Le sostanze chimiche più pericolose nelle tinture | Ecocentrica
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Ingredienti pericolosi nelle tinte per capelli: i “terribili 5”

Le colorazioni contengono oltre 5.000 sostanze chimiche, ma da alcune è davvero meglio stare alla larga

“Tinte capelli senza ammoniaca”, “Tinte capelli naturali”… sono alcune delle ricerche più frequenti fatte sul web, con un volume di migliaia di utenti al mese. Forse perché è uno dei prodotti più utilizzati dalle donne: 7 italiane su 10 ricorrono a tinture e decolorazioni, chi per cambiare look, chi per la necessità di coprire capelli bianchi. E soprattutto perché, dopo i tanti allarmi sui rischi per la salute lanciati sia dagli esperti di chimica, come Fabrizio Zago, sia da medici di varie specializzazioni, molti hanno iniziato a chiedersi se non sia il caso di rivedere le proprie abitudini.

Purtroppo però non basta cercare le tinture senza ammoniaca per correre ai ripari. Primo, questa dicitura in etichetta potrebbe essere solo la classica eco-furbata, perché spesso viene semplicemente sostituita con sostanze simili. Secondo, l’ammoniaca non è il peggiore degli ingredienti: le tinture contengono una lista infinita di ingredienti chimici (oltre 5.000!), potenti allergeni ma non solo. Anche se la Commissione Europea limita l’uso di molte sostanze (76 composti sono ammessi con restrizioni, 18 sono stati vietati e di conseguenza messi al bando i prodotti che li contenevano), per molti esperti non è ancora sufficiente per azzerare i rischi.

Quali sono i rischi? Allergie sempre più frequenti, raddoppiate in pochi anni (per lo più cutanee, anche se non mancano i casi di shock anafilattico), ma non solo: alcune ricerche hanno evidenziato una correlazione con alcuni tipi di tumore. Nel 2001, l’International Journal of Cancer pubblicò uno studio secondo cui tingere i capelli una volta al mese per un anno consecutivo, raddoppierebbe il rischio di tumore alla vescica. Nel 2004, un’altra ricerca uscita sull’American Journal of Epidemiology mostrava un aumento del rischio del 30% di sviluppare un linfoma non Hodgkin. Nonostante molte sostanze utilizzate nelle tinte siano classificate come cancerogene da IARC, lo stesso istituto afferma che il rischio è legato ad alte concentrazioni e ad un uso continuativo (riguarda quindi più gli operatori del settore che non i consumatori occasionali); ammette che secondo alcuni studi sembra esserci un collegamento diretto tra cancro e tinture, ma che altre ricerche non sono invece riuscite a dimostrarlo: in presenza di dati contradditori, quindi, non si può classificare le tinte come cancerogeni certi per l’uomo.

Quello che è certo però è che le migliaia di componenti di sintesi che costituiscono una tintura non si fermano solo al capello, ma penetrano nel bulbo e vengono assorbite dall’organismo: un motivo più che sufficiente per conoscere i rischi e gli effetti collaterali.
Ecco i 5 ingredienti più nocivi, che dovrebbero far passare la voglia di tingere i capelli.

1) AMMONIACA (e sostituti)

Foto: tg24.sky.it

Utilizzata per aprire le squame del capello, e far così penetrare il colore, l’ammoniaca è una delle principali responsabili di reazioni allergiche collegate all’abitudine delle tinture. Se evitarla non è un problema, visti gli ormai numerosi prodotti che vantano un bel “senza ammoniaca” scritto sulla confezione, lo diventa perché zitti zitti i produttori la sostituiscono con la monoetanolammina, una sostanza ancora peggiore, secondo Fabrizio Zago. Insidiosa perché a differenza dell’ammoniaca è inodore e quindi non ci rendiamo conto facilmente della sua presenza, confrontando le relative schede di sicurezza appare chiaramente che è anche più pericolosa: l’ammoniaca è nociva solo se ingerita, mentre la monoetanolammina è nociva se ingerita, inalata e a contatto con la pelle.

