Quanto vale l’Amazzonia?
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Quanto vale l’Amazzonia?

L’emergenza incendi e le accuse alle Ong ambientaliste, nella mia intervista all’esperto

Fonte: Tessa Gelisio

Dopo un’accesa polemica mediatica e giudiziaria, sono stati alla fine scarcerati i quattro giovani ambientalisti brasiliani accusati di aver appiccato il fuoco nella foresta di Alter do Chão, nello stato del Parà, in Amazzonia, allo scopo di attirare l’attenzione internazionale sulla gravissima emergenza incendi che affligge la più grande foresta tropicale del Pianeta.

Innescare nuovi focolai per incrementare il flusso di donazioni economiche verso le Ong che operano in Amazzonia: è questa l’infondata accusa – ormai ampiamente smentita – montata ad arte dalle autorità locali brasiliane per screditare le organizzazioni ambientaliste che si battono in difesa dell’Amazzonia.

Un preciso piano di diffamazione mosso da potenti interessi economici e politici, che traduce in realtà l’ostilità da sempre manifestata dal Presidente di estrema destra Jair Bolsonaro nei confronti delle popolazioni indigene e degli attivisti amazzonici, ritenuti di ostacolo all’attuazione dei programmi governativi di “sviluppo” dell’Amazzonia.

Uno sviluppo sconsiderato e feroce, che prevede la distruzione della foresta, l’espulsione dei popoli nativi e lo sterminio di migliaia di specie animali e vegetali – molte delle quali ancora non classificate dagli scienziati – per lasciare libero spazio a infrastrutture, centrali idroelettriche, impianti di estrazione mineraria, autostrade e insediamenti civili.

Gli alberi non servono secondo Bolsonaro e soprattutto non danno profitto, per questo possono essere sacrificati all’industria del legname o bruciati per creare pascoli e campi da dare in concessione alle grandi multinazionali della carne e della soia.

  Fonte: Tessa Gelisio

Per fare il punto sulla situazione in Brasile, ho raccolto la testimonianza di Angelo Bonelli, ambientalista e Presidente della Federazione Nazionale dei Verdi, oltre che grande conoscitore dell’Amazzonia. Proprio con lui, alcuni anni fa, ho visitato il polmone verde del mondo per incontrare gli Indios Zoè. «La vicenda dei quattro ambientalisti di Alter do Chão è il simbolo di ciò che sta accadendo in questi mesi in Amazzonia. Ormai è un mondo alla rovescia, dove i valori si sono invertiti: vengono criminalizzati coloro che difendono la foresta e combattono gli incendi, come gli Indios e le Ong, mentre chi occupa le terre e distrugge la foresta viene facilitato e protetto dal governo. Grazie all’intervento della Procura Federale, è stato dimostrato che i ragazzi sono stati arrestati senza alcuna prova. Anzi, le indagini federali hanno, invece, evidenziato che gli incendi venivano provocati proprio dagli speculatori immobiliari, intenzionati a distruggere la foresta per trasformare il paradiso ambientale di Alter do Chão in aree di investimento edilizio e urbano. Atti criminali dolosi che venivano puntualmente coperti dalla polizia locale, secondo precise istruzioni dell’attuale leader di governo. Un fatto di inaudita gravità.»

Sotto accusa in modo particolare l’organizzazione no profit Saúde & Alegria, da decenni impegnata nell’area di Santarem, nel Parà, a sostegno delle popolazioni indigene e in prima linea nella lotta contro la deforestazione. Ho avuto l’occasione di trascorrere del tempo con i fondatori di questa meritevole associazione umanitaria e ho verificato personalmente l’importante lavoro da loro svolto in una tra le aree più calde dell’Amazzonia. Il legame tra Angelo Bonelli e Saúde & Alegria è ancora più profondo: «Li conosco da oltre vent’anni, abbiamo collaborato a diversi progetti di tutela forestale e supporto ai popoli nativi. Pensate che, grazie al loro lavoro, è stato possibile ridurre di oltre il 70% la mortalità infantile nella regione.»

