Punto di vista

Cambiamenti climatici: perché non si può dire che l’uomo non c’entra?


Tessa Gelisio, metodo scientifico e cambiamenti climatici

Perché non si può dire che il cambiamento climatico non sia colpa dell’uomo? È questa la domanda che, con una certa insistenza, viene posta dai negazionisti sull’origine antropica delle modifiche del clima. D’altronde, a loro detta, si tratterebbe di un’opinione, rispettabile in quanto tale. Eppure, questa semplice domanda evidenzia quanto il dibattito sul cambiamento climatico sia inquinato da un equivoco di fondo: lo si considera alla stregua di una questione politica, dove ogni posizione personale merita uguale dignità. Così non è, perché si tratta invece di un tema scientifico. E la scienza opera su principi radicalmente diversi: non sono ammesse opinioni soggettive, bensì solo evidenze empiriche solide, provate e comprovabili, sottoposte a scrutinio collettivo.

La scienza non è questione di opinioni personali

Ricercatrice

Nella sfera personale e politica, le opinioni divergenti non sono solo fisiologiche, sono necessarie. Il confronto è ciò che arricchisce il dibattito e alimenta il processo democratico: le posizioni diverse, unite al pensiero critico, permettono a tutti di migliorarsi.

Così non avviene in ambito scientifico. Per definizione, la scienza non può basarsi su semplici opinioni: l’autorità di un’affermazione non deriva da quanto sia convincente, bensì da quanto sia provata, ripetibile da terzi e sottoposta a revisione dell’intera comunità scientifica. Di conseguenza, per capire perché non si possa affermare che il cambiamento climatico non sia di origine umana, è necessario comprendere sia il funzionamento del metodo scientifico che le ragioni che hanno portato la grande maggioranza degli scienziati a rifiutare posizioni contrarie.

Come funziona il metodo scientifico

Per evitare che semplici opinioni possano contrapporsi a verità consolidate, la scienza si basa sul cosiddetto metodo scientifico: un processo strutturato, trasparente e in grado di correggersi autonomamente, che coinvolge l’intera comunità dei ricercatori.

In linea generale, per affermare una teoria – ad esempio, il cambiamento climatico causato dall’uomo – è necessario seguire una lunga serie di rigorosi passaggi:

  • la raccolta sistematica di dati da esperimenti e fonti indipendenti, purché verificabili e ripetibili;
  • l’elaborazione di ipotesi falsificabili, cioè di una teoria scientifica che possa essere eventualmente smentita o confutata, ovvero che abbia tutte le caratteristiche affinché la comunità scientifica possa analizzarla;
  • la redazione di un articolo scientifico sulla teoria sostenuta, completo e puntuale, dove i dati e le fonti utilizzate possano essere verificate nella loro interezza da terzi;
  • la peer review rigorosa, ovvero la valutazione da parte di esperti indipendenti dei metodi, dei dati e delle conclusioni emerse dallo studio, individuando eventuali errori e lacune, nonché assicurando che sia l’analisi che le conclusioni siano ripetibili da terzi;
  • la pubblicazione dell’articolo su riviste scientifiche qualificate, seguita da ulteriori verifiche, repliche e dibattiti pubblici.

Questo processo garantisce che solo le conclusioni robuste entrino nel patrimonio scientifico collettivo. Non è ammessa alcuna teoria che non abbia superato questi passaggi: di conseguenza, chi avanza ipotesi alternative su temi scientifici consolidati, non può pretendere che la propria opinione venga semplicemente accettata perché supportata dalla politica o dall’opinione pubblica, deve sottoporre i propri risultati al medesimo scrutinio scientifico.

Il consenso schiacciante sui cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici, ricercatore

È proprio l’applicazione del metodo scientifico, che ha portato a un consenso schiacciante nella comunità scientifica sull’origine antropica dei cambiamenti climatici: oltre il 99% degli scienziati – e non l’80-90%, come spesso viene asserito dai politici o dai negazionisti – così come dimostrato da uno studio del 2021, su oltre 88.000 articoli scientifici pubblicati sul clima tra il 2012 e il 2020.

Una percentuale così elevata non è frutto di un abbaglio, né di eventuali pressioni politiche – come piace sostenere dai complottisti – bensì deriva proprio dal metodo scientifico:

  • la grande maggioranza degli studi sui cambiamenti climatici a opera dell’uomo ha superato tutti i criteri necessari – raccolta e analisi dei dati, ripetibilità, verifiche indipendenti – diventando verità scientifiche;
  • la grande maggioranza degli studi negazionisti non ha invece raggiunto i requisiti minimi di questo processo, non entrando quindi a far parte delle conoscenze scientifiche consolidate. 

