Green lifestyle

Come ridurre i rifiuti in plastica sulle nostre spiagge

La plastica in mare è un grosso problema ambientale, ma ognuno di noi può fare la sua parte: ecco alcuni semplici consigli per ridurne il consumo in spiaggia.

La plastica sta soffocando il nostro pianeta, letteralmente. È una delle principali emergenze ambientali secondo UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente), nonché uno dei peggiori inquinanti marini: negli oceani del mondo si siano già accumulate più di 150 milioni di tonnellate di plastica, e si prevede che il flusso annuale di rifiuti nell’oceano potrebbe quasi triplicare entro il 2040. Il rischio è di ritrovarci, mediamente, con 50 kg di plastica per ogni metro di costa. Perché, anche se la definizione di “marine litter” non fa direttamente riferimento alla plastica, è proprio questo materiale a costituire la frazione maggiore dei rifiuti presenti.

Nel mondo come in Italia, e la conferma arriva dalla recente indagine di Legambiente “Beach Litter 2022”. Grazie all’instancabile lavoro dei volontari, sono state passate in rassegna 53 spiagge di 14 regioni, e sono stati rinvenuti, in media, 834 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia: il limite della Commissione Europea per il raggiungimento di un buono stato ecologico per le acque marine sarebbe di 20 rifiuti in 100 metri!
E anche quest’anno, la maggior parte di essi (ben l’84%) è costituito in plastica; non solo: il 46% di tutti i rifiuti riguardano oggetti in plastica monouso, nonostante alcuni di essi siano stati messi al bando dalla direttiva europea SUP (Single Use Plastic), come contenitori per alimenti e cannucce o agitatori per cocktail.

Foto: Legambiente

Anche se molti rifiuti sono prodotti sulla terraferma e arrivano in mare trasportati dai fiumi (per colpa anche di scarichi e depuratori poco efficienti, ma soprattutto delle cattive abitudini di gettare nel WC oggetti come salviettine, cotton fioc e assorbenti femminili), non è certo un buon motivo per abbassare la guardia e non fare attenzione ai rifiuti prodotti in loco, ad esempio in spiaggia o in barca.
So che la voglia di vacanza e relax è tanta: nessuno dice di rinunciare a una bella giornata di mare, ma cerchiamo di rispettare l’ambiente in cui ci troviamo, aggiustando (di poco) il tiro alle nostre abitudini.

Ecco 10 consigli per ridurre i rifiuti in plastica sulle spiagge: gli oggetti di cui potete fare a meno e le alternative eco!

1) No alle bottigliette d’acqua, sì alla borraccia

Gli italiani sono campioni mondiali nel consumo di acqua in bottiglia, nonostante costi 6.000 volte in più di quella del rubinetto, che nel nostro Paese è super controllata; una montagna di plastica impossibile da smaltire: secondo il WWF, è come se ogni minuto finissero nel Mar Mediterraneo quasi 34.000 bottigliette di plastica!
Impegniamoci a non aggiungere danni su danni: quando si è fuori casa, come in spiaggia, invece che acquistare continuamente acqua confezionata (con prezzi molto maggiori rispetto al supermercato), ricordiamo di portarci dietro una borraccia riutilizzabile, tanto più che molti stabilimenti ormai sono dotati di distributori di acqua alla spina: una bella comodità!

2) Pranzo in spiaggia? Meglio cibi sfusi

Sapevate che l’80% della produzione di plastica è destinata al packaging alimentare? Basta guardarsi intorno al supermercato per rendersi conto che la maggior parte dei cibi è contenuta proprio in questo materiale. Come regola generale, sarebbe bene preferire gli alimenti sfusi a quelli in involucri o contenitori di plastica; per il trasporto in spiaggia, scegliete contenitori in materiali come vetro o acciaio: riutilizzabili pressoché all’infinito, sono anche più sicuri per la salute (a questo link trovate un approfondimento sui migliori materiali per alimenti).

3) … e niente stoviglie usa e getta

Tra le drammatiche conseguenza della pandemia da Covid-19, c’è anche l’inquinamento della plastica, i cui rifiuti sono aumentati in maniera esponenziale a causa dell’abitudine del cibo da asporto, con relativi contenitori e stoviglie. È vero che a gennaio il nostro Paese ha recepito la direttiva SUP, ma resta ancora permessa la vendita di stoviglie “biodegradabili e compostabili con percentuali di materia prima rinnovabile uguali o superiori al 40%”: una scelta criticata da molte associazioni che vedono un incoraggiamento nella filosofia dell’usa e getta.
Perciò, se decidete di mangiare in spiaggia, che vi serviate di un take away o che abbiate preparato la classica schiscetta, cercate di evitare bicchieri, piatti e posate monouso: l’ideale è sempre il riutilizzo, quindi ricordate di portare da casa anche le stoviglie.

4) Come conservare il cibo avanzato?

La risposta più ovvia è la tipica pellicola per alimenti: ma, oltre ad essere un perfetto esempio di plastica usa e getta, è anche sotto la lente di ingrandimento degli studiosi per il rischio che contamini il cibo con sostanze nocive come gli ftalati. Un doppio beneficio, quindi, per ambiente e salute se la sostituiamo con soluzioni più green! Nei supermercati Natura Sì trovate il Rotolo di pellicola compostabile di Ecor, tale e quale alla pellicola in plastica tranne per il fatto che è in Mater-Bi (quindi biopolimeri), e che può essere smaltita insieme ai rifiuti organici; se però ve la sentite di provare qualcosa di diverso, vi consiglio le alternative in tessuto rivestite di cera d’api, altrettanto efficaci ma riutilizzabili per circa un anno: scopritele in questo post sulle pellicole naturali.