 

2) PARA-FENILENDIAMMINA (PPD)

Foto: pourfemme.it

Altro componente problematico è la PPD, utilizzata come reagente per il colore: è uno dei più potenti allergeni da contatto. I rischi per le donne che tingono i capelli occasionalmente sono comunque inferiori rispetto a quelli che corrono i parrucchieri, che vengono continuamente esposti: secondo uno studio svedese condotto nel 2014, i guanti non sono sufficienti a proteggere le mani dall’azione allergizzante della PPD. E non è tutto, perché fa parte della famiglia delle ammine aromatiche, tra cui ci sono alcuni composti classificati come cancerogeni; per questa sua tossicità, la legge europea ha stabilito che la sua concentrazione non può superare il 2% del prodotto.
Vale inoltre lo stesso discorso dell’ammoniaca: non fatevi abbindolare dai prodotti si dichiarano senza PPD, perché potrebbero contenere i suoi derivati, con i medesimi effetti.

 

3) TOLUENE-2,5 DIAMINE SULFATE (PTD)

Foto: benessereblog.it

Appartiene alla stessa famiglia della PDD: le fenilendiammine. Anche questo è un potente allergene, la cui concentrazione è ammessa al massimo al 4% e per cui c’è l’obbligo di segnalazione in etichetta (con diciture come “contiene fenilendiammine”). Ma non è l’unico aspetto critico di questo ingrediente: il toluene è una molecola tossica, nociva sia per inalazione che per contatto con la pelle, e sospettata di essere cancerogena. Per il momento non c’è nessun dato inconfutabile, ma in via precauzionale è limitato dalla Commissione Europea.

 

4) RESORCINA

Foto: biosline.it

Ben peggiore del toluene è il benzene, classificato invece da IARC come cancerogeno di tipo 1 (il gruppo dei cancerogeni certi per l’uomo); non solo, è irritante per la pelle, gli occhi e l’apparato respiratorio. Dal benzene è ricavata la resorcina (o resorcinolo), indispensabile per il processo di colorazione e quindi spesso contenuta nelle tinte per capelli: l’assorbimento da parte dell’organismo è collegato a diversi effetti collaterali, allergie in primis, ma anche una probabile interferenza col sistema endocrino. Come se non bastasse, è altamente inquinante e persistente nell’ambiente.
Attenzione anche in questo caso alle furbate del marketing: spesso i prodotti che si dichiarano senza resorcina l’hanno sostituita da sostanze simili o addirittura peggiori, come il 4 chloro-resorcinolo.

 

5) FORMALDEIDE

Foto: ideegreen.it

La situazione in questo caso è più insidiosa, perché è difficile scoprirne la presenza leggendo l’INCI. Non troverete mai la formaldeide in etichetta, perché è una sostanza classificata come cancerogeno di tipo 1 dal 2004, perciò la sua introduzione come ingrediente puro nei cosmetici è vietata dalla Commissione Europea; eppure, potrebbe comunque essere presente. Il motivo è che sono invece ancora ammessi alcuni conservanti cessori di formaldeide, che significa che potrebbero rilasciarne decomponendosi: vengono ritenuti sicuri perché la quantità sarebbe molto bassa. Il mio consiglio però è quello di evitare prodotti contenenti conservanti come Imidazolidinyl urea, DMDM Hydantoin, Methylisothiazolinone, Methylchloroisothiazolinone.

 

Se non siete pronte a rinunciare alle tinte per capelli, cercate almeno di limitarne l’uso. La soluzione migliore ovviamente sono i prodotti naturali: presto su Ecocentrica troverete la lista aggiornata delle colorazioni completamente vegetali, insieme ai consigli per l’uso di un vero esperto in materia. Così non potrete più dire che le tinte naturali non sono efficaci come quelle tradizionali!

 

N.B.: Le mie considerazioni sugli ingredienti le ho fatte alla luce di studi scientifici, opinioni di esperti di cui mi fido, fonti come EcoBioDizionario o i regolamenti delle certificazioni eco-biologiche.

 

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