D’altronde, la quasi totalità delle attività scientifiche internazionali che si occupano di clima – il NOAA, la NASA, le Università di centinaia di Paesi diversi, laboratori indipendenti e tanto altro ancora – sono giunte ai medesimi risultati, determinando per i cambiamenti climatici un consenso scientifico tra i più alti mai registrati. Lo evidenzia anche il sesto rapporto dell’IPCC, nel sottolineare come le principali evidenze sull’origine antropica delle modifiche del clima siano pressoché universalmente supportate:

  • una concentrazione di CO2 superiore ai 420 ppm, il valore più alto degli ultimi 800.000 anni, ricavata da indagini ripetibili sulla firma isotopica di reperti di origine fossile, come ghiacci perfettamente conservati, sedimenti oceanici, piante secolari e stratificazione del terreno;
  • un riscaldamento osservato, di più di 1,1 gradi rispetto all’era preindustriale, che è riproducibile nei modelli solo includendo elementi forzanti antropogenici. In altre parole, a parità di condizioni di partenza, senza l’elemento umano la crescita delle temperature non sarebbe avvenuta in così poco tempo;

delle cause naturali – variazioni solari, cicli orbitali, attività dei vulcani – che, da sole, non sono in grado di spiegare l’intensità e la rapidità del riscaldamento globale attuale.

Perché le ipotesi alternative non hanno superato il metodo scientifico

Sole e cambiamenti climatici

Fatte le necessarie premesse su metodo scientifico ed evidenze sui cambiamenti climatici antropici, perché le ipotesi alternative non hanno superato la validazione della scienza internazionale e, per questa ragione, non possono essere considerate nel dibattito sulle modifiche del clima?

La ragione è semplice: le attività di verifica e peer review degli studi hanno evidenziato grandi lacune nelle teorie sostenute, nei dati raccolti o nella ripetibilità degli studi. Ad esempio:

  • le teorie che attribuiscono il surriscaldamento globale al Sole non trovano conferma scientifica: l’attività solare è stata misurata con precisione sin dalla fine degli anni ‘40 e, da allora, non si registra un aumento bensì un lieve declino. Eppure la temperatura globale sale, anziché diminuire;
  • le teorie che sostengono vi siano stati cambiamenti climatici antecedenti alla rivoluzione industriale, dovuti al sole e all’attività dei vulcani, sovrastimano la potenza di questi due elementi sulle attività umane. Non ha caso, è stato dimostrato che l’impatto netto di sole e vulcani dal 1750 a oggi è prossimo allo zero, se non leggermente negativo, con una confidenza media di -0,02 gradi;
  • i modelli climatici sono in grado di riprodurre l’aumento attuale delle temperature solo includendo l’uomo: senza, si avrebbe addirittura un lieve raffreddamento.

Perché le teorie alternative sui cambiamenti climatici prendono così piede

Social media

Con un consenso così elevato nel mondo scientifico, è più che legittimo chiedersi perché le teorie alternative stiano prendendo così piede: possibile siano sostenute solo dallo 0,1% degli scienziati, quando se ne discute quotidianamente ogni giorno, ripetutamente, su tutti i media?

A discapito delle retoriche complottiste, che indicano in queste continue discussioni mediatiche la prova di fantomatici sotterfugi scientifici per non far emergere la loro verità, la questione è molto semplice:

  • quando una teoria è rifiutata dalla comunità internazionale perché scientificamente inammissibile, tende a proliferare su canali che non richiedono il medesimo rigore. Negare i cambiamenti climatici a livello politico, sui social media o negli approfondimenti televisivi, è d’altronde molto semplice: non serve dimostrare che quel che si sostiene sia solido, è sufficiente che la comunicazione abbia quel minimo d’impatto emozionale per farla ritenere vera da chi la riceve;
  • escludere l’uomo dalle cause del cambiamento climatico non è solo comodo, ma fornisce una giustificazione morale all’inazione. Se le cause non sono umane, d’altronde, siamo tutti esentati dalle azioni di contenimento dei cambiamenti climatici: non serve investire in nuove tecnologie, non serve consumare meno, non serve prestare attenzione ai rifiuti o alle emissioni. E ciò fa gioco sia alla politica, che può così estraniarsi da ogni responsabilità, che alle persone comuni, che possono fingere che il problema non esista.

Il fatto che l’origine antropica dei cambiamenti climatici sia stata confermata dovrebbe, in realtà, rappresentare un punto di partenza solido dal quale partire. Se le modifiche del clima dipendessero dal sole o da altri fenomeni incontrollabili, l’umanità non avrebbe modo di reagire. Il fatto siano di natura umana, invece, permette di intervenire per risolverli – o quantomeno calmierarne gli effetti – a beneficio di tutti.

Certo, nessuno vieta di credere che i cambiamenti climatici non esistano o, ancora, che non siano colpa dell’uomo: ognuno ha il diritto di sviluppare le proprie opinioni. Ma il fatto che siano opinioni non le rende immediatamente vere: le credenze sbagliate rimangono tali anche quando condivise da migliaia di persone e, su questo, la scienza non fa eccezioni.

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