Fonte: Tessa Gelisio

Mentre la foresta brucia, il governo brasiliano si concentra sulla caccia alle streghe. Quella di Bolsonaro non è stata una mossa casuale. Nei primi giorni di dicembre si è svolta a Madrid la 25esima Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite e il Presidente brasiliano sapeva che avrebbe dovuto affrontare le critiche della comunità internazionale rispetto all’emergenza Amazzonia. «A Bolsonaro serviva una dimostrazione concreta delle sue accuse contro i difensori dell’ambiente, una prova da esibire di fronte agli altri Paesi durante il Summit sulla crisi climatica globale. Ecco spiegati l’arresto arbitrario dei giovani attivisti di Alter do Chão e le accuse a Saúde & Alegria. Fortunatamente, però, le ingiuste accuse sono state smontate dalla Procura Federale che stava da tempo indagando sugli incendi nell’area e aveva individuato la causa nella speculazione immobiliare.»

Ma cosa è cambiato da quando Bolsonaro è al timone del Paese? «Il Presidente brasiliano ha avviato una serie di riforme tesa a liberare e autorizzare lo sfruttamento intensivo delle riserve indigene e delle risorse naturali locali. Una delle nuove proposte governative, ad esempio, mira a ridurre di oltre il 50% l’estensione delle unità di conservazione, proprio per dare il via libera allo sfruttamento minerario, alle coltivazioni di soia, ai piani urbanistici e ai progetti infrastrutturali. L’Amazzonia sta subendo una pressione senza precedenti. Pensate che quest’anno si chiuderà con un tasso di deforestazione superiore ai 10mila chilometri quadrati. Bolsonaro sta portando avanti una campagna estremamente aggressiva contro i popoli indigeni, accusandoli di possedere territori sconfinati che in realtà apparterrebbero ai cittadini brasiliani, come se gli Indios fossero degli intrusi.»

Fonte: Caetano Scannavino

Anche il premio Nobel per la Pace Carlos Nobre ha recentemente lanciato un allarme importante: a questo ritmo la foresta amazzonica è destinata a trasformarsi in savana semi arida entro i prossimi 25 anni. «Esistono diverse alternative sostenibili per valorizzare la foresta. Si possono sviluppare le attività estrattive a basso impatto ambientale come, ad esempio, la raccolta dell’açai, una specie autoctona che può rendere circa 1.200 dollari per ettaro – contro i 400 dollari per ettaro resi dalle coltivazioni di soia – e creare un gran numero di posti di lavoro, visto che si tratta di un prodotto coltivato tradizionalmente dai nativi in modo completamente sostenibile.»

Continua Bonelli: «Il tentativo di criminalizzare le Ong è finalizzato a sradicare i presidi ambientali e sociali operati dalle organizzazioni che agiscono in stretta alleanza con i popoli indigeni. Sta accadendo in tutto il mondo, contro chiunque lotti per l’ambiente.

C’è un forte parallelismo tra l’operato di Trump negli Stati Uniti, quello di Bolsonaro e degli altri governi sovranisti: un attacco diretto alla biodiversità e alle foreste tropicali e conseguentemente ai diritti umani degli Indios, visibile in Centro Africa, nel Sud-est asiatico e in America Latina. E’ uno dei problemi principali di questo modello di sviluppo, che distrugge il patrimonio naturale per mero profitto. C’è una forte dicotomia tra chi lavora per tutelare la biodiversità e costruire un modello economico non aggressivo e non distruttivo e chi, invece, vuole consumare tutto, subito e adesso. E’ lo scontro tra l’egoismo del presente e l’etica della responsabilità del futuro. Purtroppo oggi predomina l’egoismo del presente, che sta distruggendo tutte le risorse.»

Ci vuole una insana dose di ottusità per non capire che l’Amazzonia vale più in piedi che rasa al suolo: la sua immensa ricchezza naturalistica, scientifica, culturale e turistica potrebbe favorire le popolazioni molto più delle speculazioni immobiliari, degli appalti alle grandi multinazionali del legname, del dilagante business dell’agroalimentare o dei deliranti piani di colonizzazione della foresta. Le popolazioni, evidentemente, non gli interessi dei politici.

«Il tema della battaglia in difesa dell’Amazzonia è di interesse globale, perchè ciò che sta accadendo alla più importante foresta tropicale della Terra riguarda tutti noi, che siamo cittadini di questo Pianeta.» E dal suo futuro dipende il nostro.

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