia del fornitore in tema di sostenibilità sociale e ambientale e soprattutto qual è la percentuale di energia verde che produce o eroga. Ci si può basare sulle informazioni riportate sul sito, andando ad approfondire i report annuale di produzione o i riconoscimenti dalle agenzie che valutano questo tipo di impegno, come le Certificazioni di Origine (GO), RECS e CO-FER, rilasciate dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE), che attestano l’origine delle fonti rinnovabili da impianti qualificati. Nella scelta possiamo considerare anche altri aspetti come la gamma di prodotti che il fornitore di energia ci offre, ovvero se si tratta di sola energia derivante da fonti rinnovabili oppure se nella loro fornitura sono presenti anche fonti fossili, come carbone, gas o prodotti petroliferi. Oppure se ci sono dei costi aggiuntivi per l’opzione offerta green, o ancora, requisiti come la chiarezza in bolletta. La seconda cosa che noi cittadini possiamo fare per avere maggiori certezze su quello che stiamo acquistando è verificare il mix energetico, ovvero l’insieme di fonti energetiche primarie utilizzate per la produzione dell’energia elettrica fornita dalle compagnie di vendita ai clienti finali. Ogni quattro mesi, per legge, all’interno della bolletta deve comparire un’informativa che indica, in percentuale, quanta energia da fonti rinnovabili è effettivamente arrivata a casa nostra. Questa deve essere chiara in ogni suo punto, a partire dalla terminologia utilizzata per indicare le varie fonti di approvvigionamento. Se alla voce “Fonti rinnovabili” (la prima che compare) corrisponde il 100% allora possiamo stare tranquilli, abbiamo fatto una buona scelta, nel caso in cui nel mix energetico del nostro fornitore sono presenti anche altri tipi di energia, con buona probabilità oltre all’energia rinnovabile ne stiamo ricevendo anche altra proveniente da altri tipi di fonti”. 

Insomma senza lasciarsi influenzare da campagne pubblicitarie allettanti è giusto tenere gli occhi ben aperti, perché anche fornitori che propongono energia verde e a basso impatto nella composizione dei loro mix energetici, possono ancora avere un certo peso le fonti tradizionali ad altissimo impatto come il carbone o addirittura quote di energia nucleare considerata “pulita” (ma non rinnovabile) solo perché non ha emissioni climalteranti, ma che rimane molto pericolosa in caso di incidenti e nello smaltimento delle scorie radioattive (vedi Fukushima) quindi insostenibile dal punto di vista del suo ciclo di vita. Oppure far passare per rinnovabile energia derivante dalla combustione dei rifiuti, trattasi di una forma di energia “tradizionale” che in bolletta verrà inserita tra le fonti impattanti. Non c’è niente di illegale in tutto questo, ma saperlo può essere un modo per rivolgersi verso fornitori sicuramente più virtuosi e che stanno investendo nelle fonti rinnovabili.

Invece se dovessimo fare una scelta basandoci sui costi?

“Per conoscere qual è il miglior prezzo di bolletta continua Katiuscia Eroebasterà usufruire del servizio messo a disposizione dall’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA), ovvero l’ente amministrativo che regolamenta il mercato dell’energia, stabilisce le condizioni tariffarie, gestisce l’accesso alle reti e tutela i diritti del consumatore. Inserendo parametri in base alle proprie esigenze di consumo come fascia oraria, consumo annuo e zona di residenza, il portale comparerà tutte le offerte disponibili dando la possibilità di scegliere quella migliore per il proprio utilizzo energetico. Tra le prime che compariranno ci saranno quelle apparentemente più convenienti con offerte a scadenza che vanno ad alzare il prezzo in bolletta dall’inizio del secondo anno. Ma saltando offerte “a tempo” ci si renderà presto conto che le migliori sul mercato arrivano proprio dai gestori 100% rinnovabili, questo perché, superata una prima fase di investimento l’energia non ci costerà di più. Per questo motivo quando saremo in procinto di scegliere il nostro fornitore di energia è sempre meglio orientarsi verso aziende che producono solo energia da fonti rinnovabili, oppure partecipare a cooperative energetiche, tra le poche soluzioni che contribuiscono concretamente a realizzare nuovi impianti e a rendere sempre più competitiva l’energia rinnovabile”.   

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