Punto di vista

Transizione Ecologica e fondi europei PNRR

Green Economy, transizione ecologica

Negli ultimi mesi si è parlato molto del PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Un provvedimento che nei suoi scopi primari dovrebbe prevedere il rilancio non soltanto dell’economia italiana, ma anche di alcune sue componenti essenziali e più vicine al patrimonio culturale e ambientale.

Alla base di questi fondi la volontà dell’Unione Europea di sostenere i Paesi membri nel faticoso percorso di ripresa dalla pandemia di Covid-19 scoppiata circa 2 anni fa. La risposta europea è contenuta nel provvedimento Next Generation EU (NGEU), attraverso il quale si propone di stimolare “una robusta ripresa delleconomia europea allinsegna della transizione ecologica, della digitalizzazione, della competitività, della formazione e dellinclusione sociale, territoriale e di genere”.

Un’ulteriore indicazione è arrivata dal Regolamento RRF, che ha elencato un numero definito (6, sei) di grandi aree di intervento da porre al centro dei progetti presentati dai singoli Stati:

  • Transizione verde;
  • Trasformazione digitale;
  • Crescita intelligente, sostenibile e inclusiva;
  • Coesione sociale e territoriale;
  • Salute e resilienza economica, sociale e istituzionale;
  • Politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani.
Parco eolico, oggetto di fondi del PNRR

Fondi del PNRR, la quota Italia

L’Italia risulta in testa per quanto riguarda la quota di fondi destinati ai singoli Paesi. Circa 191,5 miliardi di euro sono stati assegnati al Bel Paese, da spendere tra il 2021 e il 2026. Di questi fondi 68,9 miliardi sono da considerarsi a fondo perduto. Per l’Italia viene inoltre stimata in 122,6 miliardi la capacità di finanziamento attraverso il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF).

Numeri che l’Italia è chiamata a tradurre in atti pratici, con l’obiettivo di rendere il tessuto sociale ed economico più a misura d’uomo e dell’ambiente. Come fare a raggiungere questi obiettivi è stato oggetto di discussione negli ultimi mesi, tra spinte verso la transizione energetica e quelle che alcuni ambientalisti hanno definito “occasioni mancate”.

PNRR, come verranno spesi i fondi

Sono state fornite diverse indicazioni da parte dell’Unione Europea per quanto riguarda la spesa dei fondi destinati ai singoli Paesi. L’Italia ha scelto ad esempio di destinare il 40% di queste somme al rilancio territoriale del Mezzogiorno. Inoltre, sottolinea il Governo in un documento ufficiale, il PNRRcontribuisce a tutti i sette progetti di punta della Strategia annuale sulla crescita sostenibile dellUE (European flagship)”. “Gli impatti ambientali indiretti sono stati valutati” – prosegue il testo – “e la loro entità minimizzata in linea col principio del non arrecare danni significativi” allambiente (do no significant harm” – DNSH) che ispira il NGEU”. 

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha affermato che la maggior parte dei fondi italiani verranno destinati a quattro aree specifiche: Pubblica Amministrazione; Giustizia; Semplificazione; Competitività.

Entrando più nel dettaglio di quelle che sono le cifre, il MiSE ha reso noto che le risorse sono state così distribuite:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura – 40,32 miliardi;
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica – 59,47 miliardi;
  • Infrastrutture per una mobilità sostenibile – 25,40 miliardi;
  • Istruzione e ricerca – 30,88 miliardi;
  • Inclusione e coesione – 19,81 miliardi;
  • Salute – 15,63 miliardi.

Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: ambiente e transizione ecologica

Transizione ecologica, natura, terra e piante

L’ambiente e la transizione ecologica dovrebbero trovare, nelle idee iniziali dell’Unione Europea, ampio spazio nei piani finali approvati dai singoli Stati. Vediamo quindi come l’Italia ha deciso di affrontare questa sfida e quali sono le iniziative programmate in questi primi sei mesi del 2022. Il MiTE (Ministero della Transizione Ecologica) ha pubblicato in questi giorni un elenco di undici obiettivi che l’Italia dovrà centrare entro giugno 2022 per quanto riguarda la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica”.

Tali progetti dovranno riguardare le energie rinnovabili, il ricorso all’idrogeno, le innovazioni e lo sviluppo della rete e della mobilità sostenibile. Il MiTE perseguirà anche altri obiettivi legati alla tutela del territorio e alla gestione delle risorse idriche.

Per fornire alcuni esempi possiamo citare il supporto ai progetti di ricerca sull’idrogeno, per i quali la spesa prevista è di 160 milioni di euro. La produzione di elettrolizzatori sarà invece oggetto di sovvenzioni per 450 milioni. Ulteriori 100 mln sono destinati all’avvio “dello sviluppo dei servizi digitali e accelerazione del processo di semplificazione amministrativa per i parchi e le aree marine protette”.

Il PNRR rappresenta un documento unico e una grande opportunità per l’Italia. Sfruttando le risorse messe a disposizione dell’Unione Europea si potrebbe rilanciare il post pandemia all’insegna di un impatto antropico decisamente inferiore rispetto a quanto visto finora. Magari contribuendo in maniera decisiva a contrastare il progredire dei cambiamenti climatici. La speranza è che quando sarà il momento di tirare le somme si possa definire il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza un’opportunità colta, e non mancata, per rendere il Bel Paese ancora più sostenibile, green e decisamente più ecocentrico.

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