5) Igienizzare le mani prima di mangiare, ma senza plastica

Gli ultimi due anni ci hanno instillato la fissa per l’igiene delle mani: se avete in programma una giornata di mare in spiaggia libera, dove non potete accedere ad acqua e sapone, le classiche salviettine igienizzanti vi sembreranno la soluzione migliori. Peccato che la maggior parte dei prodotti in commercio siano composti in fibre di plastica, e per lo più costituiscano un rifiuto non differenziabile!
Avete due alternative ecologiche: la prima, se proprio non potete fare a meno del formato in salvietta, è scegliere quelle biodegradabili (ma non vanno comunque abbandonate nell’ambiente!), come le Salviettine Milleusi Igienizzanti di Winni’s Naturel, in cotone biologico, dalla formula completamente naturale certificata ICEA. La seconda, ancora più green, è quella di utilizzare un gel o uno spray igienizzante, che non produca rifiuti monouso: al link trovate i prodotti bio che vi ho consigliato, e non mancano le soluzioni in contenitori plastic free!

6) Occhio alla busta

Foto: “Atlante mondiale della zuppa di plastica”, di Michiel Roscam Abbing

Ricordate la notizia della busta della spesa ritrovata nella Fossa delle Marianne, il punto più profondo della Terra? È stato scoperto più di 20 anni fa, ed è ancora lì. Anche se in Italia sono permessi solo i sacchetti biodegradabili e compostabili, risentiamo ancora dei rifiuti prodotti negli anni passati; non solo, una busta in Mater-Bi ci mette circa un anno per degradarsi in mare: ecco perché non dev’essere una buona scusa per lasciarla sulla spiaggia.
La soluzione? Preferire le shopper riutilizzabili, meglio ancora se in fibre naturali, ai classici sacchetti usa e getta. Ne beneficerà anche il portafoglio!

7) Giochi alternativi a palloncini e gavettoni

Foto: Marevivo

Quante volte da bambini abbiamo giocato a lanciarci i palloncini pieni d’acqua? Ancora non lo sapevamo, ma questi frammenti in plastica morbida sono tra gli oggetti più pericolosi per gli animali marini. Sembrava che anche i palloncini dovessero venire vietati dalla direttiva SUP, ma sono stati “graziati”: al bando, solo le relative aste. Divieto o meno, facciamo una scelta consapevole e insegniamo ai più piccoli a rispettare il mare e i suoi abitanti, scegliendo per loro giochi plastic free.

8) No ai mozziconi in spiaggia

Le cicche di sigarette sono da sempre uno dei rifiuti più comuni sulle spiagge, tendenza confermata anche quest’anno: sono risultati al secondo posto della Top10 dell’indagine Beach Litter. Molte persone sono ancora convinte che siano biodegradabili, ma in realtà impiegano da 5 a 12 anni per degradarsi, e nel frattempo inquinano l’ambiente con plastica e altre sostanze nocive come nicotina e metalli pesanti.
Non buttarle a terra, quindi, dev’essere una regola ferrea: la soluzione è molto semplice, basta dotarsi di un comodissimo posacenere tascabile. Esistono infatti delle bustine ignifughe, acquistabili un po’ ovunque al prezzo di pochi centesimi, da portare sempre con sé in caso ci si trovi in un luogo sprovvisto di posacenere.

9) Assorbenti a basso impatto ambientale

Non ci crederete, ma gli assorbenti femminili costituiscono un enorme problema di inquinamento ambientale: si stima che una donna nella sua vita ne utilizzi circa 10.000, e si tratta di prodotti non riciclabili che ci mettono secoli per degradarsi. Se a questo aggiungiamo la pessima abitudine, molto diffusa, di gettarli nel WC, ecco che il danno ai mari del mondo è fatto.
Se smaltirli correttamente dovrebbe essere scontato, vorrei però darvi qualche suggerimento per ridurre il loro impatto a monte, scegliendo tra le alternative ecologiche agli assorbenti usa e getta: coppetta mestruale, slip assorbenti, assorbenti lavabili riutilizzabili oppure quelli monouso ma compostabili sono soluzioni pratiche e alla portata di tutte, anche durante una vacanza al mare.

10) Mascherine lavabili

Purtroppo, la pandemia ha rallentato la lotta alla plastica sotto tanti punti di vista. Una delle note più dolenti è l’uso dei DPI, come le mascherine: si stima che ne vengano utilizzate 7 miliardi ogni giorno a livello globale, 900 milioni solo negli stati dell’Unione Europea; non possono essere smaltite con i rifiuti in plastica, e per di più spesso vengono abbandonate in ambiente, finendo inevitabilmente in mare, dove costituiscono un pericolo per pesci, tartarughe, mammiferi marini e uccelli, che possono ingerirle o rimanere intrappolati negli elastici.
Anche se ormai l’obbligo di indossarle è decaduto quasi ovunque, se vi sentite più tranquilli ad entrare negli spazi al chiuso con una mascherina protettiva, nessuno ve lo impedisce: optate però per quelle in stoffa lavabili, tanto più che quelle con due strati di cotone pesante sono equiparabili alla classica mascherina chirurgica monouso.

Come vedete, non si tratta di grandi sacrifici, anzi: sono piccoli gesti che fanno bene anche a noi, perché tutelano la nostra salute e ci permettono di risparmiare. Essere ecocentrici conviene!

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